Concerti Genova Martedì 15 aprile 2008

Due demo musicali da segnalare

Genova - Da Sud a Nord nel segno della versatilità. Due demo che meritano attenzione e seguito. Il primo una produzione di un gruppo emergente lucano (La Scentifica…sì, scritto proprio così). L'altro, il frutto di ricerca di un compositore veronese, Michele Pachera.

Si presenta bene, già sulla carta, anzi sulla tela. Perché la copertina del loro CD è inserita in una taschina gialla di juta. È già tutto un mondo a sé, quello de La Scentifica e del loro Vivo nel mondo delle caramelle a molla. Alternativi per ascendenza, mischiano con consapevolezza ritmiche dispari e chitarre distorte su sbalzi dinamici assai vicini all'universo crossover. Tanto per capirci, provate a pensare alla grinta dei Red Hot Chili Peppers con qualche trasgressione alla Mister Bungle distillata attraverso gli acidi dei Gong e i tic di una scrittura volutamente irregolare tra John Zorn e Zappa, senza trascurare approcci armonici di scuola (King Crimson e Genesis) e suggestioni etno-balcaniche. Prova evidente nell'opener Egregio grigio dott. Remigio. No, non è un minestrone ma una sintesi, realmente progressive perché i suoni sono contemporanei: la band – tecnicamente coesa - tiene conto di qualsiasi condizionamento sonico (punk compreso). In più, è pure un concept album. Da seguire e, possibilmente, da produrre. Precisiamo che La Scentifica ha già al suo attivo ben 3 demo più un live e, da luglio 2007, un godibilissimo videoclip.

Michele Pachera è un percussionista veronese che alterna all’attività didattica nelle scuole quella di ecclettico musicista attivo in svariati settori (dal jazz alla contemporanea). Nel 2007 ha dato alle stampe un demo, dalle forti connotazioni progressive, intitolato L'altra metà del cielo. Pachera (vibrafono, marimba, timpani, batteria e testiere) è accompagnato dal bassista Ivano Cordioli e dal chitarrista Luca Venturi. Il risultato è un onesto e piacevole lavoro che mette in luce un’ampia gamma di influenze rintracciabili tanto nella fusion quanto nel pop sinfonico.
In Ouverture il segno percussivo, posto in incipit, suona come una sorta di gradito tributo ai compositori del Novecento storico (c'è un chiaro riferimento alla compostezza dinamica di Bartók). Poi, a tratti, le Orme sembrano andare a braccetto con gli Yellow Jackets (Annamaria). Il vibrafono di Pachera ripercorre trame riconducibili agli orditi di Pierre Moerlen (Gong) e Gary Burton (un ottimo esempio lo si coglie benissimo nelle inflessioni latineggianti La parte migliore). Ma Pachera, dal suo catalogo, sa estrarre felici poliritmie (Solo in te), tenui atmosfere simil-Perigeo (lui, che è stato allievo di Franco D’Andrea), antichità genesisiane (Rinaldo) e adagi da concerto grosso (l'inizio di Palme).
Otto lunghe tracce strumentali capaci di coniugare precisione e orecchiabilità con raffinatezza e senso dell’ascolto altrui. Non sempre, convincenti, però le timbriche delle tastiere, un po’ freddine…tutta colpa del digitale?

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