Concerti Genova Martedì 1 aprile 2008

Van der Graaf Generator: ancora dal vivo

© Carlo Torchio

Genova - Gli organizzatori non si aspettavano un afflusso così consistente di persone provenienti da diverse parti d'Italia. Lo scorso 29 marzo, il Teatro Solvay di Rosignano Marittimo (LI) era colmo e gente in piedi come ai vecchi tempi.
Alle 21 e 30 entrano i tre “superstiti” dei Van Der Graaf Generator: Peter Hammill (voce, chitarra e piano), Hugh Banton (tastiere) e Guy Evans (batteria) fanno il loro ingresso illuminati da luci che rimandano alle loro atmosfere darkeggianti, viola e blu a profusione. Chi scrive è un vecchio estimatore che ha potuto vederli ed ascoltarli qui a Genova nel 1972 e nel 1973 per ben tre volte e che freme dalla curiosità di poter ritrovare gli antichi beniamini.

Il concerto si apre con Hammil alla chitarra, magro come sempre, che saluta in un italiano corretto e comincia a suonare a basso volume le note della recentissima Interference Patterns.
Si percepisce subito che l'assenza di David Jackson è palese, manca la sua figura smilza e slanciata, i suoi occhialini ma soprattutto i suoi due sax che lo facevano somigliare ad una macchina musicale. Il trio funziona bene, gli intrecci di tastiera e chitarra riescono a far dimenticare, almeno in parte, l’assenza dei fiati, ed i colpi precisi e potenti di Evans li sottolineano integrando il sound della formazione.
Certo la voce di Hammill non è così squillante come un tempo, ma l'intensità del suo canto non ha perso la carica emotiva di sempre.

L'esibizione prosegue con un brano tratto da Trisector (CD circa 10 giorni fa); si prosegue con Sleepwalkers (da Godbluff del 1975), tra le approvazioni convinte del pubblico, che pare gradire assai le incursioni nel passato discografico del gruppo.
Lo spettacolo continua con altri brani tratti dal repertorio trascorso del gruppo che raccolgono il plauso convinto del pubblico: come in tutti i concerti in fondo si vuole ascoltare ciò che è più caro alle nostre orecchie, e la band, ben sapendolo, alterna con una certa sapienza il “vecchio” al nuovo.

Tra novità e ricordi, ci si avvia verso la fine del concerto ed arriva il momento topico: Man-Erg (da Pawn Hearts 1971). Quando Hammill intona The killer lives inside me… ci sono 500 voci che cantano con lui che se ne accorge e ricambia con un bellissimo sorriso: questo riconoscersi ancora qui, sempre con questa passione inestinguibile.

Superata l'emozione, però, proprio qui si sente e fortemente la mancanza del doppio sax di Jackson. Ed allora accade prodigio, strano ed anche un po’ triste: dalle poltrone si sentono i cori a bocca semichiusa che integrano le parti dei fiati nei passaggi dove questa assenza sembra troppo dura da digerire. Al termine del pezzo la sala è tutta in piedi, fischi applausi battere di piedi. Mentre i musicisti abbandonano gli strumenti per salutare il pubblico. Dopo 3-4 minuti di richieste il gruppo ritorna sul palco per offrire il bis dove Hammill espone le proprie corde vocali al limite dell'afonia.

La gente ne vorrebbe un altro, ma il trio, dopo avere salutato molto calorosamente il pubblico, si eclissa dietro il palco; il concerto è ufficialmente finito, ma certamente non è finito l’amore dei fan dei Van Der Graaf Generator verso questo straordinario ensemble di musicisti da sempre un po' filosofi ed irresistibilmente originali.

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