Libri Genova Mercoledì 26 marzo 2008

Cerami: ragazzi, leggete Don Chisciotte

Lunedì 31 marzo alle 21, per la rassegna , si racconta al pubblico attraverso una propria personale autobiografia attraverso la bibliografia. Ad intervistarlo sul palco del Teatro dell'Archivolto sarà Giovanna Zucconi.

Giovedì 10 aprile gran finale con l’attore Antonio Albanese.

Genova - Per il secondo anno consecutivo la rassegna Lunedì FEG – Le parole tra noi porta sul palcoscenico del Teatro dell’Archivolto personaggi del mondo della letteratura, del teatro e del cinema, che raccontano il loro amore per i libri e il rapporto con essi.
Lunedì 31 marzo Vincenzo Cerami, scrittore e sceneggiatore di film che hanno fatto la storia del cinema italiano, racconterà una passione che ha accompagnato tutta la sua vita, a partire dall’infanzia.

Ma quali sono stati i libri che hanno colpito la fantasia di Cerami bambino? «I libri che hanno segnato la mia infanzia non sono necessariamente i più belli della letteratura fantastica. Alla mia epoca non circolavano tanti libri, bisognava accontentarsi di quelli che si trovavano in casa, già letti dai genitori, oppure quelli che si potevano prendere in prestito alla biblioteca scolastica, quando questa esisteva. Quindi I misteri della jungla nera, Il corsaro nero, I figli del capitano Grant, I ragazzi della via Paal. Pinocchio, ovviamente, mi ha segnato per la sua forza narrativa e il suo personaggio eterno, che è ancora oggi in tutti noi, come una categoria dello spirito».

Cerami è stato un lettore precoce, ed oggi non ha rinunciato al piacere che solo un buon libro può regalare: «l’ultimo che ho letto è stato Chesil Beach di Ian McEwan, edito da Einaudi. Ma ai giovani consiglierei un classico: Don Chisciotte».
D’altra parte Cerami ha avuto, alle scuole medie, un insegnante d’eccezione: Pier Paolo Pasolini. Ma cosa ricorda di lui? «Mi è impossibile raccontare cosa ricordo del mio professore a meno che non decida di scrivere un libro in proposito. L’ho avuto per tre anni come insegnante di italiano, latino, storia e geografia, tre, quattro ore al giorno per ogni mattina, durante l’intero anno scolastico. Senza contare che poi ho continuato a frequentarlo, prima portandogli i miei lavori letterari e dopo collaborando con lui nel cinema. Quindi i ricordi sono tanti, non sempre in ordine cronologico nella memoria, e segnati da un insegnamento profondo che ne ha modificato, con il tempo, il segno originale, autentico. L’incontro con Pasolini ha deciso il mio destino, come posso dire velocemente in che modo l’ha fatto? Tuttavia un ricordo molto significativo - l’ho già raccontato, ma vale la pena ripeterlo -, e decisivo per la mia formazione di uomo prima che di scrittore, è la risposta che ha dato a una mia domanda ingenua e anche patetica. Quando gli chiesi cosa bisogna fare nella vita per essere felici, mi ha risposto Basta non fare quello che fanno tutti! È un insegnamento più attuale che mai, in questa nostra epoca che ci vuole tutti uguali, precotti, tutti non più popolo ma gente, senza identità, singolarità, personalità».

E con un insegnante così, Cerami non poteva che coltivare la sua passione per la scrittura, che descrive come un gesto del tutto naturale: «non mi è mai capitato di essere preso dalla paura del foglio bianco», racconta, «anche perché non mi seggo davanti a un pezzo di carta senza sapere cosa scrivere. Le idee vengono e crescono camminando per strada e non dentro a uno studio». Infatti i luoghi che lo ispirano di più sono «quelli contrari, come clima e ambienti, a quelli che fanno da protagonisti all’opera. Mi spiego: mi vengono meglio i racconti ambientati in montagna se sono al mare e viceversa. Questo perché la fantasia è più vera e densa della realtà». E i momenti migliori per scrivere? «Tutti quelli che posso rubare alle mie giornate fitte di cose da fare».

La vita di Vincenzo Cerami è fatta anche di cinema. Ma la sua analisi è amara: «da tempo ho preso atto che il grande schermo non è più centrale nell’universo dell’audiovisivo. Dvd, internet, tv e ora anche cellulari, hanno reso secondario il grande schermo. Per me è un peccato, perché l’ampiezza del lenzuolo bianco fa sognare meglio e di più, e perché vedere un film seduto in sala in mezzo ad altre persone, ha un diverso e migliore risultato espressivo. Senza contare che, ad esempio, il film comico subisce una grave penalizzazione: in sala si ride anche per contagio. In casa al massimo si sorride. Quindi non nutro più lo stesso entusiasmo per il cinema». Ma c’è un regista con cui le piacerebbe ancora collaborare? «Dovrei incontrare un regista non scoraggiato, che sia capace di farmi tornare a credere che in Italia, oggi, sia possibile realizzare un gran bel film, per il grande schermo. Il futuro è nelle serie televisive (si vedano gli Stati Uniti), alcune veri e propri capolavori».

Nonostante i successi di film come Un borghese piccolo piccolo e La vita è bella, c’è un lungometraggio di cui Cerami avrebbe voluto scrivere la sceneggiatura? «Vertigo (La donna che visse due volte) di Alfred Hitchcock. Un copione semplicemente perfetto, una storia strutturalmente giocosa, quasi enigmistica: una lezione di scrittura cinematografica. Anche in questo capolavoro, come negli altri suoi film, l’autore nasconde sotto un giallo a forte presa emotiva, un tema alto, che va al di là della vicenda. Qui si narra della vertigine, di un vivere la realtà nell’illusione, nel trompe-l’oeuil di un inganno. Lo spettatore condivide con il protagonista - James Stewart - disorientamento e smarrimento».

L’ultimo romanzo di Cerami, Vite bugiarde. Romanzo d’appendice (Mondadori, 220 p., 17 Eu) risale al 2007. A cosa sta lavorando attualmente? «Ho un anno pieno: sto tentando due film (di Bigas Luna e Enzo D’Alò), un lungo e impegnativo testo letterario da leggere a Massenzio, a Roma, il 10 giugno e l’impianto drammaturgico di un'opera di Philip Glass, Le streghe di Venezia, di cui farò anche la regia, che debutterà all’Auditorium di Roma in novembre; in estate al Festival di Benevento debutterà una commedia scritta per e con Rosalia Porcaro dal titolo Ma dove vai?!. E poi saggi, prefazioni, articoli, teatro».

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