Concerti Genova Martedì 25 marzo 2008

Le quattro stagioni di Fabio Zuffanti

Genova - A distanza di sei anni, ecco che Fabio Zuffanti ritorna con il progetto Hostsonaten, ormai giunto al quinto CD. Detto così, però, non si rende giustizia ad un lavoro di ben più ampio respiro, di cui Winterthrough (AMS/VM2000 – 2008; distribuzione BTF) è la terza parte, nonché premessa del già edito Springsong, recensito a suo tempo. Siamo a metà dell'opera poiché, alle quattro stagioni zuffantiane, mancano l'estate (Summereve) e l'autunno (Autumnsymphony…che in svedese si dice Hostsonaten…la sinfonia d’autunno bergmaniana). Per ora godiamoci l’inverno…

La formazione vede in campo il grosso de La Maschera di Cera, con un inedito Alessandro Corvaglia solo alle tastiere e il factotum dei tamburi Maurizio Di Tollo, oltre a Zuffanti (basso e chitarra ritmica). In pregevole aggiunta, uno dei chitarristi più versatili della città, Matteo Nahum (con Corvaglia già nella cover band genesisiana Real Dream) e il fiatista Edmondo Romano (Avarta, Orchestra Bailam, Eris Pluvia, Arancia Balcanika e sessionman con Vittorio De Scalzi). Nella posizione di un Gian Piero Reverberi, il produttore Robbo Vigo dello ZeroDieci Studio, che si diverte da matti a offrire un valido contributo al pianoforte, organo e altri aggeggi (tra cui il mitico Busilacchio Organ, vera perla vintage).

Il disco – sia detto senza indugi – reca gioia e giubilo, nonché sollievo, a tutti gli amanti dei suoni che furono…il caro e vecchio prog alla maniera antica. Inutile aggiungere che, per un buon 70%, Winterthrough riprende gli orditi e le trame de La Maschera di Cera, soprattutto nei momenti più ariosi e sinfonici (l’opener Entering the Halls of Winter, The Crystal Light e la longtrack Rainsuite). Rispetto a Springsong i connotati espressivi del recente lavoro si sono spostati dalle pastellerie etno-canterburiane verso territori più classicamente progressivi. D'altra parte la gestazione è stata lunga (2000-2005) e parallela al resto. Gli assoli di Nahum rendono tutto più “Genesis”, il drumming di Di Tollo riconferma caratteristiche dinamiche tra PFM, Yes e Orme e anche i fiati di Romano, usciti dagli usuali binari mediorientali, restano ancorati nello stretto range timbrico del sax soprano e del clarinetto.

Zuffanti e i suoi giocano anche con allusioni citazionali come nel 7/8 rutilante di Outside, sorta di variazione su Cinema Show dei Genesis. Le atmosfere contano più di qualsiasi attitudine melodica e, probabilmente, solo in questa sede (Ruins e Through Winter’s Air) si può cogliere qualcosa dello Zuffanti odierno, quello più sperimentale e “avanti”: ci riferiamo al “solista” (quello di Gemello Sinistro Il Ghiaccio), magari meno amato dai fan di Finisterre e La Maschera di Cera, ma indubbiamente più interessante per gli stimolanti imprevisti “sonici” che sa ancora offrire.

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