Concerti Genova Sabato 15 marzo 2008

De Gregori in concerto al Carlo Felice

Genova - Il viaggio al centro delle parole e della musica di Francesco De Gregori comincia col Titanic e altre due canzoni che fanno pensare non sia un caso che proprio il mare apra il concerto a Genova.
Francesco e i suoi musicisti vestono un look elegante: doppio petto scuro, cravatta e l’immancabile cappello.
De Gregori, che per brevità chiameremo artista - come il titolo del suo inedito cantato ieri sera al Teatro Carlo Felice - parla attraverso la sua musica, le sue canzoni e gioca, diverte e si diverte per oltre due ore.
All’arrivo saluta il pubblico, numerosissimo, che ha affollato il tempio della lirica genovese: «uno dei più bei teatri al mondo», dice. Poi a parlare sono i suoi strumenti, una marea di chitarre – tutte usate – la sua band e le sue canzoni, nuove anche se vecchie, e gli applausi del pubblico.

La specialità di De Gregori, pardon, dell’artista è quella di cambiare di abito alle sue canzoni, dividere versi e musica per mescolare le accompagna.
Il confine tra sperimentazione ed innovazione rimane sottilissimo, quello che si ottiene è sorprendente. Le sue canzoni – riviste, diverse anche se uguali – coinvolgono anche se riesce difficile cantarle con lui. Chi ci prova finisce fuori tempo e allora si opta per il playback: l’artista canta, il pubblico muove le labbra. E così si riascolta La leva calcistica 1968, ed inevitabile il pensiero va ai numeri sette di ieri e a quelli di oggi, Rivera come Pato, Mancini, Del Piero, Cassano.

Il palco del Teatro diventa un club americano quando, in pieno Blues Brothers style, l’artista intona Il bandito e Il campione sulla base di Row. Il risultato è tale che mi aspetto che da un momento all’altro qualcuno dalla platea, preso dall’euforia, lanci una bottiglia di birra. Magari perché non si è accorto che tra un accordo e l’altro si sono dimenticati di stendere la rete di metallo per proteggere l’artista e la sua Blues Brothers Band.

L’artista non si stanca di sorprendere e divertirsi. Qualcuno lo chiama principe; lui sorride. È un soprannome difficile da portare, ma solo per chi non lo merita.
Il pubblico continua a meravigliarsi e ad applaudire, poi arriva la dolce venere di Rimmel e tutti sono di fronte a quella vecchia foto in cui tu sorridevi e non guardavi. L’artista parla al pubblico e lo fa con l’autobiografica valigia dell’attore:

eccomi qua
sono venuto a vedere
lo strano effetto che fa
la mia faccia nei vostri occhi…

Subito dopo arriva La Canzone, La donna cannone. In quei versi c’è tutta l’arte di cui è capace, ascoltarla una volta di più la rende ogni volta più bella anche se, onestamente, non sono mai riuscito a capirla.
Forse per questo è speciale, perché come un buon vino, o come una donna di cui innamorarsi, la si scopre poco a poco ed ogni volta è meglio.
Dopo La Sua canzone arrivano i saluti, ma è solo il vecchio trucco del vadomaritorno. Al rientro l’ultima sorpresa: la versione pop di Buonanotte fiorellino accompagnata da basso e batteria. Folle, entusiasmante, nuova, bella. Poi l’artista che tutti chiamano Francesco De Gregori ringrazia e saluta davvero.

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