Concerti Genova Lunedì 10 marzo 2008

Alex Britti, concerto per chitarra

Genova - Per tutti quelli che amano e suonano la chitarra, Alex Britti è una di quelle equazioni a troppe incognite che sembrano impossibili da risolvere. Prima senti l’onesto appassionato delle sei corde che stravede per le sue prodezze tecniche, ti volti ed ecco lì il purista che strabuzza gli occhi davanti al virtuoso che si contamina con le canzonette.

Chi avrà ragione, tra i due? Difficile a dirsi.

Sabato sera, al Politeama, è approdato il suo tour acustico, figlio delle registrazioni per MTV Unplugged, cui è seguita la pubblicazione del suo primo disco live. Accompagnato da una band essenziale ma non troppo (batteria, piano, contrabbasso, percussioni, cori), il chitarrista romano ha presentato alcune delle canzoni frutto di una carriera condensata in quattro album e dieci anni di carriera.

Un concerto senza zozzerie, come lui stesso ha dichiarato nell’intervista a Mentelocale. In pratica i pezzi, depurati dalle sovrastrutture da sala d’incisione, sono stati riproposti in una veste acustica e più essenziale.

La scaletta varia tra brani più o meno noti, dai grandi successi (Solo una volta (o tutta la vita), 7000 caffè, Oggi sono Io, Lo zingaro Felice, 1 su un milione) ai brani meno noti (lussuosissima la versione di Milano, single track estratta dall’Unplugged, ma anche Jazz, Favole, Nomi), spesso tratti da It.pop, il suo primo album del 1998.

Chitarra tra le braccia e sgabello, Britti propone essenzialmente le canzoni, interrompendone il naturale fluire con alcune incursioni di virtuosismo tecnico e musicale, durante i quali dà sfoggio delle sue capacità e della sua poliedricità, strappando applausi e fischi e a scena aperta.

Il concerto però, fa fatica a trovare una sua dimensione: manca, nella qualità degli arrangiamenti, la capacità di importare l’abilità del chitarrista nell’economia del rapporto con gli altri musicisti. Insomma, si ha l’impressione che Britti sia lì per suonare in solitaria e gli altri (peraltro bravissimi) siano lì di contorno.

E’ chiaro, lo show è tutto suo, ma è vero anche che, da quando ha raggiunto il grande successo, Alex sta in qualche modo cercando di affrancarsi dalla figura del chitarrista, per approdare a quella del cantautore. E, allora, perché non contaminare con il proprio virtuosismo anche gli arrangiamenti, coinvolgendo il resto della band?

Forse per timore di stravolgere troppo lo spettacolo?

Certo, è vero, la scelta artistica di Britti è, diciamo, di livello nazional-popolare (e qui i puristi si arrabbiano, ma forse soltanto perché sono invidiosi delle sue dita sul manico), i testi sono semplici e a volte un po’ banali (ma è divertentissimo sentirlo parlare al pubblico, in un gioco di falsa timidezza), ma da un artista ci si aspetta anche di saper stupire il proprio pubblico, e non soltanto di assecondarlo.

L’unica nota inattesa è una cover di L’Isola Che Non C’è, di Edoardo Bennato, omaggio al cantautore napoletano suo idolo prima ancora che compagno di recenti avventure musicali.

Però, a parte questo (e i brividi lungo la schiena nelle incontenibili incursioni alla chitarra, diciamolo per non passare per ingrati), il concerto procede su binari ben distinti, disegnati fin da l’inizio, per concludersi a saltellare, tutti in piedi, sulle note de La Vasca, con il pubblico in visibilio.

E, alla fine, se l’equazione non si risolve, resta la gioia di vedere un musicista che ha dedicato anni di studio e dedizione ad uno strumento musicale ed è riuscito a farne un mestiere prima e un successo poi.

In un mondo pieno di presunti artisti nati alla luce dei riflettori della TV, è un valore da non scordare mai, soprattutto per quei puristi che strabuzzano gli occhi, certo, ma alle mani di Alex proprio non sanno stargli dietro.

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