Concerti Genova Mercoledì 5 marzo 2008

Vecchioni: «Non sono un tipo da iPod»

Roberto Vecchioni

Genova - Sembra che per lui il tempo non passi mai. O almeno che scorra molto lentamente. Roberto Vecchioni, il Professore, dopo un periodo di avvicinamento alle sonorità jazz, ha pubblicato un nuovo album di inediti (Di rabbia e di stelle) che segna il ritorno alla più classica musica d'autore. O forse è meglio dire alla sua musica, dato che quello di Vecchioni è diventato uno stile inconfondibile.
La tournée, partita a fine gennaio, toccherà anche Genova: lunedì 17 marzo 2008 il cantautore milanese sarà al Teatro Carlo Felice, accompagnato da sei musicisti per uno spettacolo di quasi tre ore che ripercorre la sua intera carriera, dai grandi classici come Luci a San Siro a Samarcanda, fino ai brani dell'ultimo lavoro.
Nel nuovo disco c'è una canzone che mi ha colpito più di tutte, Comici spaventati guerrieri, il cui titolo riprende l'omonimo romanzo di Stefano Benni. Si riferisce ai giovani: ma davvero sono comici? «Lo sono involontariamente», mi risponde, «anzi più che altro li definirei grotteschi, buffi, hanno reazioni spropositate alle cose». Ma meglio non generalizzare: «In effetti non sono mica tutti così», precisa, «ce ne sono di tanti tipi. Ma tutti hanno in comune una particolare caratteristica, un'affettività che non riescono ad esprimere».

Lui, d'altronde, con i giovani ha sempre avuto un rapporto particolare: sarà forse per quella sua aria da eterno ragazzo, o perché è un uomo che ha continuato a sognare anche negli anni della maturità. Fatto sta che i suoi testi sono un'esaltazione poetica dei vent'anni, dell'incoscienza e dell'esuberanza giovanile. Di sicuro la sua professione lo ha enormemente aiutato da questo punto di vista: sono quasi quarant'anni che insegna, prima nei licei e da qualche anno all'Università (dopo un periodo all'Ateneo torinese, attualmente tiene il corso Testi letterari in musica a Pavia e un laboratorio di scrittura creativa alla Sapienza di Roma).
Mi viene naturale, allora, chiedergli come è cambiata la gioventù italiana in tutti questi anni. «In realtà bisogna parlare di un cambiamento sociale», mi risponde: «Oggi i giovani hanno davanti una realtà precostituita, è come se si trovassero nel gorgo di un incrocio senza alcuna indicazione precisa. Vedo in loro meno forza di sacrificio rispetto a una volta, meno volontà».
Ma sono ancora capaci di sognare? L'ormai storica Sogna, ragazzo, sogna suona come un'incitazione, un invito a fare qualcosa che è diventato desueto: «Ma certo, i giovani non potrebbero mai smettere di sognare, è una loro prerogativa, altrimenti diventerebbero dei vecchi rincoglioniti».

Vecchioni e la Liguria, un legame antico: fu proprio a Sanremo, infatti, che il cantautore debuttò nel 1971 con L'uomo che si gioca il cielo a dadi. «Genova è indubbiamente una delle matrici della canzone d'autore italiana», afferma, ma i suoi affetti non si limitano alla sfera musicale: «Tutta la Liguria mi è particolarmente cara», prosegue, «ricordo sempre con piacere le tante vacanze nel Tigullio, tra Rapallo e Santa Margherita». E Sestri Levante, aggiungo io, citando il titolo di una sua meravigliosa canzone: «Quel brano parla della rottura con la mia prima compagna, e del momento in cui ebbi la sensazione che fosse finita la vita con lei. Ancora oggi, quando passo da Sestri Levante, mi batte un po' il cuore».

Ma qual è il rapporto di Vecchioni con la musica? «Non sono un tipo da iPod», precisa subito, «se mi butto su un genere, allora voglio sentirlo bene, approfondirlo. Così è successo con la musica rinascimentale e più recentemente con il jazz. Quest'ultima passione, in particolare, è stata una parentesi davvero importante, come un corso di aggiornamento per un professore. Vado a periodi, insomma: attualmente ascolto molta roba americana di qualche anno fa: gente come Frank Sinatra, Bing Crosby, Dean Martin».
Come vede invece la scena musicale italiana di questi anni? «Di persone che hanno cose da dire ce ne sono: mi vengono in mente artisti come Daniele Silvestri, Carmen Consoli o Mario Venuti». E di Paola che ne pensa? «Paola chi?», mi risponde lui. Paola di Paola e Chiara, preciso io: è stata una sua allieva, vero? «Ah sì, quando faceva quarta ginnasio: beh, lei è sempre stata una brava ragazza», commenta.

Proseguiamo con i suoi gusti personali: c'è qualche film o libro che consiglia ai giovani di oggi? «Non vado molto al cinema, ma di recente sono rimasto positivamente colpito da Caos Calmo, con Nanni Moretti. Per quanto riguarda i libri, invece, consiglio La pioggia prima che cada di Jonathan Coe e, se qualcuno non l'avesse ancora letto, Gomorra di Roberto Saviano».
Quando mi nomina quest'ultimo titolo non posso che dirgli che la stessa sera del suo concerto al Carlo Felice, in un altro teatro genovese, il Gustavo Modena, si terrà un incontro proprio con Saviano, che illustrerà i libri della sua vita: «Ah davvero?», mi risponde incuriosito, «se fosse stato una sera prima o una dopo sarei andato volentieri a vederlo», aggiungendo di non essere per niente preoccupato dalla concomitanza degli eventi: «Pensi che un mesetto fa, a Torino, io e De Gregori abbiamo ci siamo esibiti la stessa sera in due teatri diversi, e abbiamo fatto entrambi il pienone».

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