Concerti Genova Martedì 4 marzo 2008

Alex Britti: «mi godo i miei 40 anni»

Genova - Alex Britti ha accennato un paio di accordi mentre era al telefono con me. Scusate se è poco. Succede che uno fa una domanda scema tipo “ma non ti separi mai dalla tua chitarra?”, e come risposta riceve questo regalo, una magia di due o tre secondi che ti fa rimanere senza parole e la voglia di buttare la penna nel cestino: “Facciamo che mi suoni una canzone?”. A volte capite nella vita.
Quando lo sento è in albergo a Trento, dove mercoledì 5 inizia il tour di Unplugged, disco in cui riprende i suoi successi “senza spina” come si suol dire. La registrazione è stata fatta lo scorso settembre 2007, ed è il secondo disco italiano della serie MTV Unplugged dopo quello di Giorgia. La tappa genovese arriva sabato 8 marzo 2008 al Politeama Genovese. Insieme a lui sul palco Luca Trolli (batteria), Emanuele Brignola, (basso), Luca Scorziello (percussioni), Stefano Sastro (piano e organo), Gabriella Scalise, (cori), Monica Hill (cori).

Pronti via. Cosa mi racconti di questo tour?
«È un concerto molto particolare, nel quale abbiamo tolto tutto il carrozzone organizzativo-strutturale, alla fine siamo noi nudi e crudi. Ci siamo liberati di un sacco di zozzerie, come si dice a Roma».

Un passo indietro rispetto al tour 'Chitarra voce e piede', dove facevi un one man show, con la pedaliera e un sacco di effetti?
«In realtà no, durante quei concerti usavo la pedaliera in quattro canzoni su venti di scaletta. L'unico altro effetto era il microfono per terra, vicino al piede che mi parte spontaneo a battere il tempo. È una cosa che hanno fatto tanti altri, anche John Lee Hooker, non ho inventato nulla».

Hai iniziato come chitarrista, diventando uno dei musicisti più capaci in circolazione. Ma hai sempre voluto fare il cantautore. Chi sono i tuoi punti di riferimento?
«Mi piacciono molto i cantautori pre-Dylan, come Bindi, Ciampi, Tenco, Marino. Non che quelli venuti dopo siano meno bravi. Io ho iniziato a suonare la chitarra per colpa di Edoardo Bennato, oggi che siamo amici glielo rinfaccio sempre: “è tutta colpa tua” gli dico (ride). Ho iniziato come molti da Il gatto e la volpe, avevo i poster in camera. Ero un vero fan, e lo sono ancora».

Quando vi siete incontrati?
«Ad un concerto di Edoardo a Roma. Avevo chiesto al mio manager di allora se poteva farmi avere un biglietto per incontrarlo. Dopo un po’ mi chiama e mi dice: “ha detto che va bene, ma solo se vai con la chitarra”. Io non sapevo che mi conoscesse. Così sono andato al sound check, lui era già sul palco e mi dice: dai facciamo questa. Dopo, finito di suonare, abbiamo chiacchierato».

Tu scrivi spesso quando sei in tour. Cosa ti stimola di più?
«Mi è capitato un sacco di volte. Quando suoni entri in un clima particolare: il viaggio, gli alberghi, lo stato d’animo. Per me ormai è abbastanza naturale: ho quasi quarant’anni (li compie il prossimo 23 agosto n.d.r.) e faccio concerti da quando ne avevo dodici. Spesso mi sento a casa in tour, e quando sono a casa sul serio mi rilasso».

Che musica ascolti?
«Sono onnivoro. Per me esiste la bella musica e la brutta musica. Sai che ti dico: la musica è come una donna. Quando incontri una donna bellissima, chette frega se è bianca, nera, o che so io. È bella punto e basta. I generi per me non esistono, li avete inventati voi giornalisti, e vengono comodi anche a noi. Ma il mio negozio di dischi ideale è senza settori, tutto in ordine alfabetico».

Ok, qualche nome
«Ho tutti i dischi di Aphex Twin, mi piacciono i Prodigy. Negli anni Novanta ascoltavo sempre musica elettronica: Massive Attack, Nine Inch Nails. Credo si senta anche dai miei lavori. Accanto metto Kind of blue di Miles Davis, uno dei più bei dischi jazz di sempre. Poi magari prendo Ivan Graziani, Rino Gaetano, Paco de Lucia. Oggi su internet si trova tanta musica che altrimenti non arriverebbe: c’è questo Ivo Papazov, un clarinettista bulgaro che fa jazz sperimentale mischiato a musica popolare balcana».

40 anni. Te li senti?
«Non posso lamentarmi, mi sento un quarantenne in forma, mi alleno, sono sempre stato uno sportivo: corro, faccio palestra. Certo, ho qualche capello in meno, qualche capello grigio. Ma in generale più vado avanti con l'età più assaporo le cose. Io godo molto di più ora che quando ero giovane. A quell’età sei molto più incosciente».

Anche il ’68 compie quarant’anni. Cosa pensi di quel periodo?
«Ovviamente non l'ho vissuto, l'ho letto e studiato. È stata la summa degli anni Sessanta. Tutte le rivoluzioni sono iniziate negli anni precedenti e sono sfociate in quell’anno lì. Hendrix ha pubblicato il suo primo disco nel ’67. Da un certo punto di vista è stato un grande bluff, un'utopia giusta ma anche un movimento esasperato. Tra i sessantottini, poi, pochi sono rimasti fedeli ai suoi ideali. Molti hanno messo il vestito buono e magari oggi dirigono qualcosa, tipo una banca. In fondo è stata anche una moda: il capellone lo faceva chi se lo poteva permettere, non certo uno che era, che ne so, macellaio e doveva attenersi a certe regole».

Alex pasoliniano?
«Quello che ha detto, per esempio, sui fatti di Valle Giulia, è verissimo. La gente normale, il popolo, erano i poliziotti con la divisa. D'altra parte, bisogna dire che la società italiana dell’epoca era restrittiva e bigotta. Dopo sono cambiate molte cose».

Cambiamo argomento, hai visto Sanremo?
«Più il dopofestival, avevamo le prove e poi andavamo ad abbuffarci in qualche trattoria umbra (era a Foligno per la data zero del tour n.d.r.). Mi è piaciuto Tricarico, ma lui mi piace sempre. Da altri mi aspettavo qualcosa in più. In generale ho notato molto calcolo e poca ispirazione, invece la musica dovrebbe sempre essere ispirata. E poi certi potevano metterci anche un quarto d'ora a scrivere la canzone, ecchecc…».

La cucina è un'altra delle tue passioni. Qual è il tuo piatto preferito?
«Tutti, noi chef professionisti dobbiamo soddisfare tutti i palati (ride). Quando cucino mi piace fare pesce. Vado vicino casa dove arrivano le barche e lo compro freschissimo. Uno dei piatti che mi piace di più mangiare è di origine ligure: il polpo con le patate».

Sono tentato di fargli un agguato, un'ultima richiesta: "la chitarra è sempre lì?" ma il mio tempo è finito. E un po' mi vergogno.

Potrebbe interessarti anche: , Campofestival: musica dalle aree celtiche, XXII edizione al Castello Spinola , Rovazzi: il nuovo video Faccio quello che voglio ambientato anche a Genova , Niente Festival Cresta 2018 ai Giardini Baltimora: «Nessuno ci ha detto nulla» , Villa Bombrini Estate V!va 2018: programma, concerti ed eventi , EstateSpettacolo 2018 al Porto Antico: programma, concerti ed eventi

Scopri cosa fare oggi a Genova consultando la nostra agenda eventi.
Hai programmi per il fine settimana? Scopri gli eventi del weekend a Genova.

Oggi al cinema a Genova

The End? L'inferno fuori Di Daniele Misischia Thriller 2017 Claudio è un importante uomo d'affari, cinico e narcisista. Una mattina, dopo essere rimasto imbottigliato nel traffico delle strade di Roma, arriva finalmente in ufficio nonostante il notevole ritardo, ma rimane bloccato da solo in ascensore a... Guarda la scheda del film