Concerti Genova Giovedì 31 gennaio 2008

È uscito il primo album di Q

Ci sono voluti due anni tra scrittura, registrazione, arrangiamenti e produzione ma alla fine è pronto. È il primo album di (guarda il suo ), dal titolo Le proprietà elastiche del vetro, uscito per un’etichetta indipendente toscana, la .
Filippo, in un certo senso, è l'espressione tipica del cantautore di oggi, che coinvolge nel suo lavoro laptop e strumenti a fiato o organetti diatonici, con una larga fetta di lavoro fatto da sé al computer (come una volta si faceva con chitarra, carta e matita) e l’arrangiamento in studio a completare l’opera. Facciamo due chiacchiere, tutti e due con la faccia ancora stropicciata. Dai che dopo si prende un caffè.

«È stato un lavoro piuttosto lungo - dice - iniziato nel 2004. Prima a casa, poi nel dove ho chiamato a suonare alcuni musicisti, come Davide dei Meganoidi e Filippo Gambetta. Finito lì sono andato a Prato da Paolo Benvegnù, lì abbiamo finito la registrazione e il remixaggio». Nel disco suonano e cantano anche Roberto Barbera, Giuseppe Caroleo, Davide Dimuzio, Andrea Franchi, Max Morales, Maurizio Polimero, Edmondo Romano, Sara Spirito, Suba e Tony Vivona. È distribuito dalla di Bergamo, etichetta gestita dalla mamma dei Verdena.

Quali sono i tuoi punti riferimento? «Il genere che suono in Italia ha pochi predecessori. In bilico tra canzone d’autore e suoni freddi. I La Crus avevano preso questa strada, ma poi non è stata più sviluppata». Qualche nome? In generale lo stile è quello della casa discografica tedesca Morr Music, e tra i musicisti preferiti da Filippo c’è .

Cosa significa il titolo Le proprietà elastiche del vetro? «I testi parlano del rapporto tra le persone, come guardandoli dalla finestra». Questa una prima metafora con il vetro, ma c’è anche un altro aspetto: «è la curiosità di capire quando si può spingere il vetro prima che si rompa, testare la sua elasticità». Il vetro - duro e fragile allo stesso tempo - come metafora delle relazioni. I testi, molto intimisti, riflettono questa sensazione.

Mentre scrivo queste righe Filippo è a Roma, presto farà alcune date in giro per l’Italia: Bergamo, Milano, Bologna, Torino, Verona, Napoli. Cosa ti aspetti? «Sono molto curioso di vedere come verrà recepito. Nei live sono da solo con il laptop, una formula che all’estero funziona, come ho visto al di Berlino lo scorso settembre».

Coinvolgo anche lui, che ben conosce Genova e l’ambiente della musica, cosa ne pensa della . «Probabilmente siamo alla fine di un ciclo nel centro storico, dopo dieci anni in cui è stato il vertice esplosivo. Tutti i locali dove si fa musica stanno chiudendo. Comunque, se di ciclo si tratta ci sarà un’altra risalita». Eppure Genova produce sempre tantissimi gruppi, musicisti, il fermento non cessa. «In effetti, se tu vai fuori, la percezione di Genova è che sia una vera figata. È nella rosa che comprende Torino e Milano, Bologna un po' meno. Forse è la città che ispira, che fa venire voglia di scrivere. C'è un orgoglio che viene anche da alcune privazioni rispetto ad altre città».

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