Concerti Genova Mercoledì 21 novembre 2007

Massimo Ranieri a Genova

Genova - S’intitola Canto perché non so nuotare… da 40 anni il nuovo tour di Massimo Ranieri. Dopo aver girato per le arene estive di tutta Italia prosegue per la stagione invernale. Venerdì 23 novembre arriva a Genova, Teatro Carlo Felice, nell’ambito del programma di concerti di Grandi Eventi.
Un aneddoto che riguarda i primi passi di Ranieri sulla scena musicale spiega il titolo del tour. Massimo ha iniziato poco più che bambino a cantare in locali e ristoranti di Napoli, ma la primissima esibizione l’ha tenuta a otto anni di fronte a un ristorante di Castel dell’Ovo, su uno scoglio. «La paura dell’acqua, e mio fratello che minacciava di buttarmi giù, ecco come ho iniziato», ha scritto nella sua autobiografia Mia madre non voleva. Autobiografia di Giovani Calone. Che sarei io (Rizzoli 2007, p 271, 16 Eu).

Quarant’anni dopo, lo chiamo. È in aeroporto. Hai poi imparato a nuotare? «Sì, sì, ma non tanto tempo fa, da una decina d’anni. È stato a causa di mio nipote (ride)». Oltre allo stile libero, Massimo in tutto questo tempo ha fatto qualsiasi cosa, cantante, attore al cinema e a teatro, regista. Come è entrata la musica in casa? «Dal primo vagito, che per alcuni diventa una nota - dice - nessuno in casa era musicista. Ho iniziato ad esibirmi nelle trattorie e per strada». La sua bravura non passa inosservata. Ad appena 13 anni Sergio Bruni lo porta in America come spalla, con il nome di Gianni Rock. Successivamente lavora con i più grandi, da Anna Magnani a Strehler, da Morricone a Maurizio Scaparro, Giorgio De Lullo e tanti altri. Chi ti ha lasciato un ricordo particolare, sia professionalmente che umanamente? «Cerco sempre prima l’uomo del regista - dice - così è capitato con tutte le persone con cui ho lavorato. Devo dire che Strehler mi ha dato un imprinting indelebile».

A proposito di registi, poco prima di ricevere la mia telefonata Massimo ha presentato il suo ultimo film Civico 0, per la regia di Citto Maselli, che uscirà nelle sale proprio venerdì 23 novembre. Vuoi raccontarci qualcosa di questa esperienza? «Anche con Citto si è instaurato subito un bel rapporto - prosegue Ranieri - ci siamo conosciuti lo scorso anno, lui mi aveva parlato di questo ruolo. È stato di parola, voleva me e non ha cercato nessun altro. È una persona seria, che ha le idee chiare». Il film-documentario, in cui recitano anche Ornella Muti e Letizia Sedrick, racconta tre storie, vite al limite della sopravvivenza. Massimo è Giuliano, un fruttivendolo che sprofonda nella povertà più disperata. «Si tratta di un personaggio realmente esistito - dice ancora l’artista - non ho faticato più di tanto ad immedesimarmi: sono stato sia povero che fruttivendolo». Mille i lavori fatti da ragazzino: garzone, fattorino, commesso e, ovviamente, cantante nelle cerimonie. Se non avessi fatto il cantante? «Il pugile - risponde senza nemmeno pensarci - per difendermi dalla violenza della vita in strada».

Passiamo all’attualità. Il cantante italiano giovane che ti piace di più? «Domanda da un milione… Per padronanza vocale direi che Giuliano dei Negramaro è uno dei più bravi oggi». Che libro hai letto ultimamente? «Mi sono appassionato alle storie raccontate dal reporter Tiziano Terzani, che mi hanno affascinato molto. Era uno curioso, che è andato a vedere le cose da vicino».

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