Concerti Genova Mercoledì 14 novembre 2007

Serata magica di Brendel al Carlo Felice

Genova - Applausi a scena aperta lunedì 12 novembre sera al Carlo Felice per Alfred Brendel, uno dei pianisti più noti e sicuramente più apprezzati al mondo. E se li merita tutti, non c’è che dire. L’artista ceco ha regalato al pubblico genovese emozioni a non finire, guadagnandosi così un calorosissimo abbraccio durato parecchi minuti che sancisce definitivamente la pace tra l’artista e Genova. Una pace che, però, è sembrata più volte sul punto di incrinarsi nel corso della serata.

Infatti, l’atmosfera tra artista e spettatori non era delle più serene. Da un lato, un pianista piuttosto esigente con il pubblico, in grado di entrare in scena, sistemarsi davanti al piano e cominciare a suonare nel giro di pochi decimi di secondo. Dall’altro lato, come spesso capita nelle occasioni in cui a teatro affluisce una grande quantità di gente, una platea un po’ indisciplinata, che non sapeva trattenere i colpi di tosse, evitare di sbattere le porte (perché le maschere non le chiudono qualche minuto prima dell’inizio?) e applaudire nei momenti opportuni.

In realtà, anche se dispiace che Brendel si sia dovuto sbracciare più volte per richiamare all’ordine, la presenza di un pubblico inesperto non è altro che un sintomo molto positivo del fatto che la musica classica è riuscita a coinvolgere nuovi ascoltatori. Fortunatamente, alla fine tutto è andato liscio.

Il pianista ha eseguito magistralmente pezzi immortali regalando agli spettatori una serata da ricordare per sempre. A fine spettacolo ha realizzato, spinto dai fragorosi applausi che il teatro gli ha rivolto al termine dell’esecuzione, un bis che ha aggiunto la ciliegina sulla torta a quella che è stata una magnifica serata. Come da programma, Brendel ha ripercorso insieme al pubblico quei capolavori che hanno portato Vienna, capitale dell’impero Asburgico, all’apice del suo splendore, mostrando come questi quattro geni, Haydn, Mozart, Beethoven e Schubert, pur vivendo in realtà sociali e storiche piuttosto simili, abbiano realizzato opere così magnifiche, ma allo stesso tempo così diverse tra loro.

Ha aperto la serata la sonata Hob. XVI: 20, composta da Haydn nel 1771, una delle opere in cui più il compositore esprime il suo animo romantico, mentre in chiusura Brendel ha proposto la sonata K 457 di Mozart, in realtà poco coinvolgente rispetto al resto del programma. È con la sonata n. 110 di Beethoven e con i due Improvvisi di Schubert, i nn.1 e 3 dell’op. 142, che il concerto è entrato nella storia artistica della nostra città. La sonata n. 110, la penultima scritta da Beethoven, è una delle composizioni per pianoforte più complete, più profonde e più belle che siano mai state scritte: ascoltarla dal vivo eseguita da un così grande maestro non è un’occasione che capita tutti i giorni.

Esiste qualcosa che come la grande musica può far provare un così alto numero di profonde emozioni nel giro di pochi minuti? Ascoltando l’esecuzione di Brendel, si aveva l’impressione di continuare a passare di sentimento in sentimento, con dolcezza, senza soluzione di continuità: se in un momento le note ti stavano comunicando una certa malinconia, un attimo dopo, quasi senza accorgertene, ti ritrovavi a sentire l’animo carico di speranza, per poi ancora avvertire una certa sofferenza, e così via, per tutta la durata della sonata. E i temi di cui si compone la sonata sono moltissimi, alcuni più complessi, altri costituiti solo da poche note: Brendel ha saputo sottolinearli e differenziarli uno per uno, conferendo a ciascun tema una precisa individualità. Un’autonomia dei vari momenti, che si esprime però all’interno di un’esecuzione unitaria e organica: la stessa caratteristica si ritrova nei due Improvvisi di Schubert, in particolare nel primo, in cui i vari temi sono tenuti insieme dal rapidissimo “fluire” delle note.

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