La storia del jazz a Palazzo Ducale - Genova

La storia del jazz a Palazzo Ducale

Mostre e musei Genova Martedì 18 settembre 2007

Genova - Oltre ad essere conosciuto come fotografo, Omero Barletta è anche uno studioso di jazz. E la sua passione trapela in modo eloquente dagli scatti con cui, negli anni, ha immortalato i protagonisti della scena jazzistica mondiale. Louis Armstrong, B.B. King, Ella Fitzgerald, Dizzy Gillespie, Miles Davis, Kid Thomas, Chet Baker, Dee Dee Bridgewater, Michel Petrucciani, Duke Ellington, Muddy Waters, George Benson: sono solo alcuni dei musicisti ritratti da Barletta, e sono nomi che hanno fatto la storia del jazz. Non a caso, l'esposizione che in questi giorni raccoglie molti dei suoi ritratti si intitola Omaggio alla Storia. Fotografie 1962 - 1994.
Curata dal , la mostra è allestita a Palazzo Ducale, presso la sala Liguria Spazio Aperto (tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00, fino al 29 settembre; ingresso libero).

Ieri sera, 17 settembre 2007, in occasione dell'inaugurazione, oltre all'artista erano presenti il Presidente di Palazzo Ducale Arnaldo Bagnasco, il nuovo Direttore dei Beni Culturali e Artistici della Liguria Pasquale Malara, il Presidente del Louisiana Jazz Club Giorgio Lombardi e l'Assessore Regionale alla Cultura Fabio Morchio.
«Sono opere d'arte» ha sentenziato Lombardi a proposito delle fotografie di Barletta: «i musicisti sono colti in momenti particolari, ma rimangono pur sempre riconoscibili. La mia preferita è quella che ritrae il "bambolo vivente" Michel Petrucciani».
E così ha commentato Fabio Morchio: «Non conoscevo questo artista, ma concordo con il giudizio di Lombardi. Il fotografo è anche un pittore, e le foto non sono nella realtà, ma nella testa delle persone. Sono loro a dovere essere bravi e sapere cogliere l'attimo».
Poi, la parola è passata a Omero Barletta. «Il jazz è una musica elitaria», ha spiegato: «per capirlo, bisogna avere i cromosomi dello swing». E, in poche parole, ha tracciato la storia delle origini del jazz: «È stato Louis Armstrong a trasformarlo. Prima di lui, era solo un tipo di musica folkloristica, con pochi assoli e improvvisazioni. Armstrong è stata una vera e propria rivoluzione».
Sempre a proposito del trombettista statunitense, ha poi rivelato la gestazione di una delle sue foto preferite, di Armstrong appunto: «Lui teneva sempre la testa bassa e io ero lì, che aspettavo, con la macchina fotografica in mano. Poi improvvisamente ha alzato lo sguardo, per un attimo. E in quel momento ho scattato. Solo una foto. Solo quella foto».

Le immagini non sono state scattate, come si potrebbe pensare, in giro per il mondo, ma prevalentemente in Italia. Oppure a Nizza, come ha raccontato Giorgio Lombardi: «Negli anni Settanta, al Festival di Nizza hanno partecipato molti grandi nomi della musica. Ed è lì che ho conosciuto Barletta: lavoravamo entrambi per la stessa rivista, Musica Jazz. Io scrivevo articoli e lui scattava foto». «A Nizza era perfetto», ha poi ricordato Barletta, «eravamo all'aperto e c'era una luce magnifica, cosicché potevo fare le foto senza flash (ho sempre fatto così, finché è stato possibile)».
Solo poche fotografie provengono da oltreoceano: una parte della mostra, infatti, è dedicata a New Orleans, la città dove il jazz ha preso forma. Le immagini di Barletta risalgono agli anni 1999 e 2000, e dunque sono precedenti alle devastazioni dell'uragano Katrina.

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