Concerti Genova Lunedì 17 settembre 2007

Una notte bianca (anche) prog

Genova - Il dono dell’ubiquità. Quanti genovesi lo avrebbero voluto per la notte bianca? Ma, se il tempo non può aiutare (e fugge), ci si affida allo spazio. Muoversi a naso, con un minimo di prevenzione dettata dai gusti musicali. Vederascoltare: non tutto ma di tutto.
Gli appassionati della buona musica, comunque, questa volta, non possono lamentarsi e, nella selva (spesso inidonea) delle etichette, il progressive si è conquistato un passaggio in questa maratona notturna appena conclusasi.

Si esce. Non ci sono storie. Don’t say goodnight tonight. Scorro via Balbi nel tardo pomeriggio e qualche manifestino già mi annuncia che una sigla storica del rock italiano degli anni Settanta, probabilmente, ha già acceso amplificatori e scaldato le pelli dei tamburi. Dalle parti di Soziglia, davanti al Ca du Dria, Bambi Fossati e i suoi sono già all’opera, con un bis annunciato per le 22. L’ubiquità, si diceva. Ma io alle 22 sarò più vicino al mare.

Porto Antico. La chiatta dei concerti come tolda su cui Luca e Paolo ammainano amenità di ogni tipo. Sono forti e si stanno divertendo. Annunciano il primo artista della lunga serata: dei , in compagnia di ai fiati etnici, alle percussioni e il validissimo . La chitarra di Luigi Tenco, il passaggio del sindaco Marta Vincenzi e il ricordo di Gian Franco Reverberi sono il sentito preludio ad un recital senza orario e senza bandiera durante il quale De Scalzi ha ricordato gli amici più cari (Tenco, De André e Lauzi) con due puntate “personali” (Signore, io sono Irish e l’inedita canzone in genovese Gente de Ligòria). Lo Gnu Quartet, invece, ha riproposto una versione strumentale de Le acciughe fanno il pallone di Fabrizio De André, arricchita da un episodio solistico al violino del bravissimo Roberto Izzo.

Le 23 sono scoccate da un po’: è il momento della . In fondo giocano in casa, ma l’emozione è tanta: Genova amata e amante della band milanese, che nei ’60 – con il nome I Quelli – suonava al Nuovo Lido…e poi Faber. Lo cantano, per metà dello show. Classici inossidabili, fissati secondo il nitore di quei concerti di oltre 25 anni fa: Bocca di rosa, Un giudice, Il testamento di Tito, La canzone di Marinella, Zirichiltaggia.
Ottima l’accoppiata con lo Gnu Quartet che si è prestato in Volta la carta e ne Il pescatore. Ideale punto di passaggio verso il repertorio PFM, L’amico fragile e l’instancabile gemmazione di soli scaturiti dall’elettrica di Mussida. E via con il secondo capitolo che infiamma una folla già ben carburata: Maestro della voce, La carrozza di Hans, La luna nuova, Impressioni di settembre e Celebration.
Sarebbe il turno dell’atteso Tiziano Ferro, ma Luca e Paolo – gasati dalla performance e dalle ovazioni del pubblico – richiamano la Premiata sul palco per un altro brano, che non tarda ad arrivare come un invito a proseguire: Chi ha paura della notte?.

Risaliamo per i carruggi: lasciamo che la fiumana di San Lorenzo scorra. Alla fine preferiamo i rivoli di Canneto, più su in Pollajuoli, sino all’alveo di De Ferrari. Un altro pezzo di storia di PFM e di De André è on stage. accompagna gli ultimi fuochi progressivi di questa notte.
Salgo sul bus, fermo all’improvvisato capolinea di Piazza Dante, e mi giungono ancora gli echi di Sidun, Megu megun e della ritmica dispari di Europa Minor. È un omaggio a Fabrizio, ma anche alla Genova sorella mediterranea di altre crêuze de ma, sparse e sperse da Gibilterra ai Dardanelli.

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