Concerti Genova Giovedì 6 settembre 2007

Silvestri a Genova: risate e riflessione

Genova - Mercoledì 5 settembre ho trascorso una serata di tradizione e musica. Dopo una cena dell’Unità a base di farinata e caffè siamo pronti per il Palazzetto dello Sport, ripescato come luogo per la musica live dopo un lungo, e mai compianto, periodo di silenzio.
I tecnici di Daniele Silvestri si danno da fare e, se si esclude qualche fischio e qualche leggera distorsione, si può dire che il Palasport abbia superato al meglio il test dell’acustica.

Alle 21,50 è iniziato il concerto di Silvestri. Arrangiamenti ricercati e vari: si passa dal pop al rock facendo un salto nella melodia senza dimenticare il flamenco, la musica disco, quella sudamericana e un po’ di sano metallo. A scandire i passaggi da una tappa all’altra ci pensano una band in forma ed una scenografia dai colori cangianti; viola, verde, rosso, blu, giallo, rosso. Ogni colore un tema, ogni tema una canzone e ogni un canzone un momento da ricordare.
Si comincia con Marzo 3039, crepuscolare, malinconica. Parla con nostalgia della pace, di quando il sole, il vento e il mare si potevano vivere e non solo sognare. Le emozioni dei primi minuti sono forti perché «a Genova, più che in altre città, cantare Il mio nemico ha un significato ancora più profondo – racconta dal palco – sei anni fa qui è successo qualcosa che ci ha cambiati, ci ha resi più consapevoli, forse anche più cinici, sicuramente diversi».

Tra una canzone e l’altra c’è il tempo per parlare, per scherzare con i musicisti che sono con Daniele da una vita e con il pubblico cresciuto con lui. Tante le solite facce da Silvestri e tante quelle nuove, abbordate con le canzoni dell'ultimo album, convinte con le vecchie.
Si passa dai successi diventati parte della tradizione da concerto, come l’assolo di batteria a 10 mani che lo chiude, alle nuove canzoni che dal vivo suonano anche meglio che in uno stereo o nel lettore mp3. Lo spirito dell’Y10 Bordeaux è tutto nel Suo nome, lirica sul mal d’amore e sul pronto soccorso rappresentato dall’amicizia.
Non possono mancare i successi del momento, Paranza e Gino e l’alfetta, accordati e presentati con un arrangiamento dance: and the heads kepp on moving!. Si balla e si ride come quando esegue Il flamenco della doccia e la soffertissima Domani mi sposo:

lei sarà così vicina a me
che ne potrò sentire l’alito pesante
in un solo istante mi travolgerà
sarò così vicino al lei
che non potò non apprezzare
il forte odore che proviene dai suoi piedi
credimi.
È bella è bella è bella sua sorella
ma lei non sposerò!


La musica di Daniele riesce a regalare risate e commozione. Un momento prima racconta di quanto sia importante liberarsi da quello che abbiamo dentro (B-Sogno) almeno una volta al giorno, e un attimo dopo porta quansi alle lacrime parlando dell’assurdità racchiusa in una bomba, del dolore di chi ha perso qualcuno e dell’incapacità di comprendere di chi ad una bomba è sopravvissuto:

… capire che niente e nessuno potrà mai spigare il perché…

Poi, mentre la gente scema dal palazzetto, Daniele torna ad essere il Latitante, pronto ad una nuova tappa, una nuova serata, un nuovo concerto, da Genova a Cosenza…, passando per Cuba, naturalmente.

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