Concerti Genova Venerdì 31 agosto 2007

Marcofuori: rock contro le intolleranze

© www.marcofuori.com
Questo primo lavoro del gruppo genovese è un bel disco. Bello perché contiene due fra gli elementi fondamentali alla riuscita di un disco: diverte e fa riflettere.
Diverte perché i 10 brani + 1 del cd hanno struttura agile, sono tecnicamente a posto e almeno tre sono le canzoni che lasciano il segno : Angelo e gli uomini, Modi delicati e Guerra santa, oltre alla traccia fantasma La ragazza problematica (che vorrei riproposta in un prossimo album perché non merita di essere lasciata nascosta dopo oltre 6 minuti della traccia 10), canzoni, dicevo, che già mi avevano colpito al concerto di presentazione del disco al Teatro Hop Altrove del quale ho già scritto su Genovatune.

Le undici tracce si rifanno ad un rock agile e di pronto impatto che pur sfoderando grinta e cattiveria non dimenticano la delicatezza, pur se amara, nei momenti più introspettivi.
Nessuna sperimentazione, poco spazio ad assoli ed arrangiamenti complessi fanno capire che l’attenzione del gruppo si focalizza principalmente sulla comunicazione, con testi che ruotano attorno alla sfera dell’omosessualità abitata dall’autore, quello stesso il cui nome si allarga a racchiudere tutta la band e della band ne è il carismatico centro.
Al fianco di Marco si schierano Ghiaccio alla batteria, Fede al basso elettrico e Albe alla chitarra; i quattro sanno ciò che fanno, i brani non mostrano cedimenti, merito delle molte ore trascorse in sala prove e sui palchi soprattutto di Milano e Genova.
È evidente che canzoni sofferte quali Angelo e gli uomini, Dirlo piano, Modi delicati e Guerra santa la dicono lunga sul disagio patito dall’autore nel condurre un’esistenza come si suol dire "fuori dagli schemi", e puntano il dito sulle dinamiche stereotipate di questo nostro vivere in società, laddove nessuno può davvero "chiamarsi fuori" da giudizi ed esami, e proprio coloro che sembrano assumersi il ruolo di conservatori della morale sono, scavando appena sotto la superficie dell’apparenza, coloro che più si distanziano dalla vita come è realmente.
Quindi il titolo dell’album è già un manifesto della necessità della band di, per l’appunto, "chiamarsi fuori" da tutto ciò che viene guardato con distacco e derisione dall’ottica ristretta di un mondo che, spregiudicato e tollerante lo è spesso solo a parole.

L’introspezione, la scelta delle parole, spesso coraggiose nel mettere a nudo il proprio essere è la carta vincente del lavoro, ma viene sapientemente diluita da brani più di maniera, hit come l’esuberante Studio 54, il ballabile Qualcosa degli anni 70 ed il divertente ed ironico Vestito nero.
Discorso a parte perché fuori contesto, nei confronti del punk pop Snuff movie, brano dalla melodia fulminante che proprio nel testo lascia sconcertati, vista la spavalda incursione nell’ambito di una depravazione umana, la più atroce, che a mio avviso non merita di essere presa nemmeno in considerazione.
Chiamarsi fuori è un disco da ascoltare. Perché come dice un verso di Modi delicati: «Siamo tutti a posto, siamo candidi, siamo tutti bianchi, poi ci basta un niente, ci basta un niente...».
Disco che può a tutti gli effetti considerarsi una importante battaglia vinta dai Marco Fuori nella loro personale Guerra Santa. Ma la domanda è: perché solo Marco Fuori, in copertina, ha morsicato la mela, il frutto della tentazione?
Procuratevene una copia.

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