Concerti Genova Lunedì 6 agosto 2007

Compost: una nuova fanzine a Genova

Genova - Si chiama Compost, come il processo di riciclo dei rifiuti organici per produrre fertilizzante. L'occhiello dice "a Genova non si butta via niente". L'ultima inziativa dell'etichetta Disorderdrama è una fanzine. Matteo Casari, l'ideatore, la definisce così: «un modo per mettere ordine negli ultimi trent'anni di musica in questa città». Il focus del libretto, che esiste su internet ma anche su carta, sono le interviste. «Non ci interessa tanto fare recensioni, sapere cosa ha inspirato un gruppo o un artista, ma piuttosto dialogare, capire chi ha fatto (e fa) cosa, come e perché». È uscito a luglio il terzo numero di Compost, che comprende tra l'altro chiacchierate con gli organizzatori del festival Cromatigullio, Ex Otago, Emiliano Grigis di Sodapop, Marcella Garuzzo, Mauro Ghiralda, a sua volta creatore di varie fanzine negli anni Novanta.

«Non è la prima volta che mi cimento con le fanzine - prosegue Matteo - Quasi dieci anni fa feci tre numeri di MarStyle, un progetto che ho lasciato nel momento in cui ho iniziato ad organizzare concerti. Ma l'idea è rimasta. Le chiacchierate con Johnny Grieco (grafico, fumettista e leader della punk band Dirty Actions n.d.r.) hanno accelerato la nascita di Compost». La fanzine è completamente fatta in casa, gratuita, autofinanziata, distribuita preferibilmente a mano: «che non abbiamo tante copie, meglio non buttarle». Con il tempo si sta formando una nutrita schiera di collaboratori: «che conoscono bene la città», dice Matteo. Qualche copia la si trova da Disco Club, in via San Vincenzo. Per le altre meglio seguire le indicazioni del sito.

Uno sguardo indietro, ma anche una progettualità che guarda al futuro: «nessuna malinconia. Ci interessa sapere cosa è successo in passato per capire cosa possiamo fare oggi», continua Casari. Tra le rubriche c'è Import/Export, che segnala chi, nel campo della musica, ha lasciato Genova, chi è tornato e chi è rimasto: «il fenomeno della fuga è concreto, ma sono molti quelli che decidono di rimanere. Questo dato dovrebbe essere recepito dall'istituzioni affinché investano di più. Le idee sono tante, ma da soli si può fare poco».

Cosa ne pensi della programmazione musicale genovese di quest'estate? «Spicca la location del Parco della Lanterna, dove si sono svolti Play e Milk Out. Fantastica. Secondo me dovrebbero aprirla tutti i giorni durante la bella stagione. Dispiace un po' per la mezza edizione del Goa Boa: un festival di grandi dimensioni - come può essere quello - aiuterebbe molto i genovesi ad abituarsi a veder musica dal vivo e di altà qualità».
Tu che sei osservatore attento, c'è qualche gruppo agli esordi che ti ha colpito ultimamente? «Sicuramente gli Eat the Rabbit, che hanno vinto il Goa Boa School Select e registreranno negli studi della Green Fog Records. Suonano un punk ballabile - basso, batteria, chitarra - molto divertente. E poi c'è tutta una schiera di gruppi già più maturi - penso a En Roco, Marti, Ex Otago - che si stanno facendo notare in giro per l'Italia e non solo».

Il numero 4 di Compost verrà presentato in occasione del prossimo Rural Indie Camp, festival promosso da Disorderdrama che si svolgerà a settembre nel tortonese. Stay tuned.

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