Concerti Genova Mercoledì 1 agosto 2007

Gezmataz, il bilancio dell'edizione 2007

Tempo di bilanci per Gezmataz 2007, l’edizione più ricca ed interessante tra le quattro svolte finora, coronata da un nutrito seguito di pubblico e premiata anche dalla presenza delle Tall Ships che ha contribuito ai pienoni di sabato 28 e domenica 29 luglio.
Il jazz contemporaneo ha occupato l’Arena del mare, spesso “coreografato” dal passaggio a pochi metri dei grandi traghetti in partenza, omaggiati in vario modo dai musicisti, chi con un sax/sirena chi con marcette militari improvvisate sul momento.

Ottimo il prologo di martedì 17 luglio, con l'appassionante concerto dei Doctor 3 (Danilo Rea, Enzo Pietropaoli e Fabrizio Sferra) che hanno confermato originalità e classe nelle scelte musicali e interplay collaudatissimo. La rilettura jazz di pezzi pop e rock, colonne sonore e brani tradizionali stimola i musicisti, che arrivano a legare La canzone di Marinella a Besame mucho. Rea conduce il trio con piglio di volta in volta deciso e lirico - i Doctor 3 in genere non hanno una scaletta predefinita - mentre a Pietropaoli e Sferra sono riservate tessiture ritmiche ed alcuni assoli davvero ispirati.
Ampia la gamma di latitudini toccate nell'ora e mezza di concerto: da Mary Poppins a Burt Bacarach, da Daniel Rice a De Andrè, Tenco e Paoli, da Sting ai Beatles, con alcuni momenti, forse i più interessanti, in cui il percorso del trio devia della strada maestra del motivo conosciuto e si inoltra per le terre ricche di incognite e di scoperte dell'improvvisazione.

Richard Galliano e il suo Tangaria quintet hanno inaugurato il week end caldo delle Tall Ships venerdì 27: un vortice di musica cosmopolita e trascinante, sorta di world music per palati fini che ha conquistato il numeroso pubblico dell’Arena del mare. Il fisarmonicista francese fa convivere tanti generi ed atmosfere musicali, dal tango al jazz, dal calypso al valzer, - per concludere addirittura nei bis con una Guarda che luna a ritmo di reggae - senza abbandonare il filo della leggerezza e creando un patchwork di grande interesse musicale.
Merito suo indubbiamente - non a caso definito il vero erede di Astor Piazzolla - ma anche del gruppo composto dal violinista venezuelano Alexis Cardenas, dal bassista Philippe Aerts e dai percussionisti Raphael Meijas e Clarence Penn fra i quali il leader ha ripartito equamente ruoli ed assoli, applauditissimi dal pubblico.
I momenti più suggestivi: la libera improvvisazione sul celeberrimo Libertango di Piazzola, il duetto con il contrabbassista e Galliano impegnato alla melodica a fiato, ed il brano tradizionale venezuelano che diventa nel finale una giga di Bach.

Per sabato 28 il trio del sassofonista sardo Enzo Favata, con Daniele Di Bonaventura al bandoneon e Uti Gandhi alla batteria ha tenuto fede alle promessa iniziale di una musica “che nasce qui al porto antico di Genova”, proponendo oltre un’ora di brani improvvisati. A seguire il concerto degli Snackmates, ovvero gli insegnanti dei corsi organizzati nell’ambito del festival sotto l’egida del chitarrista genovese Marco Tindiglia, con Aldo Mella al contrabbasso e Gorge Garzone al sax.

Domenica 29 il “ritorno a casa” del nuovo quintetto di Enrico Rava in cui oltre al leader, sempre lirico e dalla pronuncia impeccabile, spicca il giovane trombonista pugliese Gianluca Petrella, ormai una piccola star a livello mondiale, dopo la vittoria nel referendum indetto dalla rivista statunitense Down Beat per i migliori talenti del suo strumento. Rava e Petrella hanno condotto il filo di un concerto in gran parte dedicato al recente Cd inciso per l’etichetta ECM The words and the days. Menzione d’obbligo per il genovese Andrea Pozza, che dopo lunghi anni di gavetta (ricordo i suoi primi concerti oltre dieci anni fa al Lousiana Jazz club) ha spiccato finalmente il volo, prendendo il posto di Stefano Bollani nel quintetto, con uno stile del tutto diverso, molto più meditativo e intimista, ma del tutto in sintonia con la vena delle più recenti composizioni di Rava.
Quest'ultimo è davvero encomiabile nella voglia di scoprire e confrontarsi con nuovi talenti del jazz: stavolta la sezione ritmica era costituita dai due giovanissimi Francesco Ponticelli al contrabbasso e Emanuele Maniscalco alla batteria il cui talento, già evidente oggi, avrà modo di svilupparsi in fretta sotto l’ala di maestri di tale levatura.

Infine martedì 31 il concerto clou, unica data italiana del trio svedese E.S.T. ovvero Esbjorn Svensson Trio. Secondo alcuni sono il futuro del jazz. In realtà la musica del trio - la classica formazione piano contrabbasso batteria - sembra fatta apposta per dividere i puristi del jazz dal pubblico più disponibile ad entusiasmarsi per i virtuosismi e una certa “piacioneria” dei temi, spesso al limite della new age. Avendo apprezzato molto i vecchi cd di Est Seven days of falling, Strange place for snow, e meno la produzione più recente, mi collocherei a metà fra i due giudizi. Tra le cose davvero ottime c'è l’abilità del leader di costruire temi e strutture articolate e suggestive, con la mano sinistra che sembra talvolta raddoppiare la tastiera, ed in generale il tentativo di coniugare minimalismo, pop e qualche stralcio di improvvisazione jazz; fra quelle di cui farei volentieri a meno l’esasperato uso del contrabbasso distorto a mò di chitarrona elettrica di Dan Berglund , ed un indulgere troppo frequente nella ricerca dell’effetto speciale a tutti i costi.
Da ricordare infine il batterista “metronomo” Magnus Ostrom che alla musica del trio fornisce una propulsione ritmica continua, ma sempre uguale a se stessa.

In conclusione un ottimo festival, arricchito anche da una consistente sezione didattica (Workshop di improvvisazione e Masterclass con Galliano) e, per una volta, accessibile anche dal punto di vista del costo dei biglietti, fra i più economici dell’estate jazz non solo ligure.
Unico appunto, ma suggerito sommessamente con simpatia ed estrema gratitudine per gli organizzatori: perché scrivere sul depliant che i concerti iniziano alle 21 se poi i musicisti prima delle 22 non si fanno proprio vedere?

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