Concerti Genova Martedì 24 luglio 2007

Sana camurrìa al GoaBoa

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Genova - La penultima, quella di ieri, 23 luglio, è stata la serata piaciona e casinara del .
Gli intenti sono esplicitamente dichiarati fin dall’inizio, quando salgono sul palco gli imberbi The vicious, altra sorpresa del GoaBoa School Select: sei ragazzetti alle prese con originali cover di brani del momento, dall’inascoltabile Raffaella è mia di Tiziano Ferro all’ammiccante Beatiful liar delle sciure Shakira-Beyonce.
Se non fosse per i testi, i brani sarebbero praticamente irriconoscibili, riletti come sono con fiati e tastiera in goliardica chiave soul.

Tra scambi di strumenti fra i membri della formazione, cuffie da pallanuotista, improbabili coreografie surf ed antidiluviani occhiali 3d, i giovanotti preparano gli animi alla venuta di tre folletti votati anima, corpo e tatuaggi al rockabilly style: si autoetichettano come l’unica metal band anni ’50 del mondo.
Gli credo senza troppe difficoltà e me li godo esaltata fin dalla prima nota, strimpellata sulla Gibson da Andy Mac Farlane, il frontman made in Scotland della triade.
Arrivano dalla sanguigna Romagna, dove –non a caso, a Senigallia, si tiene The Summer Jamboree, il più importante festival country e rockabilly italiano- ma potrebbero benissimo essere nati a Nashville mezzo secolo fa.
Ciuffi impomatati, Ray Ban, camicie ricamate in stiloso old style, estetica vintage da dieci e lode ben rappresentata dalla bellissima batteria a scacchi bianchi e viola di Matteo Pinna De Paola. Tre soli elementi sono in grado di esaltare senza sforzo la platea: perfetto esempio di godurioso e liberatorio divertimento.
Sasso Battaglia impugna sovente come una chitarra il suo contrabbasso indiavolato che, segnato da cicatrici e tempestato da sbiaditi adesivi, sembra uscito dritto dritto dai bassifondi di Chicago.
Le prime file si inquietano quando il rullante si sposta a ridosso delle transenne: nella concitazione delle strepitose rullate, il Pinna scaracchia come un lama impazzito e schivare i suoi eventuali sputazzi diventa una prerogativa.
Cavalcata di un’ora e mezza con i brani originali della band (su tutti, la trascinante Hormonettes) e chiusura trionfale con l’imperitura Great balls of fire di quell’immortale scavezzacollo che é Jerry Lee Lewis.

Sul fondo del palco, il logo in stile Pronipoti di Hanna & Barbera dei ragazzacci col ciuffo viene sostituito in fretta da quello del picciotto più amato dagli italiani: ritrovo dal vivo dopo ben .
Smesso il gessato di allora e perso qualche chilo, Roy è esattamente come lo ricordavo: caciarone, camurrioso direbbe Camilleri, energetico ed eclettico, ma soprattutto ottimo musicista, insieme ai suoi fidati .
La sua maestria alla tromba gli ha valso negli anni collaborazioni tra le più svariate: dagli inizi con i Mau Mau, fino all’approdo alla corte di Manu Chao, il siculo con i baffetti da sparviero s’è fatto meritatamente un nome.
La sua è un’esibizione lunga e trascinante, al ritmo di ska-reggae e good vibrations farcite di inusuali inserti di natura rockettara: la sezione fiati la fa –anche coreograficamente- da padrone, ma quella ritmica, al sabor de Bahia, non è da meno, grazie anche alle percussioni di Peu Meurray, "preso in prestito" dagli amici .
Mambo siciliano, Vitti ‘na crozza, Viva la vida, Malarazza, L'isola dei fessi, fino alla tradizionale Pigghia lu vastuni, cantata da tutta la platea con evidente compiacimento del parrino («Mììì, ma tutti siciliani siete?»): non c’è un attimo di tregua, si balla sorridenti dall’inizio alla fine, celebrata da Toda joia, toda beleza.

ù Inatteso colpo di scena quando compare sul palco Don Gallo: celebrando la natura divina della musica, abbraccia Roy e gli rimette ufficialmente tutti i peccati, passati e futuri. Paci quasi sviene: «Ora posso fare davvero tutto! Bumba!», esclama con il viso furbesco che spande sincera allegria.
L’euforia generale, sana e schietta, è così alta che non si vorrebbe concludere la festa: e allora la coda dell’esibizione è lunga, intensa e sudata. Roy, da vero amico da osteria, scende dal palco e abbraccia e bacia tutti quelli che gli capitano a tiro, regalando sorrisi a settantotto denti.
Si torna a casa ballando per le vie deserte di Genova, col cuore una volta tanto più leggero.

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