Concerti Genova Lunedì 2 luglio 2007

Enea Leone rivisita Ennio Morricone

© www.enealeone.com
Lui sì che starebbe davvero di diritto, oggi, sulla copertina di . Un emblema del postmoderno: compositore di talento fin dalla giovane età, quasi un enfant prodige, che è però diventato famoso scrivendo colonne sonore che in alcuni casi hanno fatto più strada dei film per cui sono stati composte. Uno di quei personaggi che hanno segnato, indelebilmente, gli ultimi cinquant’anni. Di striscio, certo, quasi a sfiorare. Ma c’è stato e, se così non fosse stato, si sarebbe sentita la differenza. È ovvio, stiamo parlando di Ennio Morricone. Tardivamente, a correggere un’omissione durata troppi anni, è arrivato l’Oscar alla carriera. E, subito, giù con omaggi, incontri, dibattiti, dischi celebrativi.
Volete uscire fuori dal "We all love Ennio Morricone", dove si è arrivati persino a cantare sui temi del maestro per renderli più fruibili al grande pubblico (ah!)??? Allora seguite questa semplice ricetta: prendete undici, solo undici delle sue tracce; alcune famose, altre meno, ma tutte belle. Poi prendete due chitarristi, uno (Carlo Marchione) che si dedichi ad arrangiarli con la supervisione dello stesso autore, e un altro ( ) che investa tutte le sue capacità interpretative e tecniche per riportare la partitura sulle sei corde di nylon.
Risultato: Eleven – Enea Leone plays Ennio Morricone ( , 2007).

Il lavoro, lungi dall’essere un’operazione nostalgia o peggio ancora un’operazione omaggio al grande maestro in occasione del conferimento del premio oscar alla carriera è un’opera viva, densa di grande profondità musicale: più che strizzare l’occhio all’ascoltatore superficiale, vuole stimolare la curiosità di quello più attento che, così, per esempio, scopre che Ennio Morricone ha scritto anche una bellissima partitura per un film del 1969 con Bud Spencer (A l’aube du cinquième jour).
In più, pur provenendo dalle dita (di scrittore ed esecutore) di professionisti della chitarra classica con un curriculum di enorme livello, il disco è godibile per la sua decisa freschezza, il ritmo nella scelta dell’ordine delle tracce, la sapiente capacità di condensare nei suoni di una chitarra (e i più esperti sapranno per certo quanti ve ne sono racchiusi, davvero) la complessità di un’orchestra e di un tema spesso affidato a più strumenti nello stesso tempo. L’opera è frutto di diversi anni di lavoro, e di intensi contatti tra Marchione e Morricone stesso, che ha partecipato con piacere alla revisione dell’ultima stesura delle partiture: una cura che si legge senza dubbio nella grande qualità delle composizioni.

Per i più competenti, segnaliamo l’utilizzo degli armonici artificiali, che, oltre che allargare sostanzialmente l’estensione dello strumento, mettono in risalto le capacità interpretative di Leone, chitarrista giovane (ha meno di trent’anni) ma capace di coniugare al meglio la propria tecnica sul manico ad una sorprendente capacità di sentire la partitura: il risultato è così un disco suonato da un chitarrista "classico" su una chitarra "classica" con l’orecchio, però, alle migliori produzioni fingerstyle.
Un'ultima parola su Enea Leone: non abbiamo dubbi che se ne sentirà ancora parlare. Pare avere tutte quelle caratteristiche (tecniche ed anagrafiche) per entrare a far parte di quella scuola di giovani musicisti classici che non disdegnano di entrare in contatto con il grande pubblico, riportando l’interesse di molti su quella che si può chiamare, molto superficialmente, musica "classica", o meglio, suonata in maniera "classica" con strumenti "classici", ma seguendo paradigmi di composizione "moderni". Non a caso, nel suo repertorio, c’è un brano scritto per lui da Giovanni Allevi, che, attraverso questo modo di proporre la sua musica, è riuscito a portare un disco suonato interamente al pianoforte nelle classifiche della musica pop. Leone potrebbe forse fare lo stesso con la chitarra.

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