Concerti Genova Martedì 22 maggio 2007

C'era una volta il rock: Daniele Sepe

Una radio libera può diventare un musical? Come no: Suonarne 1 x educarne 100 di und Rote Jazz Fraktion ( , 2006) ne è la chiara (e felicissima) dimostrazione (potenziale). Scorre, traccia dopo traccia, il retrogusto delle di 30 anni fa. Una celebrazione dei Settanta? Non proprio. O meglio: cosa rimane (o ritorna) di quell’epoca. La radio è il filo conduttore di tutto il CD, il tessuto connettivo o il brodo primordiale da cui si dipana un vulcanico flusso di citazioni e di segnali che, ancora, oggi vogliono farsi sentire.

Un album estremo di un eccentrico musicista e della sua banda al proclama di ribellarsi è giusto. Temi dibattuti ieri con il filtro ideologico degli slogan ad effetto, ma che oggi assumono, comunque, un loro peso, proprio quando la “gente perbene” è convinta che quell’impegno sia stato derubricato dalla livella delle agende politiche. C’è la storia grottesca di tal Piero Zamponi che, uscito da un coma durato 30 anni, è convinto che il PC sia il partito e il cellulare (ancora) il mezzo di trasporto delle forze dell’ordine.

Frammenti impazziti esplodono come pericolose cellule destabilizzanti tra una battuta e l’altra (Area, Rino Gaetano, Stevie Wonder, gli Osanna di Palepoli, i Police, Gianfranco Manfredi, Francesco Guccini, Pino Daniele ma anche Ignazio Buttita, le sedute del Parlamento, il Conte Claro di Sordi, Enrico Berlinguer).
L’enorme preparazione musicale del polistrumentista napoletano fa il resto: coverizza un Zappa reggae (Peaches in Regalia), rende più jazzy un hit di Hair (Let the Sunshine In qui trasformata in Let Your Past Live), duetta con Lino Vairetti (vocalist degli ), dribbla spazi black a colpi di assoli di sax e flauto, fa un doveroso omaggio alla band di James Senese con lo strumentale Napoli Centrale (uno degli episodi più inebrianti di tutto il CD) e chiude lo spettacolo con una rilettura di Hasta Siempre. Qua e là si infiltrano, addirittura, riff di hard rock (Whole Lotta Love dei Led Zeppelin menzionata in Come in coma), blues incandescenti (Guzzi Falcone), marcette da avanspettacolo.

Un CD che ha il camaleontico merito di raccontare una storia del passato con la forza e gli strumenti comunicativi di oggi: canzoni gradevoli che giocano con i codici più popular (rhythm’n blues, funky, reggae) per fare breccia nelle coscienze sulla scorta di uno spirito engagé. Testi forti, dai contenuti pesanti perché pensanti (in Zut & Traverso scritta con Ivan Della Mea si dice: “Scurdammoce o future/Che o passate non ce sta”), scomodi in quanto troppo liberi, ovvero naturalmente libertari.
Ne è esempio la bellissima Bianco e Nero: il preludio, la voce del giornalista che annuncia il rapimento Moro e l’ultima telefonata delle BR all’assistente universitario del politico. Una ferma condanna degli anni di piombo (Spingere il movimento/verso la lotta armata/portarlo oltre ogni limite/che grande bastardata!) ma con una coda dal retrogusto amaro sulla nostra quotidianità (Loro 30 anni isolamento coatto/noi reality encefalogramma piatto).

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