Concerti Genova Martedì 8 maggio 2007

C'era una volta il rock

© Ciao 2001
Quando si parla di rock a Genova negli anni Settanta i nomi che ricorrono più spesso sono quelli dei , e i Garybaldi di Bambi Fossati. Il tutto, spesso, colorato da una certa olografia di maniera figlia di approcci superficiali: Quella carezza della sera, il folk su palco sanremese di Jesahel, il tormentone del Jimi Hendrix italiano e così via.
Genova ha prodotto molto in quel decennio e non è facile cavarsela con la solita sequela di luoghi comuni. Pensiamo, ad esempio, ad una band oggi finita nel dimenticatoio ma che dal ’71 al ’74 produsse una serie di LP degni di (ri)ascolto: la Nuova Idea.

Una storia iniziata alla fine dei Sixties quando, con il nome prima di Plep e poi di Gil & J. Plep, cercavano di superare il beat a colpi di distorsori e tinte psych. Poi arrivò l’interessamento discografico dell’Ariston, a cui quel "plep" suonava come una marca di detersivo. Si consigliò La Nuova Idea, da qui iniziò l’avventura. Cinque ragazzi determinati, che dal vivo tiravano fuori una forza incomparabile, grazie anche al chitarrista "marziano" Marco Zoccheddu (già con i Gleemen di Bambi Fossati), dalla tecnica avanzatissima per l’epoca. Quindi Giorgio Usai alle tastiere e il bassista Enrico Casagni, abile nel curare gli interessi più pratici della banda, nonché autore dei testi. Infine (last but not least) un batterista, studente del Conservatorio in odore di scomunica (Paolo Siani), e un altro chitarrista con i capelli cotonati e abbigliato secondo la moda "indiana" (Giorgio Ghiglino).

Nel 1971 la loro opera prima, In The Beginning, sembra volersi orientare in direzione dei primi esperimenti progressive italiani: il lato A è interamente occupato dalla suite Come, come, come con trasposizioni testuali dal Macbeth di Shakespeare, mentre l’altra facciata ha il sapore di una compilation canzoni, avulse dal contesto e dalle ambizioni dimostrate nella side di partenza. Un album che lasciò insoddisfatti i componenti, tanto che fu pubblicato dall’Ariston all’insaputa del gruppo: la rivelazione durante una serata in un locale della periferia, quando alcuni ragazzi si presentarono con il disco da autografare!
Intanto Marco Zoccheddu fa le valigie, per tentare la sorte nell’entourage della premiata ditta Battiato-Sassi (leggi Bla Bla) con gli Osage Tribe; in line-up subentra Antonello Gabelli (ex Nuovi Corvi) e, nel 1972, si dà alle stampe il concept Mr. E. Jones, incentrato sulle vicende alienanti e alienate di un povero travet sfruttato dal lavoro. La mancanza di Zoccheddu porta la Nuova Idea a concentrare la propria tavolozza di suoni sulle tastiere. Usai, oltre al pianoforte, all’organo Hammond e al piano elettrico, si sbizzarisce al sintetizzatore Moog e al mellotron. Permangono ricordi lisergici beatlesiani e qualche ruvidità alla Vanilla Fudge, ma la "nuova grammatica" di , E.L. & P. e degli ultimi Pink Floyd e Moody Blues comincia, pur timidamente, a farsi strada.

Con Gabelli dura poco, così, nel ’73 avviene la svolta, grazie all’entrata dell’appena ventenne Ricky Belloni: nonostante la giovane età, la preparazione e l’esperienza di questo musicista sono alla base dell’ultimo lavoro della Nuova Idea e del definitivo aggancio (quasi maturo) con le fonti del progressive: Clowns. Tempi dispari, una voce (quella di Belloni) alla Chapman, song dalla complessità armonica e ritmica. Uno stile capace di testare una sintesi tra la poliritmia dei Gentle Giant, l’impostazione melodica dei Genesis e qualche eresia crimsoniana. Il trampolino di lancio. Invece fu il canto del cigno. Arrivò l’austerity e, come altri complessi, anche la Nuova Idea fu costretta a chiudere i battenti.
Siani, Casagni e Ghiglino cercarono di gravitare, con mansioni diverse, nel mondo della discografia ma, alla fine, si dedicarono ad altre professioni.
Belloni nel ’76 e Usai nel ’77 divennero componenti dei rinati New Trolls. Della Nuova Idea rimane il rimpianto dell’inizio di Clessidra (in Clown): c’è una densità di idee e di prospettive che solo altre ragioni – esterne alle dinamiche di gruppo – potevano interrompere.

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