Concerti Genova Mercoledì 2 maggio 2007

C'era una volta il rock: ancora Delirium

Forti di una militanza nel campo progressive nazionale dal 1970, i regalano agli appassionati del genere un live antologico, arricchito di un inedito (Notte a Bagdad), di una cover storica (With a Little Help from my Friends versione Joe Cocker) e di un succulento medley dedicato ai Jethro Tull. Tutto questo, mentre la band genovese sta per consegnare alle stampe la loro attesissima quarta fatica (probabilmente Delirium IV). In cabina di regia, la label cittadina di Massimo Gasperini & C.

Delirium Live (Vibrazioni Notturne) (Black Widow Records, 2006) è il risultato del concerto tenutosi il 24 luglio 2006 a Brentonico (Trento): la qualità dei suoni è ottima, l’impatto “performance” si avverte nota dopo nota. Il collettivo emerge compatto e gli episodi individuali ritagliano, all’interno dell’esibizione, spaccati sui variegati apporti dei singoli: il jazz dai fiati di Grice o dalle tastiere di Vigo, il funky del bassista Chighini, il rock sincopato di Di Santo e la chitarra heavy di Solinas. Gli evergreen ne escono corroborati: vere e proprie riletture “con il senno di poi”. Le radici degli anni Settanta non si smentiscono, ma c’è odore di vernice fresca, voglia di vero progressive e non di nostalgia: talune accelerazioni in Villaggio ricordano addirittura il pomp-rock dei Kansas; la frenesia dispari di Culto disarmonico accentua ancora di più l’avvicinamento tra i nostri e la fusion della Mahavishnu Orchestra o dei Soft Machine del dopo Wyatt; Dolce Acqua, sfrondata l’originaria patina un po’ retorica e consegnata al flauto di Grice, diventa un brano dall’azzeccata atmosfera ariosa; con Gioia, Disordine, Risentimento i Delirium attualizzano un singolare dettato capace di coniugare – nel clima floydiano – il solo hendrixiano di Solinas con il sax free di Grice. Meno interessante la rilettura di È l’ora (scritto da Mogol e Lavezzi), però anche quella è storia (dei Delirium).

Il Giappone è terra di (facile) conquista per i gruppi progressive italiani. PFM (dagli anni Settanta), Banco del Mutuo Soccorso, il Balletto di Bronzo di Gianni Leone, ultimamente i New Trolls. Nel novero, non vanno trascurati gli . Torinesi, fecero uscire nel 1973 un album di altissima levatura (Tilt! Immagini per un orecchio), prodotto dall’etichetta alternativa Cramps (quella degli Area, per capirci); il bis nel 1974 con l’altrettanto suggestivo Giro di valzer per domani. Gli Arti e Mestieri ebbero il pregio di realizzare una sintesi “italiana” tra il tematismo sinfonico dei primi King Crimson e le intuizioni jazz-rock sprigionati da Miles Davis & C., con un’attitudine e uno spirito trasversale di chiara impostazione zappiana.

Nel 2006 è uscito First Live in Japan per l’ , prezioso documento dell’ultima tournée in Sol Levante. Il repertorio prevedeva il meglio dei due album citati sottoforma di suite, più una serie di brani “esterni”, riconducibili al resto della produzione degli Arti e Mestieri. La bravura degli interpreti svetta su ogni dettaglio, ma non si tratta di una fredda riproposizione ad usum concerti, bensì di un esibizione veramente vissuta in feedback con un pubblico assai attento e curioso. Chi non avesse mai ascoltato nulla degli Arti e Mestieri, questo First Live in Japan è il miglior galeotto per tuffarsi nella loro discografia. Impossibile non rimanere contagiati dalla precisione del drummer Furio Chirico e del bassista Roberto Cassetta, dalla ragionata orchestra di tastiere di Beppe Crovella, nonché dagli exploit solisti di Roagna (chitarra), Acosta (violino) e Ponissi (sax). Peculiare attenzione merita la voce di Iano Nicolò (già Cantina Sociale): è un timbro che lascia traccia. Anni fa, in quel dell’Altrock di Sesto San Giovanni, mi capitò ascoltarlo in una reinterpretazione di Stratos. Fu pelle d’oca all’istante.

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