Food Genova Venerdì 23 febbraio 2007

La Genova del '900 e le sue birrerie

Genova - Le Birrerie di Genova nel ‘900. Parlando di Genova Hans Bart, nel 1921, non esita a chiamarla “Velenopoli”, riferendosi alla discutibile qualità della proposta enologica della città; anche Dante, Magone il punico e il Barbarossa riferivano di coppe eleganti con turaccioli dorati dove veniva servito un “veleno vinoso” che metteva l’inferno nelle vene… Ecco perché il cuore genovese fu sempre votato a Gambrinus, il Dio protettore della birra: non fa scalpore che nella “Velenopoli” il culto della buona bevanda di malto fosse molto in fiore.

. Addentriamoci allora nella Genova d’inizio ‘900 e nelle sue storiche birrerie. Locali rinomati in tutta Italia, frequentatissimi, dai tavoloni sempre gremiti di commensali che brindavano con boccali colmi di birra scura e gustavano i succulenti piatti di salsicce e crauti; i vicini di tavolo potevano essere avvocati così come operai, tutti quanti riuniti con il solo scopo di placare la propria sete.
Un costante vociare di sottofondo, l’odore persistente del malto fermentato, l’atmosfera gioiosa e le kellerine, cameriere in costume bavarese, dal cordiale sorriso e dalle forti braccia in grado di portare più boccali in una sola mano: ecco gli ingredienti indispensabili per una birreria degna di questo nome.

Il centro birraio genovese era la zona tra piazza Corvetto e piazza De Ferrari. In via San Sebastiano si concentravano due delle principali birrerie , l’una accanto all’altra: la Löwenbräu ed il Gambrinus.
La Löwenbräu, ben nota tra gli accaniti bevitori genovesi e tedeschi, proponeva birra esclusivamente monacense; un’ampia sala ben decorata, allegra e festosa, tavoloni in legno nella parte più conviviale e divani color rosso in quella più elegante, sulle pareti era stampato il proverbio: “chi vuole la birra e non vuole il punch, va da Monsch (proprietario tedesco del locale)”. Posta all’incrocio tra via San Sebastiano e via Roma, si faceva notare per la grossa insegna indicante “Bierhalle Zum Löwenbräu” e la relativa traduzione “Birraria”: così venivano infatti chiamate le birrerie a quei tempi. Lo scrittore Camillo Sbarbaro in “Fuochi Fatui”, non esitò a descrivere la birreria ed una della sue splendide kellerine in gonnella di nome Nelly.

Proseguendo verso l’interno di via San Sebastiano, proprio nella porta affianco, al civico 10, ecco la popolarissima birreria “Gambrinus”, dall’aspetto un po’ più latino e con un pubblico in prevalenza italiano; si riferisce che nel buffet fossero servite conserve, salsicce, carciofi, frutti in scatola e pesche nazionali, che erano assai gradite accompagnatrici della birra.
La Birra era sempre monegasca, la Bürgerbräu, oggi scomparsa; nei manifesti pubblicitari del tempo si trovava scritto a grossi caratteri: “Gambrinus Halle – Casa di primo Ordine” e poi ancora: ”il ritrovo degli artisti”. Questa birreria ebbe un successo davvero rilevante nei primi decenni del secolo, frequentatissima dai genovesi, anche grazie alle maniere molto familiari del personale.

Erano le due più famose birrerie di Genova; ve ne erano molte altre, ma queste, avevano qualcosa in più. A quanto ci viene tramandato, erano sempre strapiene di commensali, vuoi per una succulenta salsiccia, vuoi per un rinfrancante boccale di birra scura, vuoi semplicemente per chiacchierare, come nello spirito genovese, di cultura, politica o pallone. L’ambiente era chiassoso e molto caldo, e qui era possibile - guai a chi dice che i genovesi sono dei musoni - socializzare e fare nuove conoscenze grazie sia alla bontà e alla giovialità portata da qualche birra in più, sia alla travolgente carica di allegria trasmessa dal locale e dalle kellerine in costume.

Di fronte alle due birrerie di via San Sebastiano ecco le Poste Centrali, primo palazzo di Galleria Mazzini sulla sinistra dando la schiena al Teatro Carlo Felice. Ai tempi la “Galleria” era il cuore della città, sia proprio per la presenza delle allora importantissime Poste Centrali, sia perchè via XX Settembre era ancora in via di costruzione e sviluppo. Centro culturale e commerciale durante il giorno, la “Galleria” si trasformava dopo il tramonto in un flusso di gente comune, poeti, artisti, nottambuli che, a quanto si legge, sembra proprio anticipare di quasi un secolo il fenomeno della odierna ”movida” dei vicoli.
Si racconta di artisti e personalità dai nomi eccellenti quali frequentatori della Galleria: Anton Giulio Barrili, Stefano Canzio, l’architetto Grasso, il garibaldino Burlando, i poeti Montale e Sbarbaro, Mario Maria Martini, Pier Angelo Baratono, lo scultore Bassano, Ceccardo Roccatagliata Ceccardi e poi ancora artisti non genovesi quali Mascagni, Puccini, Marinetti, Zago, Zacconi e Angelo Musco. Nella “Galleria” tre erano i principali punti di mescita birraria: il ristorante Pippo Luce, la Birreria Zolezi, ed il Caffè Roma.

Il Ristorante-Birreria Pippo Luce era situato di fronte alle Poste Centrali, nel mezzanino del primo caseggiato sulla destra dal Teatro Carlo Felice, di fama extracittadina, offriva sette stanze: qui la birra scorreva letteralmente a fiumi, e la cucina lavorava ininterrottamente dal mattino fino a tarda notte. L’affollamento maggiore si registrava nel dopo-teatro, tanto che spesso alla fine delle rappresentazioni, il “complet” terminava generalmente così: “Signori miei carissimi / vi prego di cessar / che Pippo in Birreria / è stanco d’aspettar!”, un’istituzione insomma.
La Birreria Zolezi, nata nel 1877, ebbe invece il merito di ospitare a Genova la prima orchestra di donne viennesi: offrì presto veri e propri spettacoli di varietà. Nella reclame si trovava scritto “concerto cosmopolita della Birraria Zolezi” ed in basso a sinistra faceva capolino un enorme boccale in ceramica bianca con spumeggiante schiuma trabordante dall’orlo, a lato l’efficace scritta “birra di Monaco”. Di sera la birreria era frequentata da intellettuali e da “viveurs” che occupano i divani del Zolezi “tanto soffici dopo l’aspra discussione” scrive Pierangelo Baratono “e tanto comodi per chi voleva o doveva attendere l’aurora”.

Il locale più noto della Galleria era però il Caffè Roma. Frequentatissimo da letterati ed artisti, serviva la birra monacense Bürgerbräu; ristorante “di primo ordine” come recita la reclame del locale, aveva un accesso anche da Via Roma 10, e fu tra i primi locali ad avere il telefono (26-99 era il numero!). Attirava il pubblico più selezionato della città, dalla borghesia più elegante agli eccentrici monelli, superbi nei capi di vestiario più scompagnati, in brandelli e deliziosamente pieni d’irriverenza!
Proprio la chiusura del “Roma”, attorno agli anni’20, contribuì a spegnere la vita della “Galleria”, così come il trasferimento delle Poste Centrali in Via Boccardo. In risposta ecco sorgere il Bavaria, vicino alle nuove Poste in Piazza De Ferrari, all’angolo con Via XX Settembre; ambiente ricercato e di lusso, con un’ottima birra Pilsen servita in calici di vetro con l’orlo dorato. Enormi tende dai portici adiacenti a piazza De Ferrari mostravano la presenza della Birreria ed invitano genovesi e forestieri a rinfrancarsi con una fresca e gustosissima birra.

Proprio di fronte, nel “Palazzo della Borsa”, alcuni anni dopo aprì il Caffé Borsa, con servizio rivolto sia al pubblico, sia agli Operatori della Borsa, che i camerieri potevano raggiungere direttamente nella “Sala delle Grida” tramite scalette interne. Altra curiosità è legata al nome: “Caffè Borsa” non per la propria ubicazione, ma per il cognome del proprietario tal Sig. Borsa!! Qui la birra servita era casalinga: la genovesissima Birra Cervisia, prodotta a Fegino e conosciuta in tutt’Italia, anche se la qualità non sembrerebbe essere stata delle migliori!

Spostandoci verso piazza Corvetto, si trova l’Augustinerbräu, gestita dal figlio di un deputato prussiano; la sala è accogliente e con una veranda sull’esterno, come da perfetta tradizione mitteleuropea. Si racconta che il locale fosse governato da un dignitoso e severo cameriere di vecchia data. Chi con le buone maniere e con un comportamento rispettoso e disinteressato riusciva ad ottenere la sua fiducia, acquisiva l’amicizia di un galantuomo d’altri tempi! La birra era chiaramente Augustiner, una delle migliori di Monaco.
Un’altra birreria dall’ottima Pils, era alla Zecca, all’ingresso della funicolare: una magnifica sala, dove presso il banco del buffet si trovava una giovane kellerina, tanto cordiale nei modi quanto decisa e battagliera coi clienti più sfacciati. Il Barth la ricorda come “una sosta indicatissima prima d’imboccare la salita al Righi”. Altre birrerie in zona erano la Birreria Müller, sulla sinistra all’inizio di via Caffaro, il Bar Marconi, sotto salita della Provvidenza, la Birreria Stella a Principe affianco alla stazione.

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