Concerti Genova Martedì 2 gennaio 2007

Tony Carnevale, un 'Piano' che va forte

Tony Carnevale – Piano
(Artonica – 2006)
Sito ufficiale: www.tonycarnevale.it ; contatti: oppure

In questa Italia di musiche in libertà, ci sono artisti che meriterebbero maggiori spazi. Non è l’usuale rampogna lamentosa, di solito, proveniente da una “nicchia” di appassionati, per cui quello che loro (gli appassionati, appunto) ascoltano, è il massimo, mentre il resto è spazzatura. Per elidere (e non eludere) qualsiasi dubbio, buttiamoci sull’artista.
Il compositore in questione si chiama Tony Carnevale, agisce nell’ambiente romano ormai da oltre 20 anni. E’ un musicista che ha iniziato giovanissimo (una sua collaborazione con la Biennale di Venezia risale al 1986) e che si è mosso a 360 gradi nel mondo dei suoni. Un curriculum strabiliante: diplomato in Musica Corale e Direzione di Coro, ha studiato pianoforte, composizione, musica elettronica e direzione di coro. La sua produzione spazia dalla colonna sonora (vanta collaborazioni con Bellocchio, Emmer, Fagioli, Natoli, Pirani) ai jingle per trasmissioni (Buona Domenica, Ciao Darwin, Parlamento In, Appuntamento al Cinema) e pubblicità. Partecipa più volte ai Concerti di Natale in Vaticano. Ha collaborato con Patty Pravo e Ambrogio Sparagna (La via dei Romei).

Il professionista lascia il posto all’artista con un palmares di album tutti da riscoprire per entusiasmo compositivo e maestria tecnica: citiamo il primo Risonanze del 1991 (sul rapporto tra musica e pittura), III Movimento (lavoro coreografico rappresentato nel 1999 prima al Teatro dell’Opera del Cairo, poi, al Teatro Olimpico di Roma), il coinvolgente LIVE - Rock Symphonic Concert (con Francesco Di Giacomo e Rodolfo Maltese del Banco), La vita che grida (tra musica contemporanea e progmetal: la title track finirà nel CD n. 6 de L’Italia del Rock de “La Repubblica”) e il soundtrack Una bellezza che non lascia scampo per il film di Francesca Pirani.

Nel 2006 appena concluso, dagli studi dell’Artonica esce Piano. Sì, certo, il pianoforte ma anche un’intenzione “dinamica” (contraria al forte) che sa di filosofia di vita, momento di raccolta: impressioni, pensieri, quotidianità privata da delegare, nel proprio racconto intimo, alla panacea criptata delle note. Un diario che principia da quei sei Preludi di Chopin incisi durante l’adolescenza (era il 1979) e arriva sino ad oggi, attraverso un viaggio pianistico, reso ancora più piacevole e itinerante da presenze timbriche di pregnante spessore emotivo (archi veri, un’arpa e la chitarra di Rodolfo Maltese).

Passi di pura improvvisazione (l’opener Forse non sapevo dire “ti amo” o a Il viaggio) alla Keith Jarrett si fondono a trame minimaliste (tra Nyman ed Einaudi) ben impressionabili su pellicole in movimento (Sentire, Incompiuta, Senza parole e Oltre lo sguardo); echi di Novecento storico (ascoltate le mosse berghiane del quartetto in Sogno o la cadenza di violino in Lo zingaro o l’incipit di Onde) si alternano a reminescenze acustiche risalenti al magistero dei fratelli Nocenzi del Banco (Separazione). Il percorso si snoda nella proposta latina di Un millimetro nel cuore (per arpa e percussioni) sino a deviare nei territori del melodismo pacato di Per un istante. Suggestivo il duo con Maltese nell’immagine acustica di Quello che gli altri non sanno.

Un eclettismo che non lascia scampo… Quello che gli altri non sanno è qui e andrebbe ascoltato. Senza esitazione.

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