Concerti Genova Martedì 14 novembre 2006

I 'Latte e miele' di nuovo insieme

Nelle foto: la copertina dell'album dei Latte e miele 'Acquile e scoiattoli'

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Sabato 18 novembre 2006, presso gli spazi di Nonsolomorego, il CSPI, per la rassegna Serate Progressive, ha organizzato un incontro dedicato alla storica band ligure dei Latte e Miele. L’occasione non è casuale, visto che proprio quest’anno ricorrono i 30 anni del loro ultimo LP, Aquile e Scoiattoli, uno degli album più suggestivi di tutta la storia del rock progressive italiano. A questo punto approfittiamo dello spazio offerto da mentelocale.it per raccontarvi una vicenda che parte da molto lontano.

Inizio anni Settanta. Alfio Vitanza è un ragazzino di 14 anni. Voglia di studiare, saltami addosso. Più portato per le bacchette e i tamburi che non per i libri. A Genova (e non solo) andavano forte i . Uno dei loro componenti, il carismatico Nico Di Palo, gestiva un locale dalle parti del Palazzo di Giustizia, il mitico Revolution. Lì si esibivano giovani di buone speranze. Ma Alfio non sta più nella pelle: vuol suonare, ma soprattutto desidera un gruppo, con cui partire. Di Palo e la sua P3 danno una mano alle caparbie insistenze di Vitanza e, dopo una serie di audizioni, a seguito di un annuncio ai quattro venti, si presentano un talentuoso tastierista spezzino di formazione classica (Oliviero Lacagnina) e un chitarrista di Bolzaneto (Marcello Dellacasa).
Formazione triadica con tastiere in evidenza: niente male, non sono i primi, ma i contemporanei di una schiera che sta scrivendo il progressive europeo ( , ) e italiano ( , e ).
Mentore di questa avventura, un signore all’antica, ex cantante lirico, che curerà la produzione e i rapporti con le case discografiche: Arnaldo Lombardo.

Nel 1972 l’esordio con la Passio Secundum Mattheum, prodotto di rock sinfonico neobarocco, ispirato più al testo neotestamentario che non alla composizione di Bach. Lavoro di stampo tipicamente derivativo e debitore a canoni già noti, la Passio risulta ancora un lavoro acerbo, sebbene molto amato dai primi fan che emergono concerto dopo concerto.
Sì, perché i Latte & Miele cominciano a frequentare i maggiori festival pop nazionali (memorabili le loro session a Villa Pamphilj e alla Controcanzonissima svoltasi al Piper), diventano la band di apertura per la tournée dei Van Der Graaf Generator e riescono pure ad entrare in Vaticano (la Passio verrà presentata al Teatro Pontificio Oratorio di San Pietro in Vaticano il 20 settembre 1973).

I tempi sono maturi per un bis, così nel 1973, un altro concept album, ispirato alla figura favolistica del burattino Papillon, sorta di novello Petrushka condannato ingiustamente a morte, a causa di un amore considerato proibito dalla morale. Con Papillon il livello delle composizioni si alza: la suite omonima deve ancora molto alla grammatica degli Emerson, Lake & Palmer (notare l’inizio molto alla Tarkus), però nel lato B il complesso si lancia in improvvisazioni jazzistiche (Strutture) e si diverte in “ricreazioni” neoclassiche (la sonata Patetica di Beethoven).
Dopo Papillon, i Latte e Miele proseguono con la febbrile attività live, ma, stando alle uscite discografiche, pare vi sia una flessione. Vero sino ad un certo punto. In realtà la band lavora a nuovo materiale, ma diversi eventi portano qualche terremoto interno, cambiamenti sostanziali, pur nella vivacità creativa del momento.

La rivoluzione nel 1975. Dellacasa e Lacagnina lasciano; Vitanza resta al timone e chiama un amico d’infanzia (Massimo Gori – basso e chitarre), un tastierista emersoniano (Luciano Poltini) e un giovane polistrumentista dal DNA progressive (Mimmo Damiani – tastiere e chitarre).
Mollata la Polygram, i rinnovati Latte e Miele sono accolti dall’etichetta di Vittorio De Scalzi, la Magma Grog. Negli studi al Forte di San Martino viene alla luce Aquile e Scoiattoli, il prodotto più rifinito del gruppo. Una prima facciata melodica e raffinata, con song di solida struttura, poi, giri il disco, e c’è Pavana: una suite di 25 minuti da cui emerge l’enorme forza compositiva dei Latte e Miele e, in sintesi, anche la loro storia, visto che il brano fu scritto in parte da Lacagnina (presente in sala ma non accreditato per questioni di incompatibilità discografica).

Dopo Aquile e Scoiattoli, anche il progressive chiude i battenti. I Latte e Miele non si sciolgono, cercano di vivacchiare scendendo a compromessi con il pop melodico degli incipienti anni Ottanta. Si aggiunge un bassista (Dario Carlevaro) e un altro batterista (Enzo Barbieri), ma la storia è già stata scritta. Un passaggio a Sanremo ma siamo nell’oblio.

E oggi? Beh, si sono incontrati e sabato sera, al CSPI, verranno a raccontarci qualche novità, o meglio, una concreta prospettiva di ritornare ai ritrovati fasti, senza cedere alla nostalgia, ma guardando avanti… a tutta musica.

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