Concerti Genova Martedì 17 ottobre 2006

Riddle: King Crimson e dintorni

Nella foto: i Riddle
© www.riddle.it
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Come mi piacciono quei CD che, nelle note di “copertina”, non eccedono in spiegazioni su quanto andremo ad ascoltare. Sovente excusatio non petita, accusatio manifesta. Chi decide di fare il musicista è perché ha trovato nelle altre note (quelle pentagrammate) il miglior strumento di comunicazione. Se no, ci si inventa filosofi (o opinionisti televisivi).
Questi Riddle non tentennano: jack negli ampli, bacchettate precise e cervello fine. Tacabanda senza storie. Questione di poche battute per convincersi.

Convincersi di cosa? Beh, che questo album omonimo, prodotto dall’etichetta indipendente milanese di Luigi Pecere, La Matricula, è una piacevole e assordante sorpresa, nell’assopita steppa della discografia nazionale.
Saranno anche matricole, ma questi ragazzi conoscono a menadito la migliore grammatica postmoderna del rock. Lombardi, i Riddle nascono nel 2002, due anni più tardi calcano il palcoscenico di , nel frattempo elargiscono happening di calcolate improvvisazioni dal chiaro stampo immaginifico.

Nel loro DNA si trova tutto ciò che potrebbe salvare il rock dalla tentazione autoreferenziale di citarsi all’infinito. Una cifra chiara, precisa, una musica “loro”, di cui non possono essere privati. E, come ogni DNA che si rispetti, si avverte una sedimentazione di nobili modelli sperimentali: dai King Crimson alla New Wave più radicale, dal punk jazz dell’anarchica filiera di John Zorn al lounge, dal postrock a suggestioni colte passanti tanto dal repertorio contemporaneo-elettronico quanto all’etnica.
Un beverone ai mille gusti? Tutt’altro: un raffinatissimo distillato da sorseggiare in un salotto d’altri tempi, calzando i Dr. Martens. La sintesi che non t’aspetti.

Dopo l’entrata cacofonica di Opening, il barbarismo dei tom e la chitarra alla Bill Frisell di Jacopo Bertacco ci introducono nel Ritual, tra chiaroscuri, alleggeriti da accelerazioni e mosse swing. Le sonorità caleidoscopiche di What happens in that lab, costituiscono il punto di snodo per …Too late!, composizione che conferma la linea crimsoniana del gruppo: la lezione coglie il meglio dagli appunti di Lark’s Tongue In Aspic, Three in A Perfect Pair e The Power to Believe, ovvero un’attualissima eredità trentennale. Una sezione ritmica alla Joy Division sorregge le evoluzioni frippiane del bravissimo Bertacco e le preziose campionature di Fiori.

Vaghi accenni etnici, per nulla esornativi ma utilizzati talvolta con ironia calligrafica, emergono da Fumihito’s birthday e in Rain Forest. In quest’ultimo brano i Riddle giocano con gli stilemi della fusion: il sapore è di alcuni ricordi davisiani anni Ottanta imbastarditi con le attitudini distruttive dei Naked City.
Quiet Promenade spiazza, è il retrogusto avvertito dopo le prime cinque sorsate: un’elettrica dal sound californiano (do you remember The Byrds?), un rullante alla Police, un basso corposo e loop in sottofondo, in un crescendo di “invenzioni”.
Soundscapes e frippertronics costituiscono gli ingredienti di Dirty Business: il ricamo percussivo di Dario Benzoni coniuga intuizioni scorte nelle pelli dei vari Bruford, Copeland e Colaiuta, mentre la sottile rete di campionature crea atmosfere debitrici tanto a Sakamoto, quanto a Eno. Nella successiva The children and the sea of memories questo clima diventa più “adagio” e vaporizza in nubi leggere le turbolenze della traccia precedente.

Un finto reggae zoppicante confuso tra rumori ambientali apre la sorniona Vladimir von Orlok/…is awake, via di mezzo tra siglette hitchcockiane e determinati “lenti”canterburyani alla Hatfield and the North. Il capolinea a Bombay: una voce femminile legge versi da The Waste Land di T.S. Eliot, si va al passo di Walking on the Moon, la chitarra chiama Fripp ma imita anche aerofoni orientali, i tablas ci sciolgono in un ideale tramonto ambrato.
A proposito di The Waste Land: il poeta scrisse “and I will show something different from either” ovvero “E io vi mostrerò qualcosa di diverso”. Anche i Riddle sono riusciti nell’intento.

Per info
Riddle – Riddle, prodotto da La Matricula (2005) – LP 004
www.lamatricula.it
www.riddle.it

Line-up
Tommaso Fiori: Campionature e mellotron
Jacopo Bertacco: Chitarre elettriche e acustiche, e-bow, loops, rumori, “orchestrations answer machine, fingers, lonely circulations”
Dario Benzoni: Batteria e percussioni
Steve Palmieri: Basso elettrico, acustico, a 12 corde, basso synth, loops, “water bass”, “pernacchietta” nell’introduzione di Fumihito

La citazione da The Waste Land è stata tratta da: T.S. Eliot, Poesie, a cura di Roberto Sanesi, Milano, Bompiani, 1991, pagg. 256-257.

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