Concerti Genova Martedì 26 settembre 2006

Andiamo per dischi

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È un po’ come andare per funghi. D’altra parte siamo in autunno. E verso fine settembre, uno dei tanti padiglioni della Fiera del Mare di piazzale Kennedy si trasforma nel bosco cittadino più ricco di musica da acquistare, barattare, visionare e – perché no – ascoltare. Càpita due volte all’anno (settembre e marzo), come se fosse un rito, ogni volta singolare e irripetibile, in coabitazione con l’esposizione dei fumetti.
D’altra parte – va sottolineato – sono le uniche occasioni che consentono, non solo ai collezionisti, ma anche ai fruitori più esigenti di musica rock, di fare il colpaccio o di richiedere l’impossibile. Tranne qualche eccezione (recordshop per pochi intimi stile Black Widow, On Stage, Disco Club), a Zena è dura trovare su CD (non dico vinile) – che so – album dei Catapilla, Arzachel, Guru Guru o Cadmo. Nomi strani, vero? Eppure l’apparente sottobosco rock pullula di simili primizie. Peccato che qui da noi siano poche le oasi, il resto è deserto o illusioni epifaniche da Megastore.

Tutti a mettere il naso tra le centinaia di CD dei tedeschi, dei francesi e degli olandesi. La nazionalità è riferita agli espositori, che si fanno, talvolta, chilometri e chilometri per esporre rara (qui da noi…) mercanzia. I tedeschi ormai sono tradizione: entrate, svoltate a sinistra, 50 metri e poi dritti, si sviluppano in un bancone a “L”. Vengono da Ulm e là il loro negozio ha un nome piuttosto evocativo (Soundgarden). Ce n’è per tutti i gusti e le tasche. Nel loro malfermo italiano, danno consigli, ma più di ogni parola spesso vale lo sguardo. Ondeggi il CD e fai mostra che vuoi acquistarlo. Snafu degli sperimentali East of Eden. Al di là della “L” un corpulento gigante biondo sorride, lancia un Gut e ti dà anche il sacchettino. In fondo 14 Eu non sono molti, tenendo conto che la carovana ripasserà solo tra sei mesi.

Non sempre si possono trovare porcini sotto l’albero e alcuni, i porcini, preferiscono andarli a comprare al Mercato Orientale. Il cercatore di funghi, però, sa che non vanno mai disprezzati generi minori o secondari. Le “combette” si raccolgono comunque.
Così tra i banchi accade, tra un vinile e l’altro, d’imbattersi in consistenti rimanenze che richiedono pazienza: file di CD dai 2 agli 8 Eu. L’80%, spesso, è trascurabile ma il resto rasenta quella sorpresa dal sapore di affare: gli Yes di Close to the Edge, Tormato, Going for the One e Drama, i primi album dei Chicago, antologie di storiche band britanniche (Small Faces, Yardbirds, Kinks, Moody Blues), l’indimenticabile Rotters Club di Hatfield and the North (ah, lo sapevate che Jonathan Coe ha tratto il titolo del romanzo La banda dei brocchi proprio da questo disco?), etc.
Vale la pena di fermarsi e, nel caso, di avere con sé un cane da tartufi.

Si fanno anche incontri alla Mostra Mercato del Disco. Il collezionista Paolo Barotto, autore di una delle guide discografiche più complete sul progressive tricolore (Il ritorno del Pop Italiano), era lì con il suo banchetto, sommerso dai vinili e dalla nuova pubblicazione Rock Progressivo Italiano edito dalla Cinedelic. È sempre un piacere ritrovarsi nella nicchia, raccontarsi gli ultimi sviluppi di una passione comune e scambiarsi un rinnovabile “ci sentiamo”.

La raccolta è andata bene. I tedeschi mi hanno attirato con Spartacus dei locali Triumvirat (una sorta di Emerson Lake & Palmer teutonici), poi, tra le offerte, alcuni piccoli ma graditi miracoli: Glorified Magnified e Messin’ di Manfred Mann’s Earth Band, Chicago III e il primo dei Boston. E che ho lasciato a casa il segugio, lui preferisce l’hip-hop, che ci volete fare…

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