Pescheria di Soziglia - Genova

Food Genova Pescheria Soziglia Venerdì 16 settembre 2005

Pescheria di Soziglia

Genova - Quando per la prima volta sono entrata nella Pescheria di Soziglia, in piazza dei Macelli, era il mezzogiorno di un sabato qualunque. Il mio amico Lorenzo mi ci aveva portata senza troppe spiegazioni. Non capivo cosa c’entrasse una pescheria con il programmato pranzo nei caruggi, ma prima di riuscire a darmi una risposta logica mi sono ritrovata seduta ad un tavolo apparecchiato, con Salvatore e Cristina - i due proprietari - che, tra una chiacchiera e una risata, si affannavano a prepararci il pranzo: reginette con scampi, gamberoni e muscoli.
Inusuale, vero? Eppure è proprio così: la Pescheria di Soziglia non è certo un ristorante, ma sono molti gli amici della coppia che, all’ora di pranzo, fanno una scappata a trovare i due. «Tutti i clienti per noi sono degli amici», mi spiega Tore - così chiamano Salvatore - «e come tali li trattiamo».
E l’ambiente familiare che mi accoglie quando vado a trovarli per la seconda volta lo conferma: Dino, cliente fisso, sta lavando i piatti dopo aver pranzato con loro e Pippo, altro amico-cliente, arriva nel pomeriggio con una bottiglia di Chardonnay: «da bere tra amici o da offrire a chi ha voglia di un aperitivo in attesa di essere servito».

Salvatore Canu e Cristina Berardi sono una coppia da romanzo: da quando, giovanissimi, si sono conosciuti non si sono più lasciati, e tra una schermaglia e l’altra, oggi sono più affiatati di un tempo. Lui è gioviale e sempre pronto alla battuta; lei lo “tiene a freno” con quel fare più posato e tranquillo che la fa amare da tutti. Lui è ancora geloso di lei, ma riesce a scherzare anche su questo. «Cristina ha cambiato la mia vita», dice - questa volta seriamente - l’ex sessantottino di Sestri Ponente.
Insieme gestiscono la pescheria dal ’90, dopo un’esperienza da ristoratori (ed ecco spiegata la gioia di preparare agli amici un pranzo coi fiocchi). «Ma avevo troppo poco tempo da trascorrere insieme a mia figlia Michela…», mi spiega Tore, «solo che poi è cresciuta e ora è lei a non avere più tempo per me!», aggiunge con un sorriso.

Intanto arrivano i clienti: Tore conosce tutti per nome. «Uno viene qui, si fa due chiacchiere e due risate… e il pesce è buono!». I pesci più richiesti? La pescatrice, il merluzzo, il nasello, «la gente ha voglia di preparare una cena veloce, senza perdite di tempo… certo è che chi viene qui a comprare non deve avere fretta», o non gusterà l’appetitoso aperitivo che puntualmente viene offerto ai clienti, aggiungo io.
La parola d’ordine è “basta chiedere” e, a qualsiasi ora, Tore e Cri vi preparano un piattino a base di pesce (tartare di pescatrice, di carpaccio o ricciola) accompagnato da Pinot, Chardonnay o «da quello che portano i clienti». E di nuovo mi ritrovo seduta al solito tavolino, questa volta insieme a un agente immobiliare di Albaro capitato lì per caso e ad una signora che di mestiere fa l’avvocato e che era venuta per comprare del tonno.

Nella foto in alto: i pesci della Pescheria Soziglia
in basso: Salvatore e Cristina

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