Genova Lunedì 14 marzo 2005

Sognando il permesso di soggiorno

Genova - Via Lazzaro Gagliardo 2. La sede centrale della Fondazione Auxilium è ospitata all’interno di un ex-convento, un edificio le cui facciate severe poco concedono all’occhio dell’osservatore. Attraverso un portoncino munito di citofono ed una breve ma ripida scalinata si accede al locale della mensa. Al piano superiore sono ospitati 26 richiedenti asilo politico, tutti uomini – mi dice Massimiliano, il responsabile del centro. Ci tiene anche a precisare la differenza abissale, in termini di diritti e tutela, che separa questa figura da quella del rifugiato vero e proprio, colui che ha avuto la fortuna di ricevere l’accettazione della sua domanda da parte dello Stato italiano.

Quest’ultimo è in tutto e per tutto equiparato al cittadino, il primo è una figura “di mezzo”, con un permesso di soggiorno a termine che gli impedisce di lavorare e guardato con grande sospetto dalla burocrazia, nelle cui indistricabili maglie rimane spesso impigliato. Il tempo medio di attesa per una risposta varia in media tra uno e due anni. Ma tutto questo, a breve, potrebbe essere solo un ricordo a causa dell’entrata in vigore del regolamento d’attuazione della Legge 189/2002, la cosiddetta Bossi-Fini. La voce di Massimiliano viene coperta dal rombo del treno in transito sulla vicina ferrovia, ed io non riesco bene a comprendere se il suo sia un augurio o un timore.
Il nuovo assetto delineato dalla legge, l’istituzione di Commissioni Territoriali al posto dell’unica Commissione Nazionale che fino ad oggi ha esaminato tutte le domande di asilo, dovrebbe sveltire le procedure ed eliminare i lunghi e logoranti tempi di attesa odierni.

Nel breve lasso di tempo in cui la domanda viene esaminata dalla commissione competente – la legge parla di 30 giorni per l’audizione dell’interessato e di una risposta entro i 3 giorni successivi – lo straniero dovrebbe essere trattenuto all’interno dei controversi CPT, centri di permanenza temporanea. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di ex-caserme adibite a vere e proprie carceri sul modello di Guantanamo, con tanto di extraterritorialità. La costituzionalità del trattenimento dei cittadini extracomunitari in tali strutture è dubbia, non essendo l’ingresso clandestino nel nostro paese un reato che prevede l’arresto. Altri dubbi sono sollevati dalle condizioni di vita all’interno dei centri, già affollati, sui quali andranno a convergere coloro che ad oggi erano smistati verso le strutture di accoglienza del Programma Nazionale Asilo. I fatti accaduti nel centro di Lecce, maltrattamenti psicologici, pestaggi ed angherie varie, sono tragicamente noti.

«Chissà che i 30 giorni necessari alle Commissioni per esaminare la domanda non si trasformino in 60, e da lì in qualche mese…», aggiunge Vincenzo, operatore della Fondazione. Dopotutto siamo in Italia. I soldi per finanziare la riforma non sono ancora stati stanziati, le persone che dovranno comporre le commissioni non hanno – e non riceveranno mai, probabilmente – alcuna formazione in materia di asilo politico e diritti umani. Se le domande inizieranno ad accumularsi, ed i CPT saranno oltremodo affollati, è probabile che i richiedenti asilo vengano indirizzati ancora una volta ai centri di accoglienza sul territorio. Così saremo punto e a capo. Sarà cambiato tutto sulla carta per non cambiare nulla nella realtà. Anzi, si sarà aggiunto un periodo di detenzione immotivata per persone che già giungono da realtà difficili. Ricordo una frase che A., un ragazzo della Costa d’Avorio ospitato in via Gagliardo, scrisse sulla lavagna della mensa in occasione della scorsa cena di Natale. Diceva all’incirca: “Finchè esisteranno guerre e governi corrotti, la Fondazione Auxilium continuerà ad esistere. Grazie alla Fondazione Auxilium!”.
In quella occasione Massimiliano rispose ad A. che lo scopo della Fondazione è quello di esaurire la propria utilità, di non dover esistere più.

Massimiliano Clausi
Volontario presso la Fondazione Auxilium

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