Murakami ad Alba per il Premio Lattes Grinzane 2019: scrivo per illuminare angoli oscuri - Cuneo

Libri Cuneo Venerdì 11 ottobre 2019

Murakami ad Alba per il Premio Lattes Grinzane 2019: scrivo per illuminare angoli oscuri

© Fondazione Bottari Lattes - Murialdo

Cuneo - In Italia per la prima volta per un’onorificenza, Haruki Murakami ha ricevuto ad Alba l’11 ottobre 2019 il Premio Lattes Grinzane sezione La Quercia, dedicato ad autori internazionali che nel tempo abbiano saputo raccogliere condivisi apprezzamenti di critica e pubblico. Un premio e una presenza attesi, che già settimane fa avevano fatto registrare il sold out e che hanno concentrato dentro e fuori dal teatro di Alba un pubblico di lettori appassionati.

«Da anni sognavamo questa serata» ha commentato il presidente della giuria tecnica, il linguista e critico letterario Gian Luigi Beccaria. Tra le motivazioni del riconoscimento, in memoria di Mario Lattes, il contributo di Murakami nell’avvicinare la cultura del Giappone all’Occidente, uscendo da una cornice tradizionale e costruendo propri mondi narrativi con un linguaggio nuovo e comunicativo. Scrittore di culto fin dall’esordio, nel 1979 con Ascolta la canzone del vento, vincitore di un premio per esordienti, Murakami mescola personaggi comuni e dunque amati dai lettori in mondi reali che diventano spesso sognanti. I suoi romanzi, secondo la giuria del Premio Lattes Grinzane, diventano così congegni narrativi per esprimere lo smarrimento dell’essere umano. «Grazie per aver acceso molti falò» sono state le parole conclusive di Beccaria, un riferimento diretto alle speranze espresse dallo scrittore giapponese nel suo discorso, imperniato sull’idea e sulla tecnica della sua scrittura come luce per rischiarare angoli bui del mondo.

Con un’accoglienza straordinaria e lunghi applausi, Murakami ha così riempito la doppia sala del Teatro Sociale Giorgio Busca, tra le strutture storiche di Alba e rara in Italia e in Europa  con la sua sala ottocentesca all’italiana e quella moderna. Al centro, il palcoscenico che ha ospitato l’atteso scrittore nella lectio – recitata in giapponese e tradotta in italiano - intitolata Un piccolo falò nella caverna e dedicata al mestiere di scrivere, alla libertà creativa e alla luce che dalle parole, guidate da passione e da improvvisazione quasi jazzistica, ha segnato da sempre la storia dell’uomo, dalle caverne a oggi.

«Sono una fervente sostenitrice del fatto che con la cultura non solo si mangia, ma che con la cultura si cresce – ha detto Caterina Bottari Lattes, presidente della Fondazione – con la cultura possiamo usare meglio il senso critico e fare scelte migliori, senza cultura al contrario non si combina niente». Una cultura che, con l’edizione 2019 del Premio Lattes Grinzane, ha sicuramente firmato una pagina importante per la letteratura internazionale. Presente in platea al Teatro Sociale la casa editrice Einaudi, che ha permesso di conoscere Murakami in Italia e che ha di recente portato in libreria l’ultimo lavoro del giapponese, Assolutamente musica, un lavoro a quattro mani con il direttore d’orchestra Seiji Ozawa, un dialogo sulla musica, la sua storia, i suoi protagonisti, il significato che assume nelle ì vite umane tra analisi, confronti e immancabili emozioni. A tradurlo, ancora una volta Antonietta Pastore, con Giorgio Amitrano storica voce italiana di Murakami, entrambi impegnati con entusiasmo e passione nel traghettamento in lingua italiana del mondo del Giappone e delle sue emozioni, universali eppure espresse e percepite in forme diverse, le specificità linguistiche che rendono il lavoro della traduzione così speciale e delicato.

Ricevuta la targa del Premio e un omaggio del territorio langarolo in forma di bottiglie di vino della zona, Murakami ha rivelato di aver trascorso, con la moglie, un periodo della sua vita a Roma, alla fine degli anni Ottanta. In quel frangente scrisse quasi interamente due dei suoi romanzi più amati, Norvegian Wood e Dance dance dance. «Anni molto belli e prolifici della mia vita – ha scherzato lo scrittore, onorato del Premio e acclamato da entrambe le sale del teatro con una standing ovation – ho dei bei ricordi di questo paese, a partire dal vino e dalla pasta».

Non casuale la chiosa finale di Marcello Fois, conduttore della serata ad Alba, che ha confermato la scelta giusta di Murakami nell’accettare il Lattes Grinzane: «A Stoccolma non regalano mica il vino!» ha ironizzato lo scrittore evocando il Nobel alla letteratura cui il giapponese sembra avvicinarsi da anni, senza mai ottenere il titolo.

Quella di Murakami era solo la prima serata del Premio Lattes Grinzane 2019, che proseguirà sabato 12 ottobre con l’incontro dei cinque finalisti della sezione Il Germoglio,  il riconoscimento internazionale che fa concorrere insieme autori italiani e stranieri, dedicato ai migliori libri di narrativa pubblicati nell’ultimo anno. All’incontro conpubblico e studenti seguirà la cerimonia di Premiazione durante la quale si scoprirà il vincitore, condotta da Loredana Lipperini e a ingresso libero fino a esaurimento posti. A votare, giurie scolastiche composte da 400 studenti provenienti da 25 scuole italiane e una di Madrid.

Ecco gli autori finalisti per la sezione Il Germoglio: Roberto Alajmo con L’estate del ’78 (Sellerio), Jean Echenoz (Francia) con Inviata speciale (Adelphi, traduzione di Federica e Lorenza Di Lella), Yewande Omotoso (Sud Africa) con La signora della porta accanto (66thand2nd, traduzione di Natalia Stabilini), Alessandro Perissinotto con Il silenzio della collina (Mondadori) e Christoph Ransmayr (Austria) con Cox o Il corso del tempo (Feltrinelli, traduzione di Margherita Carbonaro).

«La proposta di quest’anno premia una varietà di esperienze narrative che toccano generi e stili differenti – dalla Francia al Sud Africa, dall’Austria all’Italia – presentando un contrastato e sfaccettato rapporto tra natura e civiltà», commenta la Giuria Tecnica del Premio. «Dal giallo locale che scava nel passato (Perissinotto), al romanzo storico raffinato (Ransmayr), dalla spy story di humor nero (Echenoz), alla memoria familiare (Alajmo), fino ai ritratti femminili sullo sfondo della questione razziale (Omotoso)», spiega la Giuria Tecnica del Premio.

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