Cultura Cuneo Giovedì 1 agosto 2019

Pavese Festival 2019: il programma da Neri Marcorè a Enrico Rava

© Fondazione Cesare Pavese

Cuneo - «Così questo paese, dove non sono nato, ho creduto per molto tempo che fosse tutto il mondo. Adesso che il mondo l’ho visto davvero e so che è fatto di tanti piccoli paesi, non so se da ragazzo mi sbagliavo poi di molto. […] Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti». Il paese è Santo Stefano Belbo, nel cuore delle Langhe piemontesi, la penna è quella, inconfondibile, di Cesare Pavese in La luna e i falò.

Allo scrittore è infatti dedicato il Pavese Festival, che come ogni anno tornerà ad animare Santo Stefano Belbo e il suo territorio in coda all’estate, a fine agosto e in concomitanza con la data di nascita dello stesso Pavese, il 9 settembre. Un programma variegato che si aprirà con un’anteprima il 4 agosto: la notte dei falò, evento simbolo dell’estate langarola, ricorrenza di cui l’autore narra nel suo testo più famoso, La luna e i falò.  

«Quest’anno il Festival partirà il 31 agosto – spiega Pierluigi Vaccaneo, direttore della Fondazione Cesare Pavese a capo dell’organizzazione dell’omonimo Festival – si svolgerà in due fine settimana, quello del 31 e 1, e quello dal 6 all’8 settembre. A queste date aggiungiamo il 4 agosto, giornata in cui celebriamo La luna e i falò. A Santo Stefano Belbo è la notte dei falò, una tradizione che vede tutti gli anni i contadini accendere i falò sulle colline con la doppia motivazione da un lato pratica, quella cioè di bruciare i resti del lavoro, dall’altro lato arcaica, proprio quello che interessava a Pavese nel percorso che compie nel romanzo. I falò sono un modo per ridare fertilità alla terra, una sorta di culto e rituale pagano». Sarà un avvicinamento allo scrittore e al suo mondo che coinvolgerà il paese nel ricordo dell’antica tradizione, con un concerto della banda santostefanese in serata e con momenti artistici fin dalla mattinata del 4 agosto. Nel 2019 infatti Santo Stefano Belbo ha incluso nel proprio territorio amministrativo anche il piccolo Camo, oggi frazione. È qui che si trova un museo a cielo aperto sviluppato negli anni grazie alle installazioni – sculture, dipinti e altre opere – di artisti che vi hanno soggiornato per residenze, oggi donate al Comune. Un museo che si percorre girando per il paese, e che nella mattinata del 4 agosto vedrà l’inaugurazione di alcune nuove opere.

«Il cuore del Festival sarà a fine mese – ricorda Vaccaneo, presentando il calendario – l’idea è quella di creare qualcosa che sia legato allo scrittore, differenziandoci così da altri eventi che si svolgono qui vicino. Abbiamo la possibilità di legare a Pavese alcuni artisti che solitamente lo amano, lo hanno conosciuto o letto e hanno lavorato su di lui, e propongono quindi serate particolari. Lo spettatore che verrà a Santo Stefano Belbo vedrà una cosa unica, mai replicata da nessuna parte».

Grandi artisti a dialogo con Pavese in programma, e poi momenti più leggeri, di intrattenimento e dedicati alla scoperta del territorio che saranno inaugurati il 31 agosto con una mostra di Massimo Ricci. Tra i nomi in arrivo, Neri Marcorè, amante di Pavese che il 6 settembre proporrà la serata Non si ricordano i giorni, si ricordano gli attimi tra letture, approfondimenti e temi pavesiani con accompagnamento musicale dei Safi Nòu. Altri ospiti di prestigio del panorama musicale saranno poi Federico Mecozzi, violinista di Ludovico Einaudi, Cristiano Godano dei Marlene Kuntz a dialogo su parole e musica, Pacifico, e ancora il Canzoniere Grecanico Salentino ed Enrico Rava, per una serata jazz in duo con Andrea Pozza.

«Il Canzoniere grecanico è un ritorno – spiega Vaccaneo – le sue sono sonorità apparentemente lontane dallo spirito pavesiano, ma lo scrittore amava molto la vivacità di certe zone Italiane. La Sicilia non c’entra con il Salento, Pavese tuttavia amò Bianca Garufi, siciliana, sua collaboratrice all’Einaudi di Roma. A lei dedicò i Dialoghi con Leucò, una divinità della mitologia greca il cui nome significa bianca. Fu una persona molto importante per Pavese, per questo mi piace ricordare sulle sonorità del Canzoniere il confronto tra il piemontese chiuso e la siciliana».

Non solo musica e incontri, ma possibilità di scoprire il territorio al Pavese Festival 2019. Ci sarà per esempio la passeggiata nei luoghi pavesiani, da sempre molto gradita, alla scoperta di spazi da approfondire di volta in volta e far vivere, con la complicità di qualche gustoso assaggio offerto dai produttori locali. E tornerà il treno storico in collaborazione con le Ferrovie dello Stato, con partenza da Torino e da Asti, per raggiungere i luoghi di Pavese come avrebbe fatto lo stesso scrittore, e come racconta nei suoi lavori.

«Vorremmo cercare di essere variegati – aggiunge il direttore – con serate impegnate e altre più informali, riteniamo infatti fondamentale dialogare con il pubblico, non vogliamo comunicare Pavese dall’alto della nostra sapienza, al contrario il pubblico deve sentirsi parte di una creazione e divulgazione culturale, di Pavese si parla insieme, va condiviso». Il pubblico del Pavese Festival è infatti nutrito e variegato: se da una parte c’è uno zoccolo duro di affezionati, santostefanesi ma anche in arrivo da fuori appositamente per l’appuntamento, dall’altra il Festival si è aperto alle nuove generazioni grazie alla scelta di inserire in calendario artisti più noti come Neri Marcorè. Vaccaneo racconta che «alcuni tra i turisti programmano di venire qui nei giorni del Festival, appositamente. E poi abbiamo amanti di Pavese da tutto il mondo: in tutto il mondo è stato infatti tradotto, e così arrivano visitatori dal Giappone, dall’Australia, dagli Usa. Sono i motivati, quelli che vengono qui per visitare i luoghi pavesiani e respirare la stessa atmosfera di Pavese. Arrivano tutto l’anno oltre che nel periodo del Festival».

Se, calvinianamente, i classici non smettono mai di raccontare cose, Pavese può di diritto essere annoverato nella rosa delle letture imprescindibili del Novecento, con un pubblico che continua a leggerlo, studiarlo, apprezzarlo. «Il nostro dialogo costante con Einaudi ci dice che i romanzi di Pavese, così come quelli di Fenoglio, sono venduti – prosegue il direttore – la mia sensazione è che Pavese sia un autore che parla ai giovani, perché la sua inquietudine è la stessa di un adolescente. Pavese si legge a quell’età, i ragazzi arrivano a dialogare con lui delle loro stesse inquietudini. Capita che giovani che non lo conoscono vengano qui e, parlando con le guide, scoprano i suoi luoghi, o aspetti che non sapevano. A quel punto prendono in mano La luna e i falò, e lì restano fregati! La ricerca di Pavese è quella di un adolescente, un’anguilla in cerca dell’identità e del suo posto nel mondo, delle sue origini. Dunque la fortuna di Pavese è data dal fatto che sia uno scrittore innanzitutto immortale: se si rilegge, si troveranno cose nuove. Non dura solo una stagione, è un autore che nella penna ha messo la propria vita, il proprio sangue, e questo si percepisce».

A quale testo di Pavese dedicarsi, intanto, in attesa dell’inaugurazione del Festival il 31 agosto? Secondo il direttore, Paesi tuoi, con i racconti delle Langhe di una volta, oppure Il diavolo sulle colline, con la sua dialettica che contrappone Torino, la città, alla compagna, e tanti dei temi-pilastro pavesiani tra cui la gioventù, la crescita, l’amicizia. Per il programma del Pavese Festival, basta invece fare un giro sul sito della Fondazione o sulla pagina Facebook.

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