Velvet Goldmine

Genere Biografico

Anno 1998

Durata 123 minuti

Cast Ewan McGregor, Jonathan Rhys-Meyers, Toni Collette, Christian Bale, Eddie Izzard

Londra 1984. Il giornalista Arthur Stuart (C. Bale) è incaricato di indagare sulla sorte del cantante Brian Slade (J.R. Meyers), scomparso dalla circolazione dopo la catastrofica trovata pubblicitaria di un finto omicidio in palcoscenico. L'inchiesta rievoca gli ultimi anni '60 della swinging London, l'effimera moda del glam rock e il rapporto omosessuale fra Slade e il musicista Curt Wild (E. McGregor) di cui lo stesso Stuart, adolescente introverso, era un fan. Continua la lunga serie, aperta alla metà degli anni '50, dei film sul rock, nessuno dei quali probabilmente entrerà mai nella storia del cinema. Slade - che si chiama Brian come Eno e come Jones, leader dei Rolling Stones - è un misto tra David Bowie e Marc Bolan; Wild - il cui prenome rimanda a Kurt Cobain - sta tra Iggy Pop e Lou Reed. Esplicitamente ispirato a Citizen Kane nella struttura narrativa, "sembra un trattato di sociologia del costume piuttosto che un melodramma d'ambiente musicale ... Definirlo come l'omaggio più cerebrale mai tributato all'epopea del rock'n' roll non equivale a insultarlo, ma piuttosto a riconoscerne lo statuto saggistico ..." (Paolo Cherchi Usai). Al di là delle sue palesi ambizioni e del suo caleidoscopico versante audiovisivo, quello di T. Haynes (1961) è un film intelligente che ha il torto di prendere troppo sul serio (vedi il prologo su Oscar Wilde) il Kitsch del glamour e la mediocrità della musica che ne prese il nome. Manca di ironia. Costumi strepitosamente Kitsch di Sandy Powell (Orlando, Intervista col vampiro, Shakespeare in Love).

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