Stabile di Catania, Laura Sicignano: «In futuro ritrovarsi a teatro sarà meraviglioso. Torneremo a essere luogo d'incontro»

Stabile di Catania, Laura Sicignano: «In futuro ritrovarsi a teatro sarà meraviglioso. Torneremo a essere luogo d'incontro»

Teatro Catania Martedì 21 aprile 2020

Laura Sicignano
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Catania - Produzioni bloccate. Luci spente. Platee vuote. Attori fermi. Il Teatro Stabile di Catania come tutti i teatri italiani ha dovuto fare i conti con il blocco forzato dell’emergenza Coronavirus. Da dietro la finestra di casa la sua direttrice artistica Laura Sicignano, arrivata in Sicilia da Genova nel 2018, in un momento difficile per il Teatro catanese («Il passaggio da Genova a Catania è stata una sorpresa, ma lo desideravo fortissimamente. È stato ed è molto difficile perché il teatro ha subito un commissariamento, però a me piace risolvere i problemi e quindi ogni piccola conquista mi dà grande soddisfazione»), guarda al futuro senza perdere di vista il presente che purtroppo è pieno di incertezze: «Quando è scoppiata l’emergenza eravamo in tournée a Milano con Antigone (prima produzione del Teatro Stabile di Catania diretta da Laura Sicignano ndr). Un lavoro che stava andando benissimo e che avrebbe dovuto proseguire fino a fine marzo, e invece è stato cancellato tutto». Ma c’erano anche i progetti in vista dell’estate: «A maggio sarebbe dovuto partire un festival diffuso in vari luoghi della città organizzato in collaborazione con L’Università, sul teatro delle diversità, ma non siamo neanche riusciti a presentarlo. E poi c’era la stagione estiva: come l’anno scorso stavo instaurando una tradizione di spettacoli da fare in estate visto che la Sicilia si presta, dedicata alla valorizzazione dei nuovi talenti siciliani e non so cosa ne sarà. Oggi ci è impedita qualsiasi attività anche quella di costruzione scene». 

E in questo momento sospeso, neanche lo streaming può colmare il vuoto dello spettacolo dal vivo: «All’inizio siamo stati travolti dall’emergenza per riorganizzare e capire come gestire le novità anche burocratiche. Poi in linea di massima, trovo il teatro in video noioso e controproducente, perché non restituisce l’emozione e la bellezza dello spettacolo dal vivo. Non fa un buon servizio e mi sembra una forzatura». Ma a breve: «Su richiesta, stiamo provando a fare un laboratorio online con una classe di allievi che si è iscritta. Si tratta di un corso di lettura ad alta voce». Nella speranza: «Di poter almeno fare un'attività estiva all’aperto. Il 2020 sarebe stata la stagione in cui avrei potuto dare ancora di più la mia impronta con l'affermazione di un gruppo di giovani e talentuosi artisti siciliani. Purtroppo, però, sono a casa e questo è doloroso. La bella notizia è che lo spettaoclo Antigone ha vinto il premio alla regia Franco Enriquez, la mia prima regia con questo gruppo di artisti che ha sortito un riconoscimento importante», dice soddisfatta di un lavoro che avrebbe tanto voluto vedere ancora in scena.

Ma guardando a una possibile riapertura invernale, non nasconde qualche perplessità: «C’è chi parla di aprire verso fine anno con termo scanner, misurazione delle code e distanziamento pubblico in sala e tra gli attori e chiaramente igienizzazione. A mio avviso è un po’ un percorso a ostacoli e temo inibisca il pubblico». La sua proposta è quella di un uso diverso delle risorse che lo Stato dovrebbe stanziare per la sanificazione degli spazi e il loro adattamento all’emergenza: «Da parte mia preferirei utilizzare questo tempo in attesa del vaccino per fare le prove degli spettacoli da allestire, costruire le scene, sistemare le sale. Usare i finanziamenti per produrre cose belle e ritornare in scena più forti di prima quando tutto sarà finito. Anche se questo vorrà dire ritardare di un anno la ripartenza». In questo modo: «Si metterebbe lo stesso in moto la macchina produttiva: lavorereremmo dietro le quinte per poi presentarci al pubblico quando potrà godere appieno di questa emozione. Sono ragionamenti a caldo, purtroppo, è ancora tutto imprevedibile, nuovo e per nulla facile», osserva.

Per trovare la strada: «È molto importante che il governo ci dia indicazioni chiare e univoche per tutti i teatri, perché siamo un sistema interconnesso».

E così si guarda avanti senza perdere la speranza: «In futuro ritrovarsi sarà meraviglioso. Credo nel teatro come luogo della città in cui ci si ritrova, si riflette. Torneremo a essere luogo dove i saperi e le esperienze si incrociano: un luogo di approfondimento e il più aperto possibile».

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