Tempo di Chet, la versione di Chet Baker - Cagliari

Tempo di Chet, la versione di Chet Baker

16/10/2019

Da mercoledì 8 gennaio a domenica 12 gennaio 2020

Ore 20:30, 16:30, 19:00

© ater.emr.it

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Cagliari - Dall'8 al 12 gennaio 2019 va in scena Tempo di Chet. La versione di Chet Baker al Teatro Massimo di Cagliari , Sala Grande. 

Cagliari - Un jazz clubun uomo completamente arreso è seduto al bar. Si guarda attorno, sembra cercare qualcosa, o solo accertarsi che il vuoto sia tutto lì, rassicurante e definitivo. È Chet Baker. Una musica gentile e insistente che lui conosce bene, lo avvolge come dentro a una bolla sospesa. Da luoghi dimenticati nel tempo, affiorano persone che aprono sipari. Sono i genitori, le amanti, gli amici della giovinezza, i colleghi musicisti, i critici musicali. Ricordano momenti, li rivivono. Lui ascolta da distanze siderali; ogni tanto è chiamato a reinterpretare se stesso, senza potersi esimere. In un’altalena di passato-presente emergono fatti ed episodi disseminati lungo l’arco della sua esistenza.

Cagliari - Nasce nell’Oklahoma delle tempeste di polvere; il crollo del ’29 risuona ancora nella testa del padre alcolizzato che trasferisce la famiglia sulla West Coast a caccia di nuovi inizi; ma perde lavori uno dopo l’altro, e sfoga le sue frustrazioni su moglie e figlio. Ragazzino, Chet Baker salta sulle scogliere delle coste californiane a precipizio sull’oceano per lasciarsi tutto alle spalle: il jazz è la via di fuga, il sogno d’una vita diversa. Ha un talento raro, che fa il paio con una bellezza fuori del comune. Il mito di Chet Baker si compone alla velocità della luce: è quello dannato di chi cammina di lato, rasente i muri, schiva la normalità e assaggia gli eccessi. L’eroina diventa una consolazione quasi mistica. La sua parabola è consueta e ha i lineamenti dell’ascesa e caduta di un mito: il successo, le copertine, le donne pescate dal mazzo come carte da gioco, i figli. Poi un atto dovuto, come pegno da restituire per tanta fortuna insperata, per i colpi violenti prevedibili (l’andirivieni dalle carceri, i processi, l’estradizione da mezza Europa), e per quelli che precipitano addosso inattesi, (il talento che sembra andare in fumo, una morte che non t’aspetti). E la vita presenta il conto.

Non è stato facile avere a che fare con Chet Baker. Neanche per Chet Baker è stato facile avere a che fare con se stesso. Le persone che a lui sono state legate nel corso della vita a diverso grado e titolo d’intimità, ora sembrano intervenire per ricordare proprio questo. Ognuno di loro è il portatore sano d’un pezzetto di verità, la propria, e tutti insieme formano un coro. Ne emerge un collage di punti di vista che offre una visione multi sfaccettata dell’esperienza umana di Chet Baker. Eppure questo coro, proprio a dispetto della sua natura drammaturgica uniformata di sguardo degli altri, sembra non riuscire a restituire i contorni di un’ulteriore verità, quella che attiene al senso ultimo di un’esistenza. Perché il mistero della vita di un uomo, non si riesce a cogliere neanche osservando la giostra delle sue vicende umane. E questo vale sicuramente per Chet Baker, uno dei miti musicali più controversi e discussi del Novecento, e per la sua musica: «il grido più struggente del ventesimo secolo».

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