Wet Market, la fiera della nostra sopravvivenza - Bologna

Wet Market, la fiera della nostra sopravvivenza

17/09/2020

Da martedì 3 novembre a domenica 8 novembre 2020

Ore 21:00, 21:01, 20:00, 20:01, 16:00, 16:01

CalendarioDate, orari e biglietti

Bologna - Spettacolo in prima assoluta. Dopo aver firmato le drammaturgie di due fra le ultime produzioni Emilia Romagna Teatro Fondazione dirette da Claudio Longhi, Istruzioni per morire in pace e La classe operaia va in paradiso, lo scrittore Paolo Di Paolo collabora ancora con il Teatro Nazionale dell’Emilia-Romagna per il nuovo allestimento, WET MARKET La fiera della (nostra) sopravvivenza. Il testo è ambientato in un luogo di incontro e il processo che darà luce allo spettacolo sarà una regia collettiva incentrata sullo scambio, in cui le competenze di ognuno saranno messe in gioco e come in uno specchio del testo creeranno una pièce dinamica ed eterogenea per riflettere sulla conoscenza.

Bologna - Un mercato coperto nel cuore di una grande città. Ogni padiglione è anche una diversa epoca. Gli uomini e le donne di scienza – i medici, i pionieri, i “cacciatori di microbi” (da Montagu a Jenner, da Pasteur a Koch, da Spallanzani a Blackwell) – incrociano i loro passi, in questo ideale campo comune, dando vita al grande affresco della ricerca al vaccino più sicuro, agli antibiotici più efficaci. WET MARKET mette in scena queste storie esaltanti e angoscianti che ci danno la misura delle speranze e delle paure con cui quotidianamente, e a maggior ragione oggi, siamo tenuti a fare i conti.   

Bologna - «Ecco, quel padiglione che è accanto a noi è il padiglione della frutta e dei fiori; più in là c’è quello del pesce, del pollame e della selvaggina, e dietro, quello degli ortaggi, del burro e del formaggio. Dall’altro lato, ve ne sono altri quattro: quello della carne, delle frattaglie, del pollame… È molto grande, ma fa un gran freddo l’inverno. Dicono che costruiranno altri due padiglioni, demolendo dei caseggiati. Ne sapevate nulla?”.  Un mercato coperto nel cuore di una grande città. I lavori di ampliamento procedono in fretta, il caos di piccozze e di martelli si somma a quello delle voci dei venditori e dei clienti. Ma in questo mercato ogni padiglione è anche una diversa epoca: così, signore e signori, ecco il padiglione che vi porta nel primo ventennio del secolo decimonono! Ed ecco il padiglione che vi piomba a metà di quello stesso secolo. E ancora: nel cuore della Belle Époque e in un faticoso inverno degli anni Trenta del Novecento. […] Al mercato si fa rumore e si canta. Il mercato si riempie e si svuota. Passano gli strilloni con i giornali freschi di stampa e arrivano alle orecchie gli elogi delle mercanzie. Passano i politici, passano gli artisti. Passano anche i medici, gli uomini e le donne di scienza, i pionieri. Passano discutendo verità che la gente ignora, o teme e respinge. […]  Passano proprio da lì, da un mercato che inaugura padiglioni nuovi come epoche, dal gran mercato del mondo, portano il loro cervello a contatto col ventre della città – che digerisce, che rumina, che fermenta, che si gonfia, che si svuota. Passano dal luogo in cui il rapporto fra specie diverse diventa questo trionfo di odori e di colori. L’ortaggio e il pollo e il cane e l’uomo – e il microbo che lo minaccia. La fiera della (nostra) fragile sopravvivenza» scrive Paolo di Paolo.

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