Capodanno 2022 al Teatro Duse di Bologna con Oblivion Rhapsody

Capodanno 2022 al Teatro Duse di Bologna con Oblivion Rhapsody

Teatro Bologna Mercoledì 22 dicembre 2021

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© Giorgio Minisini

Bologna - Saranno gli Oblivion, con il nuovo spettacolo Oblivion Rhapsody, i mattatori del Gran Gala di Capodanno di venerdì 31 dicembre (ore 21.45) al Teatro Duse di Bologna.

Lo show, in scena anche il 30 dicembre, il primo gennaio (ore 21) e il 2 gennaio 2022 (ore 16) celebra i primi dieci anni di tournée della compagnia nata a Bologna e rappresenta la summa dell’universo Oblivion, come non si è mai visto né sentito prima d’ora.

San Silvestro al Duse trascorrerà nel segno dell’ironia e della leggerezza, in piena sicurezza. Al termine della serata, ogni spettatore riceverà un omaggio ben augurale per un sereno anno nuovo, firmato dalla pasticceria Levante di Bologna. 

Sul palco gli Oblivion presentano un’inedita e sorprendente versione acustica della loro opera omnia. Uno spettacolo senza paracadute per arrivare all’apice del divertimento grazie a cinque voci, cascate di parole, suoni e note scomposti e ricomposti, per prendere nuova vita. Per la prima volta, gli Oblivion sono in scena ‘nudi e crudi’ per distruggere e reinventare le loro hit, dopo aver sconvolto senza pietà quelle degli altri. ‘Oblivion Rhapsody’ riunisce le performance più amate e imitate della compagnia composta da Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda, Fabio Vagnarelli, diretti dal regista Giorgio Gallione.

Lo show parte dalle famose parodie dei classici della letteratura, come quella del video YouTube I Promessi sposi in 10 minuti’che nel 2009 rese il gruppo celebre in tutta Italia, passando per la dissacrante satira musicale. Grazie al loro indiscusso talento, gli Oblivion giocano con la musica e il teatro; masticando le note, spaziando tra genio e follia, giocoleria e cabaret, in un viaggio irresistibile e demenziale che ripercorre dieci anni di raffinata parodia e folli sperimentazioni.

«Gioco, paradosso, ironia, sorriso: questo è il comico che vedo negli Oblivion. Il tutto sorretto e condito da un talento continuamente messo in discussione e da una professionalità feroce. Rivolta soprattutto ‘contro’ sé stessi. Tutto è libero e volatile nel loro teatro, ma nulla è affidato al caso» spiega Giorgio Gallione nelle sue note di regia. «C’è costantemente una architettura ferrea che sostiene i loro castelli di carta - aggiunge - così, sempre, quello che può sembrare solo uno scherzo diventa nella realtà della scena, non tanto un ingrediente digestivo o ciecamente spensierato, ma un linguaggio polifonico, meticcio, contaminato. Prezioso come una filigrana lucente ma usato come strumento del pensiero divergente, del mondo alla rovescia.  Una costruzione variegata e complessa di parole e musica che gode della gioia della lingua e del pensiero, ma che si trasforma presto in sberleffo liberatorio, sovversione del senso comune, ludica e ragionata aggressione alla noia. Riguardandoli ripenso sempre ai “valori” che Calvino suggerisce come fondamentali nelle sue ‘Lezioni Americane’: leggerezza, rapidità, esattezza, molteplicità, visibilità. E tanto serio divertimento. Perché senza gioia le parole, e le musiche, hanno i piedi di piombo».

Un’occasione unica, dunque, per godersi tutto il meglio, e il peggio, del fenomeno Oblivion in uno spettacolo allucinato e visionario che collega mondi mai avvicinati prima d’ora.

«Stavolta facciamo tutto solo con una chitarra. E un cajon. E tre cembali. E due shaker. Prendi un campanaccio già che ci sei. Io da piccola suonavo il flauto traverso. Io durante il lockdown ho studiato ukulele.  Ti ricordi quel sax di plastica che abbiamo comprato a Venice Beach?». Così Lorenzo Scuda svela, con la consueta ironia, il dietro le quinte dello spettacolo. «È un attimo che la cosa ti sfugge di mano e finisce che metti su un’orchestra low cost” aggiunge, sottolineando che “Oblivion Rhapsody è l’apoteosi della degenerazione musicale. La nostra storia musicale sbattuta, percossa e ridotta all’essenza. Senza trucco. Alla vecchia. Rock and roll. Acustico. Parecchio Acustico, data l’età».

Il Gran Gala di Capodanno e le repliche al Teatro Duse saranno, insomma, una festa di anniversario memorabile, un'indigestione senza limiti e senza senso, perfetta per scacciare via tutti i cattivi pensieri e salutare il 2022 con una risata liberatoria.

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