Robert Doisneau a Bologna, il maestro della street photography in mostra a Palazzo Pallavicini

Robert Doisneau a Bologna, il maestro della street photography in mostra a Palazzo Pallavicini

2020-03-06 12:52:27

Da venerdì 6 marzo a domenica 21 giugno 2020

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1_Robert Doisneau, Le baiser de l'hoétel de ville, Paris 1950 ┬© Atelier Robert Doisneau

CalendarioDate, orari e biglietti

Palazzo Pallavicini riaprirà la Mostra di Robert Doisneau il prima possibile.

Il Decreto Governativo prevede l’apertura dei Musei e luoghi di cultura dal 4 aprile 2020 in poi

Bologna - I balli dell'alta società, le signore imbellettate e gli uomini in frac; una donna dall'aria dolcemente malinconica, una giovane coppia di ballerini di Be-bop e un bacio appassionato che blocca per un istante lo scorrere frenetico del quotidiano; una portinaia che guarda con sospetto dietro gli occhiali calati sul naso; i bistrot di Parigi, i bambini che giocano liberi per le strade... E ancora, Picasso impertinente, Braque intenso e Savignac che gioca a scacchi. Questi e molti altri sono i soggetti catturati nei 143 scatti in mostra a Palazzo Pallavicini a Bologna. Le opere di Robert Doisneau sono infatti esposte nelle splendide sale di via San Felice da venerdì 6 marzo a domenica 21 giugno.

La poesia del quotidiano

È la bellezza del quotidiano, delle piccole cose a essere protagonista nelle opere di Doisneau in mostra a Bologna. Secondo la critica d'arte Francesca Bogliolo nelle opere del fotografo francese «la poesia della quotidianità diventa eternità». Attraverso le fotografie esposte si ripercorrono i sessant'anni di vita e di lavoro dell'artista, maestro della street photography: «Le meraviglie della vita quotidiana sono così eccitanti; nessun regista può ricreare l'inaspettato che trovi per strada», afferma Doisneau.

Robert Doisneau

Nato a Parigi nel 1912, Robert rimane orfano prima ancora di aver compiuto dieci anni e viene allevato da una zia. Il suo primo contatto con l'arte arriva quando tredicenne si iscrive a una scuola artigianale, dove si diploma in incisione e litografia. Ancora adolescente inizia a dedicarsi alla fotografia amatoriale e inizia ben presto a lavorare nel settore pubblicitario, dove però il suo spirito indipendente e anticonformista non si adatterà mai.

Nel 1939 viaggia per l'Europa alla ricerca di storie da illustrare; è in questo momento che realizza le prime fotografie di strada professionali. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, viene arruolato nell'esercito francese come soldato e fotografo; rimane nell'esercito fino al 1940 e da allora fino alla fine del conflitto usa le sue abilità artistiche per falsificare passaporti e documenti per la Resistenza francese. Dopo la guerra ricomincia a lavorare come freelance, vendendo i suoi scatti a riviste prestigiose come Life. Per un breve periodo fa anche il fotografo di moda per Vogue, ma si ritira alla svelta da questo ambiente per tornare alla strada, la sua vera passione.

Il suo lavoro raggiunge la maturità espressiva nel 1950 e il decennio successivo è il suo periodo più intenso e prolifico. Collabora con scrittori e poeti come Blaise Cendrars - che paragonerà il suo lavoro a quello di un circense - e Jacques Prévert; è con quest'ultimo che condivide la passione per la vita di strada. Muore a Parigi all'età di 81 anni, il 1° aprile 1994

Il baule di stampe vintage

Si deve a Francine Deroudille e Annette Doisneau, le due figlie che il fotografo ebbe con la moglie Pierrette Chaumaison, l'ambizioso progetto di selezionare da 450mila negativi le 143 opere in mostra a Bologna. Scrivono le due donne: «Il progetto era contemporaneamente semplice e ambizioso: riassumere in poche immagini un'opera fotografica - quella di nostro padre - che si era formata in oltre 60 anni. È stato nel baule delle stampe vintage che abbiamo fatto la nostra prima selezione, mia sorella Annette e io. La scelta è stata istintiva e rapida, dettata dalla volontà di raccogliere fotografie fondamentali e associarle a scatti meno conosciuti, che avrebbero testimoniato il suo fototropismo verso le bellezze della vita quotidiana più ordinaria». 

La fotografia è l'arte dell'illusione

Sono sempre le figlie a raccontare che per Doisneau la fotografia veniva prima di tutto: «E nostro padre coniugava il verbo fotografare dalla mattina alla sera da scatti che invadevano l'appartamento di famiglia, il cui studio era il cuore pulsante».  Quella dell'artista francese è una fotografia che re-inventa il reale, che cerca di offrire un'immagine sopportabile dell'universo, che lo renda più accettabile. Nel 1990 Doisneau dice al fotografo italiano Frank Horvat: «Il mondo che stavo cercando di mostrare era un mondo in cui mi sarei sentito bene, dove le persone sarebbero state gentili, dove avrei trovato la tenerezza che volevo ricevere. Le mie foto erano come la prova che questo mondo potesse esistere».

La mostra

«Se mai come in questo momento storico, osserva la Bogliolo, è importante apprezzare la bellezza delle piccole cose, è altrettanto vero che è doveroso sottolineare le misure che Palazzo Pallavicini ha adottato in conformità alle ultime disposizioni nazionali per contenere la diffusione del coronavirus».

Sono previsti ingressi contingentati alla mostra, che comunque non ospiterà più di 120 persone, distribuite nei 900 mq delle sale di via San Felice a Bologna. La mostra prevede infatti sette sezioni - Una storia di vita; Più di una biografia; La coniugazione del verbo fotografare; Emozione, invenzione e disobbedienza; Un uomo gentile pieno di umorismo; Un universo più accettabile; Re-incantare il reale - distribuite nelle varie sale, in cui è previsto che i visitatori tengano la distanza di un metro l'uno dagli altri. 

Informazioni su orario e prezzi sul sito

Approfondisci con: Maggiori informazioni sull'evento e biglietti per Robert Doisneau, maestro della street photography

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