Il Polittico Griffoni, capolavoro rinascimentale, torna a Bologna da marzo a giugno 2020

Mostre Bologna Palazzo Fava Mercoledì 30 ottobre 2019

Il Polittico Griffoni, capolavoro rinascimentale, torna a Bologna da marzo a giugno 2020

San Vincenzo Ferrer, Francesco del Cossa
© National Gallery, Londra
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Bologna - È vero la vita è sempre un lungo, lungo ritorno, cantava Lucio Dalla in Ulisse coperto di sale (Anidride solforosa, 1973). La citazione del cantautore bolognese cade a pennello presentando La riscoperta di un capolavoro – Il Polittico Griffoni rinasce a Bologna, una mostra che è l'occasione per far tornare a casa un tesoro perduto. Certo, trecento anni non sono pochi, ma tanto è stato il tempo che ha tenuto il Polittico Griffoni lontano dalla città felsinea, che l’ha visto nascere nella seconda metà del ‘400 e poi smembrare e sparire nel corso dell’Ottocento. 

A Palazzo Fava dal 12 marzo al 28 giugno 2020 sarà possibile ammirare per la prima volta una delle opere più importanti del Rinascimento italiano finalmente riunita e ricostituita, anche grazie alla tecnologia digitale. Secondo l'Enciclopedia Treccani, un polittico è una «pala d’altare dipinta, talora anche in parte scolpita, costituita da un numero variabile di elementi o scomparti (quando sono due o tre si parla, rispettivamente, di dittico o trittico) uniti tra loro, spesso incernierati in modo da poter essere aperti o chiusi come sportelli: vi sono solitamente rappresentati, oltre al santo principale cui è dedicato l’altare, anche altri santi, e scene relative alla loro vita».

Nel caso di quello commissionato da Floriano Griffoni in occasione delle sue seconde nozze con Ludovica Lambertini, si tratta di un'opera dedicata a San Vincenzo Ferrer, benedettino spagnolo canonizzato da Papa Callisto III Borgia. L'opera si trovava nella Basilica di San Petronio e decorava, per l'appunto, la cappella della famiglia, che all'epoca della realizzazione (tra il 1470 e il 1472) si trovava all'avamposto dell'edificio, a sottolineare l'importanza del casato nella vita politica e culturale della città.

Per realizzare un'opera così importante e significativa, che avrebbe fatto probabilmente da modello per le successive cappelle di San Petronio, Griffoni chiamò due artisti ferraresi, al tempo molto noti. Si tratta di Francesco del Cossa e del suo allievo Ercole de' Roberti, che lavorarono fianco a fianco alla realizzazione del Polittico. Secondo Mauro Natale, curatore della mostra con la collaborazione di Cecilia Cavalca, soprattutto la pala centrale, quella che raffigura San Vincenzo Ferrer, dimostra la grande fantasia e inventiva del Cossa, che si è dovuto misurare con un santo da poco canonizzato, privo di una sua propria iconografia. Entrambi gli artisti, che se n'erano andati dalla città estense sbattendo la porta, come sottolineato dalla Cavalca, trovarono a Bologna una committenza attiva – quella della famiglia Bentivoglio, in particolare – che permise loro una nuova vitalità espressiva. E se oggi ai più i loro nomi dicono poco o niente, forse sarà utile ricordare che appartennero entrambi alla scuola di quel Cosmè Tura che influenzò gli artisti ferraresi fino alla seconda metà del '400.

«Il Polittico nasce in un momento cruciale della storia dell'arte italiana – e dunque mondiale – cui Francesco del Cossa e Ercole de' Roberti partecipano appieno. –spiega infatti Natale – Illustrare il risultato della loro collaborazione significa evidenziare il rilievo di Bologna nel più ampio panorama dell'arte rinascimentale».

Ma come mai se si tratta di un'opera così importante, nel tempo si sono perdute le sue tracce? Continuando con la storia travaglliata del Polittico, bisogna dire che nel '700 la cappella passò alla famiglia Aldrovandi. Siamo nel 1725 quando Monsignor Pompeo Aldrovandi fa smantellare la pala e destina le singole parti a quadri di stanza della residenza di campagna a Mirabello, nel ferrarese.

Nel corso dell'Ottocento i dipinti entrano poi nel giro del mercato antiquario e del collezionismo, prima di arrivare nei musei che tuttora li posseggono. Le sedici tavole superstiti provengono infatti da nove istituzioni italiane ed estere (National Gallery di Londra, Pinacoteca di Brera di Milano, Louvre di Parigi, National Gallery of Art di Washington, Collezione Cagnola di Gazzada, Musei Vaticani, Pinacoteca Nazionale di Ferrara, Museum Bojimans Van Beuningen di Rotterdam, Collezione Vittorio Cini di Venezia), che le hanno generosamente donate in occasione della mostra.

Sono ormai trecento anni che il Polittico è uscito da Bologna e non è più tornato, ma gli studiosi sapevano della sua esistenza e ne hanno fatto oggetto di studio. Fabio Roversi Monaco, presidente di Genus Bononiae. Musei nella città, cita le parole di Vittorio Sgarbi, secondo il quale «Le difficoltà di ottenere tutti gli scomparti del Polittico sono insormontabili». Nonostante questo, la città ha compiuto un grande gesto di orgoglio, esprimendo la forte volontà di riportare a Bologna un bene prezioso.

«Questa mostra è un evento di straordinario fascino, dal punto di vista storico, artistico e culturale; un omaggio unico a Bologna e ai bolognesi, che potranno rivedere a casa un'opera nata in San Petronio oltre 500 anni fa. – dichiara Roversi Monaco – Ma è anche una grande occasione per tutti di riscoprire uno dei massimi capolavori del Rinascimento italiano. La gioia di rivedere l'opera ricomposta, ci ripaga di un lavoro durato oltre due anni».

Si unisce al coro Matteo Lepore, assessore alla cultura del comune di Bologna, che parla di una «grande operazione di orgoglio civico», per la quale istituzioni e competenze tecnico-artistiche hanno unito le forze per realizzare l'impossibile. Per la prima volta l'accordo tra Genus Bononiae e il comune prevede anche una collaborazione economica e un lavoro per quanto riguarda l'ambito didattico, che comprenderà un'offerta per famiglie, adulti, bambini e scuole. 

Non ultima l'importanza della tecnologia che, nella persona di Adam Lowe, fondatore di Factum Foundation for Digital Technology in Conservation (organizzazione non profit istituita per dimostare l'importanza di documentare, monitorare, studiare, ricreare e diffondere il patrimonio culturale mondiale), Guendalina Damone e il team della Fondazione, permetterà ai visitatori di vedere come doveva apparire il Polittico Griffoni prima dello smembramento. Come recita lo slogan della mostra, Non crederai ai tuoi occhi

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