Bestiario del Firmamento: il nuovo Sipario d'Autore del Teatro Duse di Bologna

Bestiario del Firmamento: il nuovo Sipario d'Autore del Teatro Duse di Bologna

Teatro Bologna Online Lunedì 14 ottobre 2019

Bologna - Un nuovo Sipario d'autore accompagnerà la Stagione 2019/2020 del Teatro Duse di Bologna: il Bestiario del firmamento, realizzato nel 2018 dell'artista post-concettuale Luigi Mainolfi.

L’opera d’arte fa parte dell’originale collezione di arte contemporanea del Teatro Tuscany Hall di Firenze. I sipari d’artista comprendono anche le opere di Getulio Alviani, Mimmo Paladino, Nicola De Maria e Pino Pinelli, che giungeranno sul palco del Duse ad impreziosire le prossime stagioni teatrali.

Bestiario del firmamento alto sei metri e mezzo e lungo dodici metri, rappresenta sagome di animali fantastici realizzati in velluto bianco, visioni ancestrali tipiche del lavoro dell’artista campano, applicati su uno sfondo di velluto blu notte, per l’artista colore del sogno e della poesia e che nel teatro, forma d’arte vivente come lo definisce lo stesso Mainolfi, trovano la loro collocazione ideale. Sipario d’autore è un’inizitiva volta a portare la grande arte contemporanea sui palcoscenici più prestigiosi d’Italia, costruendo un ponte ideale tra i territori e le diverse discipline artistiche.

«Lavorare con Mainolfi – spiega il responsabile del Teatro Tuscany Hall di Firenze Claudio Bertini - è stato molto interessante, ma anche molto semplice. L’artista è venuto a vedere il Teatro, poco dopo ci siamo incontrati per visionare insieme alcuni bozzetti che già prevedevano  la presenza delle sagome che popolano Bestiario del firmamento’ L’ultima scelta è stata quella del colore di fondo: Mainolfi ha preferito un blu notte, che rende ancora più aderente il titolo scelto per questa bellissima opera. La realizzazione del sipario è, quindi, stata affidata alle mani di un’abile sarta che ha cucito il tutto seguendo, con la massima meticolosità, le precise indicazioni dell’artista».

Luigi Mainolfi (Rotondi, 16 febbraio 1948) nasce in provincia di Avellino nel 1948. Dopo gli studi di pittura all’Accademia di Belle Arti di Napoli, nel 1973 si trasferisce a Torino, in quegli anni centro dell’avanguardia artistica italiana.

I primi lavori, tra il 1972 ed il 1976, indagano il corpo e il gesto. Nelle prime esposizioni/performances presenta calchi in gesso del proprio corpo, che lascia consumare nell’acqua (Cavriago 1977) o fa precipitare dall’alto al suolo (La performance, Galleria Civica d’Arte Moderna, Bologna 1977). Tra il 1979 e il 1980 completa La Campana (Galleria Tucci Russo, Torino 1981) e La Sovrana Inattualità (P.A.C., Milano 1982). Ha partecipato alle più importanti rassegne internazionali quali la Biennale di San Paolo, la Biennale di Venezia, la Biennale di Parigi, Documenta (Kassel).

Tutto il suo percorso è volto a recuperare l’uso delle materie naturali, le materie prime che hanno fatto la storia della scultura, dal gesso alla terra, dal legno alla pietra, dal bronzo al marmo. Erede di una visione ancestrale del mondo e dell’opera dell’uomo, Mainolfi crea radure, alberi, montagne, città, soli, animali, personaggi, attingendo da un immaginario arcaico popolato da leggende e figure mitiche.

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