Giornate Fai d'Autunno 2019 in Emilia Romagna: luoghi aperti, orari e prezzi - Bologna

Giornate Fai d'Autunno 2019 in Emilia Romagna: luoghi aperti, orari e prezzi

Cultura Bologna Venerdì 11 ottobre 2019

Torre Fornello - Ziano Piacentino

Bologna - Sabato 12 e domenica 13 ottobre appuntamento con le Giornate Fai d’Autunno, che compiono otto anni e sono più vitali che mai. Anche per l'edizione 2019 sono oltre 700 i luoghi aperti in 260 città italiane, con la possibilità di scoprire beni insoliti e straordinari.

I luoghi sono stati selezionati perché speciali, curiosi, originali o bellissimi. Saranno tantissimi i giovani del Fai che accompagneranno gli italiani lungo i percorsi tematici espressamente ideati per l’occasione, con l’obiettivo di trasferire il loro entusiasmo ai visitatori, nella scoperta di luoghi inediti e straordinari che caratterizzano il nostro panorama. Itinerari a tema, da percorrere per intero o in parte, che vedranno l’apertura di palazzi, chiese, castelli, aree archeologiche, giardini, architetture industriali, bunker e rifugi antiaerei, botteghe artigiane, musei e interi borghi.

Ogni visita prevede un contributo facoltativo, preferibilmente da 2 a 5 euro, a sostegno dell’attività della Fondazione. Durante le Giornate FAI d’Autunno in via eccezionale anche i Beni FAI saranno accessibili a contributo facoltativo. 

Tra gli itinerari tematici e i luoghi più interessanti in Emilia Romagna:

Modena

Osservatorio Geofisico

Apertura: sabato 12 e domenica 13 ottobre, dalle ore 10 alle 18
Poco conosciuto in città nonostante si trovi in centro, presso il torrione di levante di Palazzo Ducale, l’Osservatorio Geofisico, in attività e di pertinenza del Dipartimento d’Ingegneria dell’Università di Modena, è stato riaperto al pubblico nell’aprile 2019 dopo un restauro iniziato nel 2018, in seguito ai danni del terremoto che nel 2012 ha colpito l’Emilia.
L’istituto ha origine nel 1826, quando il duca Francesco IV d’Este concesse in uso perpetuo gratuito la sede per l’allestimento di un osservatorio astronomico; nel 1863 cambiò nome in osservatorio meteorologico con il direttore Domenico Ragona e nel 1897 divenne geofisico sotto la direzione di Ciro Chistoni, esperto di magnetismo terrestre. Tra il 1906 e 1936, sotto la guida del docente di fisica terrestre Carlo Bonacini, iniziò la raccolta di strumenti e documenti storici per organizzarli in un museo. Al suo interno i visitatori potranno scoprire strumentazioni di notevole pregio come il comparatore del 1850 (utilizzato per rilevare e comparare differenze di dimensioni di ordine millimetrico), il cerchio meridiano del 1823 (antico telescopio), lo strumento dei passaggi del 1826 usato per determinare l’istante esatto del passaggio di un astro al meridiano, un evaporografo di fine Ottocento (utilizzato per la misurazione del tempo impiegato per l’evaporazione di una nota quantità di acqua) e il pluviometro del 1878, che serviva a misurare la quantità di precipitazione oraria.

Palazzo Universitario e Museo di Zoologia e Anatomia Comparata

Apertura: sabato 12 e domenica 13 ottobre, dalle ore 10 alle 18
In occasione delle Giornate FAI d’Autunno si potranno visitare il Palazzo Universitario, tra gli edifici settecenteschi più importanti della città, e il Museo di Zoologia e Anatomia Comparata, poco noto agli stessi modenesi ma fondamentale punto di riferimento culturaleper gli studenti di Scienze Naturali e Biologiche. Costruito tra il 1774 e il 1776 per volontà del duca Francesco III d’Este, su progetto di Gian Francesco Zannini, il palazzo ospitava la cattedra di Storia Naturale, che avrebbe dovuto essere corredata da un’opportuna struttura di supporto; il museo, tuttavia, venne inaugurato solo nel 1786, dopo il lascito della collezione del vescovo di Modena Giuseppe Maria Fogliani. Grazie a donazioni e acquisizioni, crebbe notevolmente nell’Ottocento, richiedendo ampliamenti a più riprese, finché a fine secolo fu annoverato tra le esposizioni più belle d’Europa. Dopo il declino tra gli anni Cinquanta e Ottanta del Novecento, dovuto al disinteresse dei direttori per i preparati macroscopici ritenuti inutili per la didattica, nel 1984 vennero ripristinati i locali e si recuperò la collezione. Oggi ospita collezioni zoologiche che comprendono circa 3300 vertebrati e una collezione di molluschi di circa 7000 pezzi, centinaia di scatole entomologiche e altrettanti insetti conservati sotto liquido. Nel 2011 si è aggiunta la collezione del Museo della Medicina Tropicale intitolato a Giuseppe Franchini, docente di patologia tropicale a Bologna che nel 1930 si trasferì a Modena dove fondò il primo Istituto italiano di Patologia Coloniale. Oltre all’attività didattica, Franchini si dedicò alla raccolta di cimeli esotici, oggetti artistici e antichi libri di interesse medico e farmacologico, esemplari di vertebrati e invertebrati vettori di parassiti e collezioni fotografiche. Attualmente nella raccolta sono presenti animali, vegetali utilizzati nella medicina indigena di diversi paesi, numerosi calchi in cera e gesso (moulages) di pazienti affetti dalla lebbra, altri pezzi anatomo-patologici e utensili di uso quotidiano.

Mirandola

Palazzo Magnanini

Costruito nel 1883 dai Magnanini, facoltosi possidenti terrieri, si colloca sull’asse visivo del Duomo, anche se il prospetto principale con loggia, timpano e finte architetture dipinte, si rivolge verso i nuovi viali collocati sul perimetro delle demolite mura cittadine. Tra il palazzo e il viale venne impiantato un vasto parco oggi purtroppo in buona parte edificato. Al 1883 risalgono anche le decorazioni interne, che interessano quasi tutti gli ambienti del palazzo. Sulla copertura a finto padiglione del vano scala riquadri con mascheroni, fiori, uccelli e grottesche delimitano un cielo intrecciato di canne derivato da repertori attribuibili al Becchi e alla sua bottega. Più ricca la decorazione del salone da ballo, movimentato dai vuoti delle finestre a balaustra e dal cornicione in stucco. Il Palazzo, ora di proprietà delle famiglie Beri, Bruschi e Reggiani, ha subìto forti danni dovuti al sisma del 2012, ma dopo importanti lavori di recupero è nuovamente agibile.

Bologna

Alla scoperta dei saperi nascosti: la Bologna degli Archivi
Nelle Giornate FAI d’Autunno i visitatori andranno alla scoperta di alcune realtà all’interno del grande patrimonio archivistico bolognese. Tra le tappe più interessanti:

Palazzo Ratta - Archivio Unione Donne in Italia

Palazzo Ratta fu costruito nel XVI secolo per volere della famiglia Ratta. L'interno è particolarmente pregevole: si trovano scale con soffitti cinquecenteschi, un sopracamino di scuola carraccesca e affreschi seicenteschi di Domenico Santi detto il Mengazzino, Giovanni Antonio Burrini e dei fratelli Rolli. L’edificio ospita la sede bolognese dell’Unione Donne in Italia - UDI e il suo archivio. Il fondo archivistico presente, costituito a partire dagli anni ‘80 per salvaguardare la memoria dell’UDI nata nel 1945, sarà oggetto di esposizione durante le Giornate FAI d’Autunno ed è di grande importanza perché fornisce una ricostruzione storica - tramite opuscoli, volantini, foto e manifesti - del percorso di impegno femminile che ha portato alla conquista di importanti diritti sociali.

Archivio storico della Provincia di Cristo Re

L’archivio storico della Provincia dei Frati Minori di Cristo Re,solitamente accessibile su appuntamento o in orari limitati,fa parte di un complesso conventuale di recente formazione, ma con una notevole rilevanza storica. La chiesa, dedicata a Sant'Antonio da Padova, viene realizzata fra il 1898 e il 1904 in stile neoromanico, su progetto dell'ingegnere modenese Carlo Barbieri. Nel 2000, terminati i lavori di ristrutturazione e ammodernamento del convento di Sant’Antonio da Padova, l’archivio è stato trasferito nel seminterrato in locali attigui alla biblioteca provinciale. L’archivio presenta un patrimonio documentario che va dal XIV al XX secolo con documentazione proveniente dall’intero territorio regionale, da Piacenza all’Adriatico.

Archivio e casa di Lydia Borelli

Inaugurata il 28 ottobre 1931, Casa Lyda Borelli nacque come casa di riposo per artisti su iniziativa di Adolfo Re Riccardi, noto impresario teatrale che insieme a un gruppo di artisti diede vita a una associazione di previdenza per artisti drammatici. Casa Lyda Borelli, oltre a svolgere attività assistenziale, detiene numerosi fondi archivistici di grande interesse in quanto rappresentativi dello spaccato di vita degli artisti italiani del XIX e XX secolo. La villa che rappresenta un magnifico esempio di architettura déco viene edificata su un terreno del comune e include una dépendance successivamente abbandonata, una cappella trasformata nel 2006 in biblioteca teatrale e il Teatro delle Celebrazioni.

Pieve di Cento (Bo)

Apertura straordinaria del chiostro del Convento delle Clarisse

Eccezionalmente in occasione delle Giornate FAI d’Autunnoverrà aperto il chiostro del Convento delle Clarisse che da circa venti anni non è più accessibile al pubblico. Lo scopo dell’apertura è quello di suscitare attenzione verso un luogo speciale, di fascino storico e architettonico e di stimolare interesse verso il suo recupero e restauro per utilizzarlo come spazio culturale e ricreativo. Durante le visite sono previsti interventi musicali di pianoforte del CPMM, Circolo Pievese di Musica Moderna. Gli insegnanti Samuele Masarati, Ester Alberghini e Irene Clementel, coadiuvati da alcuni allievi, si esibiranno in un repertorio classico e neoclassico. Si terranno, inoltre, letture dell’Infinito di Giacomo Leopardi nel bicentenario della lirica e di altre opere del grande poeta.

Forlì Cesena

Predappio - Percorsi di cielo: le ex Gallerie Caproni di Predappio

All’inizio degli anni Trenta Benito Mussolini fece costruire a Predappio una fabbrica aeronautica diretta dal famoso ingegnere Gian Battista Caproni. Furono realizzati anche due tunnel in cemento armato, scavati nella collina antistante, dove poter trasferire le lavorazioni in caso di bombardamento: essi sonol’unica parte dello stabilimento, per il resto in rovina, a essere utilizzata oggi. Dopo aver ospitato la produzione agricola di funghi edibili, dal 2008 il primo dei due tunnel è stato trasformato in un laboratorio per lo studio dei fenomeni di aerodinamica e fluidodinamica, tra i quali quello delle turbolenze degli aerei. Il laboratorio fa parte del Centro Interdipartimentale per la Ricerca Industriale – Ciri Aeronautico e rientra nel progetto denominato Ciclope (Centre for International Cooperation in Long Pipe Experiments) dell’Alma Mater Studiorumdi Bologna.

Parma

Chiostro delle Luigine

Nascosto fra la chiesa gotica del Santo Sepolcro e gli edifici circostanti, si conserva il chiostro delle Luigine, un vero e proprio gioiello di architettura rinascimentale,solitamente chiuso al pubblico. Caratterizzato da un pregevole apparato decorativo, realizzato alla fine del XV secolo, rappresenta una delle testimonianze più preziose del Rinascimento parmense. Quando avvenne la definitiva soppressione dei canonici lateranensi a fine Settecento, il complesso fu rilevato da Padre Eugenio Porta, co-fondatore insieme a Rosa Gertrude Orzi del Conservatorio delle Luigine. Il chiostro cambia così la sua funzione conventuale e si apre a quelle educativa e scolastica,rivolte alle bambine indigenti. Di conseguenza furono eseguiti diversi lavori di restauro con la sopraelevazione dell’ala est e la ricostruzione del lato nord con chiusura del portico sottostante.

Palazzo Tarasconi

Costruito verso la fine del XVI secolo per volere dei fratelli Scipione e Alessandro Tarasconi, inglobando parte degli edifici trecenteschi preesistenti, Palazzo Tarasconi è uno scrigno di opere d’arte, visitabile eccezionalmente in occasione delle Giornate FAI d’Autunno. Tra i tesori che custodisce, un salone al piano nobile, con soffitto ligneo a cassettoni tardo-cinquecentesco, suddiviso in nove riquadri interamente decorati; al centro campeggia la raffigurazione della Primavera, mentre intorno si trovano vari motivi a grottesche alternati a volti femminili, uccelli e leoni. Sulla sommità delle pareti corre un fregio che rappresenta, all’interno di cornici, dodici scene dell’Antico Testamento, strutturalmente correlate strettamente all'orditura dei cassettoni. I dipinti dei cassettoni furono probabilmente realizzati da Cesare Baglione, mentre i fregi furono presumibilmente completati in un secondo momento dai suoi aiuti, tra i quali Girolamo Curti detto il Dentone, Angelo Michele Colonna e Giovanni Maria Conti della Camera.

Chiesa S. Maria ai Servi - Fondazione Don Gnocchi

La Chiesa di Santa Maria dei Servi è ricca di splendidi dipinti. Dell’antica decorazione pittorica sono rimasti gli affreschi del catino absidale, dell’arcone del presbiterio, e gli affreschi della cupola, eseguiti da Pier Antonio Bernabei, raffiguranti l’Ascensione; in quello che era il refettorio del convento si conserva un’imponente Ultima cena attribuita a Giovanni Battista Tinti. Dalla chiesa provengono, inoltre, la Madonna dal collo lungo del Parmigianino, oggi agli Uffizi, e lo Sposalizio della Vergine di Giulio Cesare Procaccini, conservato alla Galleria nazionale di Parma.

Ravenna

Il Giardino Rasponi o delle erbe dimenticate

Normalmente inaccessibile, il piccolo, romantico scrigno verde nel centro di Ravenna, alle spalle del Battistero Neoniano, era il giardino della più antica dimora della famiglia Rasponi, il palazzo oggi detto RasponiMurat in seguito al matrimonio fra Giulio Rasponi con Luisa, figlia di Gioacchino Murat. Le sue possenti mura di cinta attutiscono i rumori della città, esaltando i colori e i profumi delle erbe coltivate. La vista è catturata dallo scorcio di una Ravenna insolita, che dà sulla cupola del Duomo e sul suo bel campanile rotondo. Al suo interno sono coltivate sia erbe recuperate dai ricettari degli speziali che erbe più note, di uso quotidiano, presenti nella cucina mediterranea.

Ravenna

Faenza - Parco e Colonia di Castel Raniero

La colonia elioterapica “Vittorio Emanuele III” di Castel Raniero risale al 1928, quando, con iter iniziato nel 1921, fu costruito l’edificio destinato ai bambini “pellagrosi e scrofolosi” con carenze vitaminiche, bisognosi di sole e dell’aria pura di collina. Il progetto si deve all’ingegnere comunale Giovanni Antenore che adottò uno stile eclettico, caratterizzato daelementi liberty e bizantino-ravennati, echeggianti soprattutto nel “castello” che dà tuttora il nome alla località. Inaugurato nel 1935 e ultimato nel 1939, il complesso fu adibito a ospedale civile nel 1944-45; si trovò sulla linea del fronte e porta ancora i segni esterni dei bombardamenti. Adibito nel dopoguerra a vari usi, fu poi ridestinato a colonia per bambini fino ai primi anni ‘80. Conserva un'area verde di quasi 7 ettari, con prato e castagneto sottostante, che si fino a dar luogo all'attuale querceto misto. Sotto i pini e i cipressi che bordano il prato si è sviluppata una macchia a cisto bianco. A oggi il complesso è in stato di degrado, dunquenormalmente non aperto al pubblico e agibile solo in parte e in via eccezionale durante le Giornate FAI d’Autunno.

Reggio Emilia

La piccola Ghiara: artisti nella Chiesa di San Giovannino
* Ingresso esclusivo per gli Iscritti FAI

Documentata a partire dal XII secolo, la primitiva Chiesa di San Giovanni Evangelista, detta anche di San Giovannino, è stata demolita alla fine del XV secolo e subito ricostruita sul sito originario sotto la direzione di Girolamo Casotti, figlio del più famoso Antonio, a cui forse si può ricondurre il progetto. La nuova chiesa venne terminata nel 1563 con l’intervento di Alberto Pacchioni, ma la facciata rimase incompiuta. La Chiesa di San Giovannino custodisce numerosi tesori, fra i quali spiccano la cupola dipinta da Sisto Badalocchio sul modello della cupola correggesca di San Giovanni a Parma, due splendidi teleri del Tiarini nel presbiterio e il famoso Compianto del Cristo morto, forse del Mazzoni, considerato dagli studiosi come la piccola Ghiara per la presenza dei maestri che hanno affrescato anche l’importante tempio barocco.

Rimini

Ex Colonia forlivese

La Colonia fascista forlivese è stata costruita nel 1930 su progetto di Arnaldo Fuzzi (1891-1974), architetto tra i più interessanti nella Romagna di inizio Novecento. Il fabbricato, dalle linee semplici, ma con grandezze monumentali, si compone di tre fabbricati principali collegati tra loro da grandi vetrate. Al piano terreno trovavano posto i locali di servizio, mentre al piano rialzato erano presenti gli uffici del direttore e dell’amministrazione, la dispensa e il grande refettorio da 600 posti e, nei corpi laterali, i dormitori da 120 letti, ciascuno con i relativi servizi igienici. Due infermerie e l’ambulatorio, posti al primo piano, completavano la struttura principale. La colonia è stata riqualificata in scuola nel 1978 e quest'anno si festeggeranno i primi 50 anni dell’Istituto tecnico per il Turismo “Marco Polo”.

Piacenza

Ziano Piacentino

L’itinerario Ziano ad arte: storie, artisti, antiche dimore nel paesaggio dei vigneti condurrà alla scoperta di luoghi antichi, le cui storie si raccontano attraverso architetture e arredi, conservati e gestiti dai proprietari nell’ottica della loro salvaguardia. Edifici salvati dai segni del tempo e dell’abbandono, che rivivono oggi grazie a restauri attenti. Tra le aperture più interessanti:

Residenza di via Roma 64

La residenza privata di via Roma 64,nel cuore del borgo di Ziano, di fronte al Municipio, aprirà le porte al pubblicoeccezionalmente in occasione delle Giornate FAI d’Autunno. L’antica dimora ha riacquistato la propria dignità e rivive oggi del suo sapore originario, fusosi con la personalità dell’attuale proprietaria. Lei stessa ha effettuato parte dei restauri, passo dopo passo, ridonando vita soprattutto agli interni. Una “casa parlante”, dove ogni stanza ha un tema, ogni oggetto una storia, ogni colore un significato: storia e contemporaneità, arte e realtà si intrecciano con personalità, passione e carattere.

Casa atelier di William Xerra

* Ingresso esclusivo per gli Iscritti FAI

Aperta straordinariamente in occasione delle Giornate FAI d’Autunno, la casa atelier di William Xerra è una casa torre situata nel cuore del borgo di Ziano Piacentino. Uno degli edifici più antichi del paese, recuperato dall'artista che l’ha ristrutturato conservandone l'impianto originale e affiancandosi agli elementi caratterizzanti con rispetto e premura. Gli internisono espressione della creatività di Xerra: opere dell’artista e di colleghi sono disposte e accostate in un continuum che dall’atrio d’ingresso accompagna, come fosse il filo d’Arianna, fino al laboratorio.

Monticelli d'Ongina

A Monticelli d’Ongina verrà proposto l’itinerarioSulle tracce della Monticelli Ebraica, un percorso alla scoperta della storia dell’estinta comunità ebraica locale, tra il racconto delle vicende di alcune delle famiglie ebraiche di Monticelli, visite ai luoghi più significativi e momenti conviviali della tradizione culinaria e musicale ebraica. Tra le tappe più significative:

Cimitero ebraico di Monticelli d’Ongina

Il cimitero ebraico di Monticelli d’Ongina è l’unica traccia rimasta del passato ebraico del paese. Questo luogo straordinariamente intimo e suggestivo, pur essendo ancora frequentato dai discendenti delle famiglie ebraiche locali, viene aperto solo in casi eccezionali, solitamente nella Giornata della commemorazione dei defunti o in occasione della Giornata della Memoria.Di un certo interesse sono alcune lapidi risalenti alla seconda metà dell’Ottocento che presentano intarsi in bronzo e altri steli del primo Novecento con decorazioni di gusto liberty.Alcune di esse presentano iscrizioni in ebraico, altre in lingua italiana.

Ferrara

Casa Minerbi - Del Sale

L’edificio è stato costruito attorno alla metà del Trecento per volere della famiglia Del Sale. Gioiello del patrimonio storico ferrarese, oggi sede dell’Istituto di Studi Rinascimentalie del Centro di Studi Bassaniani, il complessodeve la sua fama agli affreschi che nobilitano i due ambienti più prestigiosi: si tratta del Salone dei Vizi e delle Virtù e della Sala degli Stemmi, entrambi attribuiti al cosiddetto “Maestro di Casa Minerbi”, databili tra il 1360 ed il 1370. In particolare, gli affreschi dalla complessa simbologia dei vizi e delle virtù sono stati definiti, insieme a quelli del convento benedettino di Sant’Antonio in Polesine, come il nucleo più importante della pittura trecentesca ferrarese.

L’attuale denominazione della suggestiva dimora ha origine dopo il 1870, quando la famiglia Minerbi acquistò diverse proprietà con ingresso in via Giuoco del Pallone. Giuseppe Minerbi, colto e appassionato conoscitore d’arte, tra il 1953 e il 1961 affrontò il restauro della propria abitazione e del salone affrescato.

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