Fridays For Future a Bologna: «Scenderemo in piazza ogni venerdì finché non vedremo un reale cambiamento»

Attualità Bologna Sabato 28 settembre 2019

Fridays For Future a Bologna: «Scenderemo in piazza ogni venerdì finché non vedremo un reale cambiamento»

Fridays For Future a Bologna
© Fridays For Future Bologna

Bologna - «How dare you?», «Come osate?». Dopo il discorso di Greta Thunberg davanti alle Nazioni Unite, destinato a rimanere nella storia, venerdì 27 settembre, tantissimi giovani, giovanissimi e meno giovani hanno riempito le piazze italiane per ilterzo sciopero globale per il clima.

Il movimento dei Fridays For Future, alla lettera Venerdì per il Futuro, prende il via nel 2015, quando un gruppo di ragazzi invita gli studenti di tutto il mondo a non andare a scuola il primo giorno della COP 21, la Conferenza sul clima dell'UNFCC (United Nation Framework on Climate Change). Pochi anni dopo, nell'estate del 2018, Greta Thunberg, svedese classe 2003, ha preso la decisione di non frequentare più la scuola fino alle successive elezioni, a causa dell'aumento anomalo delle temperature e degli incendi scoppiati in Svezia.

Greta è diventata famosa per le sue proteste fuori dal Riksdag (Parlamento svedese), che ha fatto ogni giorno durante l'orario scolastico con lo slogan Skolstrejk för klimatet, Sciopero scolastico per il clima. Il 7 settembre 2018 la Thumberg ha annunciato che avrebbe continuato a manifestare ogni venerdì fino a quando la Svezia non si fosse allineata con l'accordo di Parigi e ha coniato il motto Fridays For Future. Da allora gli studenti di tutto il mondo l'hanno seguita e sono scesi nelle piazze delle loro città per attirare l'attenzione dei governi e delle istituzioni sul climate change e le sue preoccupanti conseguenze.

Ieri a Bologna nel corteo che è partito da piazza San Francesco e arrivato fino in piazza Verdi, nel cuore della zona universitaria, si sono visti cartelli come Lasciate ogni speranza voi che inquinate, saremo il vostro inferno, o un irriverente We're skipping our lessons to teach you one, ma anche qualcuno dai toni più ironici come Le uniche stagioni che vedremo saranno quelle su Netflix o il geniale Save the planet, is the only one with tortellini.

Caterina Noto, bolognese, con una formazione in Scienze ambientali, fa parte dei movimenti Fridays for Future e Greenpeace Bologna. A proposito di numero e target delle persone che ieri hanno preso parte alla manifestazione, afferma: «La stima dell’affluenza dei partecipanti è di oltre 10mila persone [Si parla anche di 20mila, N.d.R.], prevalentemente studenti, ma non solo studenti universitari. Erano presenti anche alunni di scuole superiori e medie, con i relativi insegnanti, e tanti bambini delle primarie con le maestre. La cosa davvero bella è che hanno iniziato a scioperare quasi tutti, non solo i giovani, ma anche persone di tutte le età; i giovani scioperano per poter avere un futuro e gli adulti per poter dare ai propri figli e nipoti un avvenire degno».

Per quanto riguarda il mood della manifestazione, Caterina dice: «Come per gli altri precedenti scioperi, il clima è stato pacifico e propositivo. Per quanto riguarda me, che non sono chiaramente la voce di tutti, posso dire che non sono arrabbiata, ma soltanto preoccupata: non scendo in piazza per protestare contro qualcuno, scendo in piazza perché voglio che i governi sentano il nostro fiato sul collo perché hanno la responsabilità della salvaguardia del pianeta, e di conseguenza la responsabilità della nostra salute. Non abbiamo più tempo e i governi non devono ascoltare noi ragazzi che scendiamo in piazza, né leggere i nostri cartelli se non vogliono: non vogliamo questo, noi vogliamo che ascoltino gli scienziati e di conseguenza adottare un reale cambio del sistema, non del clima».

Nello specifico, le richieste dei Fridays for Future a Bologna sono:

  • trasporti gratuiti ecologici e capillari;

  • uno stop alle grandi opere inutili e inquinanti sul territorio, in particolare il Passante di mezzo e la cementificazione dei prati di Caprara;

  • basta con la politica di apertura di nuovi supermercati sul territorio;

  • una transizione da parte di HERA verso le energie rinnovabili;

  • un’istruzione e una ricerca pubblica, libera e rifinanziata;

  • niente più collaborazioni o tirocini da parte dell'Università degli Studi di Bologna con aziende inquinanti (lo stesso per gli istituti superiori per quanto riguarda l’alternanza scuola-lavoro).

«Scenderemo in piazza ogni venerdì finché non vedremo un reale cambiamento ed una presa di posizione: È giunto il momento di schierarsi dalla parte giusta della storia», conclude Caterina.

Anche Alex Fiorentini, studente di Scienze Politiche, Sociali e Internazionali all'Alma Mater e presidente del Coordinamento Regionale delle Consulte Studentesche, ha partecipato ieri al corteo con le studentesse e gli studenti del liceo Sabin di Bologna. «L’obiettivo questa volta era coinvolgere più fasce di età possibile rispetto agli ultimi scioperi, in cui prevalevano studentesse e studenti», afferma Alex, «Credo che sia stato centrato perfettamente perchè, non solo a Bologna, ma in tutta la regione e in Italia la presenza di lavoratrici, lavoratori e in generale adulti, era molto più elevata».

A questo proposito, è stata coniata la definizione di Parents For Future che, dice Alex, «Sta prendendo molto piede in tanti territori, vista l’acquisizione di consapevolezza da parte di una generazione che ha vissuto in gran parte passivamente i cambiamenti climatici. Ci aspettavamo una folla eterogenea e così è stato, molte e molti hanno scioperato usando una giornata di lavoro dimostrando di essere consapevoli di un problema che, anche se in alcuni casi marginalmente, loro hanno creato».

«Un’altra cosa che ho notato», prosegue, «è che non si ha paura di dimostrare la propria rabbia, anche attraverso la disobbedienza civile, che si caratterizza per una forma di lotta politica composta da azioni dirette che vengono svolte, in genere, da un gruppo di persone consapevoli della violazione che si sta commettendo, ma che non usano mai la violenza. È una forma di lotta che viene utilizzata anche dal movimento ambientalista in giro per il mondo, con l’obiettivo di poter cambiare in modo radicale e non convenzionale il sistema attuale».

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