Chagall, Sogno e Magia: la mostra a Bologna a Palazzo Albergati

Chagall, Sogno e Magia: la mostra a Bologna a Palazzo Albergati

Mostre Bologna Palazzo Albergati Venerdì 20 settembre 2019

Marc Chagall Il gallo viola , 1966 - 72 Olio, gouache e inchiostro su tela, 89,3x78,3 cm Private Col
© © Chagall ® by SIAE 2019
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Bologna - Nella vita, proprio come nella tavolozza dell'artista, c'è un solo colore che dà senso alla vita e all'arte: è il colore dell'amore. Quest'affermazione, non solo una dichiarazione di poetica, ma anche un modo di passeggiare leggero nel variegato universo dell'esistenza, appartiene a un artista che ha fatto dell'amore – per la vita, per la sua compagna, per la religione, per l'arte – l'essenza e la giustificazione stessa del suo stare al mondo. Marc Chagall, che ha avuto una vita quasi centenaria (Vitebsk, Russia, 1887 – Saint-Paul-de-Vence, Francia, 1985), trasporta nelle sue opere un'energia vitale che si esprime attraverso i colori, specchio delle sue emozioni e del suo sentire.

Il mondo onirico dell'artista è in mostra a Bologna, a Palazzo Albergati, dal 20 settembre 2019 all'1 marzo 2020. L'esposizione, dal titolo Chagall – Sogno e Magia, è organizzata dal Gruppo Arthemisia con il patrocinio del Comune di Bologna ed è curata da Dolores Duràn Ucar. Le opere esposte sono 160 tra dipinti, disegni, acquerelli e incisioni, tutte provenienti da collezioni private, e quindi solitamente di difficile accesso.

La mostra, che racconta la vita, l’opera e il sentimento di Chagall, si articola in alcuni nuclei tematici principali, che rappresentano i punti fondamentali dell'uomo e dell'artista. In primis troviamo la tradizione russa legata alla sua infanzia, che ha vissuto nel piccolo paesino di Vitebsk, in Bielorussia, con altri otto fratelli: una vita semplice scandita dai ritmi della natura e dalla funzione domenicale alla sinagoga. L'infanzia ha un ruolo determinante, come testimonia l'autobiografia intitolata La mia vita, che Chagall scrisse originariamente in russo, fu poi tradotta in francese dalla moglie Bella e pubblicata a Parigi nel 1931. La fanciullezza viene ulteriormente evocata anche, ovviamente, attraverso la pittura: in mostra si può ammirare l'opera Villaggio Russo, che rappresenta appunto una scena di Vitebsk. Come afferma la curatrice, «La Russia è in tutte le sue opere», e questo nonostante Chagall sia stato un uomo errante: dalla cittadina d'origine a San Pietroburgo, da lì a Parigi, poi negli Stati Uniti per sfuggire al nazismo e infine di nuovo nella capitale francese.

Chagall proviene da una famiglia ebraica, che dà grande importanza al legame con la tradizione: infatti per lui il tema religioso, e sacro in genere, sarà fondamentale. «Fin dalla mia prima giovinezza, la Bibbia mi ha affascinato. Mi è sempre sembrato, e mi sembra ancora, che sia la più grande fonte di poesia di tutti i tempi». Per illustrare il Testo Sacro, progetto che manda avanti con l'amico ed editore Ambroise Vollard, Chagall fa un viaggio con la famiglia in Palestina: un itinerario spirituale che lo porta a scoprire i luoghi del popolo eletto. Da questa esperienza mistica e profonda, l'artista porterà a casa anche la luce della Terra Santa, che metterà nelle illustrazioni della Bibbia, realizzate in due tempi: sessantasei stampe tra il 1931 e il 1939, più altre 39 terminate nel 1956 e stampate da un altro editore (Tériade) a causa della morte improvvisa di Vollard. La Bibbia rimane una fonte d'ispirazione costante nella vita di Chagall e a dimostrazione di ciò in mostra si possono ammirare una serie di incisioni colorate a mano e due gouache realizzate tra gli anni '70 e '80.

Rifacendosi all'antico Testamento, nel 1966 Chagall illustra La storia dell'Esodo per l'editore León Amiel. Questo tema è particolarmente significativo per l'artista, la cui vita è stata segnata dalla guerra e dallo sradicamento. Durante gli anni del nazismo, Chagall ha dovuto infatti lasciare la sua casa parigina per rifugiarsi negli Stati Uniti, così come gli ebrei sono dovuti fuggire dall'Egitto durante l'Esodo, che diventa quindi metafora della persecuzione nazista.

Tornando all'inizio della mostra, un'altra delle grandi passioni dell'artista è la letteratura. Lo scrittore americano Henry Miller definì Chagall Un poeta con le ali di un pittore. A Parigi l'uomo era entrato in contatto con numerosi letterati dell'epoca – Jean Girardoux, André Salmon, Max Jacob, Guillaume Apollinaire, etc. –, che per primi avevano notato la forza delle sue opere. Oltre all'attività pittorica, l'artista si dedica anche alla composizione di versi: «Non appena iniziai a dominare un poco il russo, cominciai a scrivere versi. Era come se li espirassi. Cosa importa se si tratta di una parola o di un sospiro? Li leggevo ai miei amici. Anche loro scrivevano versi, ma quando leggevo i miei loro svenivano». Dopo l'autobiografia degli anni '30, nel 1975, a Ginevra, uscirà il suo secondo libro, Poèmes, una raccolta di liriche composte tra 1909 e 1965.

Ma il tema sicuramente più forte e pregnante per Chagall è quello dell'amore, che per lui è un amore puro e assoluto che si declina nel profondo sentimento che lo lega alla moglie Bella, presente in molte delle sue opere. Spesso, ad accompagnare la rappresentazione della coppia di innamorati, soggetto ricorrente, c'è un mazzo di fiori, altro elemento che ritorna sempre: «Potresti chiederti per ore quale sia il significato dei fiori, ma per me sono la vita stessa, in tutto il suo felice splendore. Non potremmo fare a meno dei fiori. I fiori ti aiutano a dimenticare le tragedie della vita».

Quello di Chagall è un immaginario onirico, poetico e magico in cui è difficile distinguere il sogno dalla realtà ed è molto emozionante lasciarsi trasportare in questo universo pieno di colori. Durante il percorso si accede a una Dream Room: una video installazione che permette di immergersi totalmente in immagini fantastiche che si formano come percezioni originate dall'inconscio. «La Dream Room è una stanza magica, piena di specchi e musica che ricreano il mondo onirico di Chagall. È una stanza che non si può raccontare, si deve vivere», afferma la curatrice.

Per far entrare ancora meglio il visitatore nel mondo dell'artista russo, è stata allestita una proiezione oleografica che crea immagini ad altissima definizione che escono dagli schemi della rappresentazione bidimensionale per coinvolgere l'interlocutore in visualizzazioni realistiche tridimensionali.

Grazie alla partnership di Arthemisia con la fondazione Susan G. Komen Italia, organizzazione no profit in prima linea nella lotta contro i tumori al seno, ad ogni biglietto emesso verrà donata una percentuale dell'incasso per sostenere l'ampliamento di Donne al centro. Si tratta di uno spazio polifunzionale all'ospedale Bellaria di Bologna che offre servizi a supporto del benessere psico-fisico e dell'aggregazione delle donne in terapia. Il prof. Riccardo Masetti, presidente dell'organizzazione, afferma che «è importante aiutare le donne a guarire dalla ferita psicologica, che spesso rimane in secondo piano». 

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