Parco astronomico di Loiano, visita all'osservatorio di Bologna a caccia di stelle

Outdoor Bologna Osservatorio di Astrofisica e Scienza dello Spazio di Bologna Venerdì 9 agosto 2019

Parco astronomico di Loiano, visita all'osservatorio di Bologna a caccia di stelle

Telescopio Zeiss
© Wikipedia/VasileC.
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Bologna - Pare che Alan Sorrenti avesse ragione quando cantava Noi siamo figli delle stelle, nonostante non ci sia dato sapere con quanta cognizione di causa lo facesse. Come spesso si crede, non tutto quello che c'è nell'Universo si è creato dal Big Bang, ma dalla morte di stelle esplose miliardi di anni fa. Il Big Bang ha originato soltanto atomi di idrogeno, elio e litio, utili forse per costruire batterie dei cellulari, ma di certo non la vita. Gli altri atomi, come quelli di carbonio da cui siamo composti, si sono originati dalla morte e di conseguenza dall'esplosione di grandi stelle. E quindi sì, siamo effettivamente figli delle stelle.

Se volete sfatare questo e altri miti – lo sapevate che le stelle cadenti si vedono tutto dell'anno e non solo la notte di San Lorenzo? – il consiglio è quello di visitare il Parco astronomico di Loiano. Il luogo, che si trova a 37 km da Bologna, è facilmente raggiungibile seguendo la Strada Provinciale 65 della Futa, l'antica via di collegamento con Firenze. Ed è a Loiano che, dalla metà degli anni Trenta in poi, l'astronomia bolognese esercita la sua scienza.

Già all'inizio del Novecento, infatti, emerse tra gli osservatori della volta celeste la necessità di spostare le proprie operazioni al di fuori delle città: l'inquinamento luminoso, anche se certamente minore rispetto a oggi, era già abbastanza fastidioso. A Bologna, in particolare, gli astronomi che operavano alla stazione osservativa della Specola, oggi museo, facevano in pratica solo delle previsioni meteorologiche. Fu il lascito di un professore e assistente dell'Alma Mater, tale Adolfo Merlani, a permettere l'acquisto di un nuovo telescopio e la costruzione del relativo osservatorio. La moglie, Bianca Montanari, donò alla causa 300 mila lire, oggi 250 mila euro, con i quali si comprò un telescopio fabbricato dalla Zeiss, prestigiosa azienda tedesca ancora in attività.

Rimaneva tuttavia il problema del luogo dove poter edificare l'osservatorio. Inizialmente si pensò a Monte Cavallo, che però venne scartato per questioni burocratiche (fortunatamente, perché adesso è completamente inglobato nella città e nelle sue luci); poi a Villa Aldini, anch'essa abbandonata. Si optò alla fine per Monte Orzale, nei pressi di Loiano: si trattava di un terreno già di proprietà dell'Università e, cosa da non sottovalutare per i tempi, raggiungibile tramite la Futa. Così nel 1936 il telescopio iniziò la sua attività, interrotta già nel 1944 dalla Seconda guerra mondiale, che costrinse gli astronomi, tra i quali l'allora direttore Guido Horn d'Arturo, a lasciare Loiano.

Quando, terminato il conflitto, gli astronomi tornarono sull'Appennino, trovarono il telescopio miracolosamente illeso: a salvarlo fu proprio la sua provenienza. Su una mappa dei nazisti, in seguito ritrovata, si vide infatti che sull'osservatorio era stata disegnata una X, a indicare che il luogo non doveva essere eliminato. Per i tedeschi sarebbe stato oltraggioso abbattere una gloria nazionale e così la preservarono dai bombardamenti, che invece non risparmiarono Loiano. Nonostante il telescopio fosse intatto, gli astronomi trovarono comunque il resto in preda alla devastazione. Gli inglesi, che ne avevano fatto una delle loro basi, avevano saccheggiato e bruciato gli arredi e rubato alcuni strumenti, tra i quali il motore del telescopio. Anche senza elettricità, il 7 novembre 1945 l'osservatorio tornò in funzione e fino al 1951 venne azionato manualmente; nonostante l'assenza di corrente, in sei anni vennero comunque impresse 1000 fotografie.

Oggi il telescopio Zeiss non è più usato per la ricerca – per la quale è invece utilizzato il telescopio Cassini, più moderno e potente – ma per le visite guidate e per alcuni laboratori degli studenti della facoltà di Astronomia. La visita si svolge all'interno dell'osservatorio, seduti intorno alla cupola rivestita in legno, tra il profumo di antichità – o di muffa, come ironizza la guida – e la corsa di qualche ghiro che si palesa durante la serata. A luci rigorosamente spente – comprese, soprattutto, quelle degli smartphone – si rimane in ascolto di tutto ciò che a turno, telescopio alla mano, si va poi a verificare personalmente, salendo sopra a delle suggestive scale risalenti anch'esse al 1936.

Tra sistemi binari, ammassi globulari e nebulose si apprendono nozioni tanto affascinanti quanto complesse per le nostre menti, bisognose di concetti semplici e concreti. Al termine dell'osservazione ci si reca all'esterno, dove con l'aiuto di un laser si ammirano a occhio nudo alcune costellazioni, attorno alle quali gli antichi narrarono miti ricchi di fascino. Come quella della Costellazione di Perseo, dove conviene guardare tra il 10 e il 12 agosto per esprimere il maggior numero di desideri. È in quella porzione di cielo, infatti, che la notte di San Lorenzo cade la maggior parte delle stelle.

L'astronomia è indispensabile a spiegare i misteri della natura, dalle quale, ahinoi, è totalmente dipendente. In caso di maltempo, infatti, sia l'osservazione con il telescopio che quella a occhio nudo non sono possibili; tuttavia, la visita non viene annullata ma si sposta all'interno del Planetario e dell'Aula didattica.

Il Parco astronomico si trova a Loiano, in via Nazionale 11, ed è visitabile consultando il calendario delle visite, che vanno obbligatoriamente prenotate sul sito (Per info).

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