Cultura Bologna Lunedì 15 luglio 2019

I sette segreti di Bologna: curiosità e leggende all'ombra delle due torri

Bologna - Per coloro che sono nati a Bologna o che, per varie ragioni, sono passati di qui e hanno deciso di non andarsene più, usare il termine segreti è un tantino pretenzioso, perché dopo poco tempo diventano arcinoti a tutti. Anche se, ovviamente, ce ne sarà sempre qualcuno in grado di sfuggire persino alle memorie più infallibili.

Per tutti gli altri che, invece, sono appena arrivati all’ombra delle torri o che sono solo di passaggio, abbiamo pensato di fornire questa lista di curiosità, particolarità e leggende per approfondire al meglio la conoscenza della città. Guardarla con altri occhi, interpretarla diversamente.

  • Le tre frecce
    Siamo all’ingresso di Corte Isolani e dobbiamo guardare in alto, col naso all’insù. Proprio lì, è possibile scorgere tre frecce conficcate nel soffitto. Una scelta architettonica parecchio insolita se non fosse che in questo caso accorre in nostro soccorso la leggenda a spiegarci tutto: pare che quelle tre frecce siano state scoccate dagli archi di tre malviventi ingaggiati per assassinare un nobile del posto. Nel bel mezzo dell’attentato, una donna nuda si è affacciata alla finestra cominciando a urlare e loro – un po’ confusi, un po’ sorpresi – hanno sparato alla cieca prima di darsela a gambe. Quelle frecce sono ancora lì.
  • Il telefono senza fili
    Al Voltone del Podestà, subito sotto la Torre dell’Arengo, accanto a Piazza Maggiore, per intendersi. Parlando con la faccia rivolta verso uno dei quattro angoli, ci si accorgerà che i suoni vengono trasmessi nitidamente verso l’angolo opposto. Seguono l’arco del Voltone e chi transita al centro non può sentire niente. Una magia che, durante il Medioevo, permetteva ai frati di confessare i lebbrosi evitando il contagio, oggi invece impegna una miriade di curiosi tutti i giorni in segretissime conversazioni.
  • Il Nettuno emozionato 
    Sulle scale d’ingresso della Sala Borsa c’è una pietra un po’ più scura delle altre, guardando la fontana del Nettuno da quella posizione si realizza un effetto ottico particolarmente simpatico: il pollice della sua mano, situata all’altezza del pube, ricorda moltissimo un fallo in erezione. Secondo alcune teorie, pare che Giambologna, autore del magnifico plesso scultoreo, abbia volontariamente introdotto questa possibilità interpretativa in fase di creazione dell’opera.
  • Panis vita, canabis protectio, vinum laetitia
    Tradotto: il pane è vita, il vino è letizia, la cannabis è protezione. Siamo all’incrocio tra via Indipendenza e via Rizzoli, sotto la Torre Scappi, e sulla pavimentazione ben rifinita del portico appaiono a distanza di pochi metri queste tre frasi. Cattura l’attenzione il riferimento alla cannabis, un omaggio ai vantaggi economici apportati, in tempi lontani, dalla coltivazione della canapa a Bologna.
  • La Piccola Venezia
    Passeggiando sotto i portici di Via Piella ci si imbatte in una finestrella quasi sempre semichiusa. Aprendola si potrà godere di tutto il romanticismo della Piccola Venezia bolognese: la finestrella si affaccia sul canale delle Moline, uno di quei corsi d’acqua che favorivano la navigazione mercantile a partire dai primi secoli degli anni 1000. Oggi, un magnifico scorcio nel bel mezzo della realtà urbana.
  • Panum resis
    Siamo al 33 di Via Zamboni, uno dei luoghi centrali dell’Alma Mater Studiorum. Su una delle cattedre universitarie di Palazzo Poggi è incisa la scritta Panum resis che sta ad indicare come la conoscenza sia alla base di tutte le decisioni da prendere. Un motto particolarmente identificativo per Bologna la Dotta.
  • Il vaso rotto sulla Torre degli Asinelli
    In cima alla Torre degli Asinelli c’è un vaso rotto che simboleggia le ottime capacità dei bolognesi di risolvere i problemi. C’è solo un piccolo problema: si dice che salire sulle torri equivalga a non laurearsi mai. Solo una superstizione, certo, ma gli studenti più scaramantici quel vaso, probabilmente, non lo vedranno mai.

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