Cultura Bologna Lunedì 8 luglio 2019

Museo di Palazzo Poggi a Bologna, mostre e visite guidate alla scoperta dell'Arte Orientale

Lanterne
© Cristina Torriano

Bologna - Il Museo di Palazzo Poggi  di Bologna ha la rarissima capacità di catturare l’interesse delle più disparate tipologie di visitatore. In virtù di una logica espositiva quasi enciclopedica, sono tantissime le storie raccontate, i percorsi da seguire e le possibili interpretazioni.

C’è la passione per le scienze naturali di Ulisse Aldrovandi e il suo instancabile collezionismo, gli affreschi di Pellegrino Tibaldi e Prospero Fontana, le cere anatomiche di Anna Morandi Manzolini, le camere dedicate a nautica, cartografia, architettura militare e tanto altro. Non è un caso che in questa realtà così eterogenea ci si imbatta anche nella Sala d’Arte Orientale. Il luogo in cui sono esposte opere d’arte dell’Asia Orientale provenienti dalle collezioni della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna e dal Centro Studi d’Arte Orientale.

Tutta la sensibilità artistica dei maggiori artisti giapponesi, per lo più del XIX secolo, è qui espressa attraverso la tecnica xilografica, importata dalla Cina nel XVII secolo. Ci sono le stampe del periodo Ukiyo-e (immagini dal mondo fluttuante), quelle teatrali di Osaka e quelle pedagogico-didattiche dedicate all’infanzia. Un gusto estetico inconfondibile e uno slancio creativo straripante che si riflettono anche sugli oggetti di uso quotidiano come lacche, tessuti, cloisonnè e bronzi. Si tratta di un’esperienza di scoperta che cambia continuamente, perché la Sala è soggetta alla rotazione delle esposizioni ogni quattro mesi. 

Si parte a ottobre con una mostra rigorosamente tematica e si prosegue a febbraio e giugno con esposizioni più libere. Negli ultimi anni, i visitatori del museo hanno potuto assistere a Kodomo no Sekai. Il mondo dell’infanzia nell’arte giapponese nel 2015, Immagini di Natura nel 2016, la mostra dedicata a Utagawa Kunisada e all’Ukyio -e tra 2017 e 2018, un’occasione imperdibile che ha chiamato a raccolta numerosi appassionati, e Utagawa Yoshiiku. Creatività e ricchezza cromatica alla fine di un’era che è partita l’ottobre scorso e si è chiusa a febbraio 2019.

Insomma, un progetto espositivo che passo dopo passo prova a restituirci l’essenza di una cultura che – suonerà come un cliché – ha sempre molto da dirci.

L’ultimo giro di giostra con la nuova esposizione della Sala d’Arte Orientale è iniziato il 18 giugno e ha portato con sé un’opera di un’importanza unica: gli Otto immortali taoisti, un dipinto appena restaurato in inchiostro e colori su seta di Kano Tanshin Morimichi (1785-1835). L’autore è il padre fondatore di una delle scuole pittoriche più longeve e influenti dell’arte mondiale e ci regala questo grande rotolo verticale sul quale è raffigurato un soggetto molto caro alla tradizione orientale: gli otto immortali, un gruppo di xian (santi) della mitologia cinese, ognuno dotato di un potere speciale che può essere adoperato per combattere il male o creare la vita.

Dallo sfondo suggestivo in cui sembrano fluttuare, alla postura e l’espressività, gli Otto immortali di Morimichi rappresentano un capolavoro che non può non essere fruito dal vivo. Per questo il Museo di Palazzo Poggi ha pensato bene di proporre una serie di visite guidate in compagnia del docente Giovanni Peternolli e di Alessandro Guidi per favorire la conoscenza approfondita di questa e delle altre opere esposte. La ghiotta occasione di godersi una piccola full immersion in una realtà lontana.

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