Centro Monte Adone a Bologna: polo di recupero per leoni, scimpanzé, tigri, lupi e animali abbandonati

Centro Monte Adone a Bologna: polo di recupero per leoni, scimpanzé, tigri, lupi e animali abbandonati

Cultura Bologna Lunedì 22 luglio 2019

© G. Leray/www.centrotutelafauna
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Bologna - Che ci fanno dei leoni a Monte Adone? Le prime domande a sorgere spontanee sono (quasi) sempre le più banali, ma spesso sono anche quelle che richiedono spiegazioni articolate. Di solito chi risponde fa un respiro profondo, inclina la testa di lato e inizia con un bel: «Dunque...». 

Il Centro tutela e ricerca fauna esotica e selvatica di Monte Adone è un'Associazione di volontariato Onlus fondata da Mirca Negrini e Rudi Berti nel 1989 (in effetti l'Associazione è nata poco dopo, nel '93). Il suo scopo iniziale era quello di soccorrere e riabilitare gli animali selvatici dell'Appennino, che in un territorio sempre più antropizzato si trovavano spesso in pericolo. Poi, nel novembre di quello stesso anno, arriva il primo cucciolo di leone. In quel periodo infatti andavano di moda le foto in spiaggia con i leoncini che, terminata la stagione, finivano abbandonati o uccisi. Mirca e Rudi mettono allora a disposizione gli spazi del Centro e inizia così la loro avventura, che continua ancora oggi.

La mission del Centro è restituire agli animali il rispetto e la dignità che sono loro dovuti, ma che troppo spesso l'uomo gli toglie a causa del suo egoismo, che risponde al nome di: divertimento, status symbol, eccentricità. Per quanto riguarda la fauna selvatica, come cervi, daini, ricci, etc., l'intervento che viene fatto è quello di recupero. Poiché molto spesso si tratta di animali feriti, la raccomandazione è quasi sempre quella di non toccarli (fanno eccezione, ad esempio, i piccoli ricci o gli uccelli feriti, che è bene comunque raccogliere e mettere dentro una scatola) e di chiamare il Centro – sul sito si trovano tutti i numeri utili –, che interviene con il mezzo più adeguato e li trasporta all'interno delle sue strutture. Nel caso di piccoli animali è prevista la collaborazione dei cittadini che, dopo aver preso accordi telefonici con il Centro, possono recapitarli direttamente lì, dove ricevono le cure di cui hanno bisogno e, trascorso un periodo di riabilitazione, vengono liberati nel luogo dove erano stati trovati.

Per quanto riguarda invece la fauna esotica, il discorso è un po' diverso. Si tratta di animali sequestrati dalle autorità in seguito a detenzione illecita, mantenimento in condizioni non idonee e compravendita illegale. Nel 1992 infatti l'Italia ha aderito al cosiddetto Cites (Convention on International Trade in Endangered Species of wild fauna and flora), «un accordo internazionale tra Stati che ha lo scopo di proteggere piante ed animali a rischio di estinzione, regolando e monitorando il loro commercio, ovvero esportazione, riesportazione e importazione di animali vivi e morti, di piante, nonché di parti e derivati» (www.mise.gov.it). Il Cites ha regolamentato un mondo di fatto in preda all'anarchia e la conseguenza è stata che moltissimi animali esotici sono stati sequestrati. Il Centro di Monte Adone ha stipulato una convenzione con il ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare – oltre a quello già attivo con la Regione Emilia Romagna per la fauna selvatica della provincia di Bologna – per il recupero e la cura 24 h su 24.

E così scimpanzé, leoni, tigri, procioni, vari tipi di primati, alpaca ed emù si trovano oggi al Centro, e lì probabilmente rimarranno finché vivono. Il reinserimento nel loro habitat originario è infatti praticamente impossibile: si tratta di animali cresciuti, e a volte nati, in cattività e che quindi non hanno ricevuto le cure parentali necessarie a vivere con i loro simili. Hanno avuto un imprinting umano che, anche se non irreversibile, risulta comunque molto difficile da cancellare: spesso faticano anche a riconoscere la loro identità di animali selvatici. Per impedire ulteriori nascite in cattività, la politica del Centro è quella di evitare la procreazione attraverso la vasectomia e l'uso di contraccettivi. 

Il Centro vive grazie al lavoro intenso e gratificante dei volontari, ai quali viene richiesto un training iniziale di 20 giorni in loco, dove hanno vitto e alloggio garantiti. È inoltre possibile svolgere tirocini formativi o tesi di laurea, naturalmente in accordo con le tempistiche e le disponibilità del Centro. Vengono attivati anche dei progetti per il Servizio Civile Nazionale e delle collaborazioni con dei professionisti – come i veterinari e gli etologi – per i compiti più “tecnici”.

Il Centro non è pensato per le visite del pubblico, alle quali tuttavia negli anni si è aperto per mostrare le attività svolte al suo interno, preziose per le comunità locali ma non solo. È possibile visitarlo soltanto nei weekend, con un itinerario guidato che dura circa tre ore. Per non turbare troppo gli animali, che hanno un vissuto difficile e che subiscono un ulteriore stress con l'andirivieni delle persone, le visite vengono fatte in piccoli gruppi. La prenotazione è obbligatoria ai numeri indicati sul sito, ma i posti per l'estate sono ormai esauriti. All'interno del Centro non è permesso fare foto, sia perché si tratta di animali sotto sequestro, sia perché diffondendole sui social media si rischierebbe di trasmettere il messaggio sbagliato: non si tratta di uno zoo, ma di un posto dove si cerca di far vivere dignitosamente animali a cui molto è già stato tolto in maniera permanente. È bene precisare che in molti casi le condizioni di vita degli animali all'interno delle strutture zoologiche non sono pessime, anzi. Tuttavia, a differenziare il Centro da uno zoo è la loro natura: un'Associazione di volontariato nel primo caso, un'attività commerciale nel secondo, che quindi necessita di un biglietto di entrata.

Per chi comunque avesse voglia di fare un giro da quelle parti, sperando magari di sentire in lontananza il ruggito di un leone, consiglio la salita a Monte Adone. Da lassù la vista è splendida, anche se di questi tempi parecchio assolata. Oltretutto è una delle tappe fondamentali della Via degli Dei, il percorso escursionistico che collega Bologna e Firenze attraverso gli Appennini.

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