La Cascata di Moraduccio, il Paradiso Terrestre vicino a Bologna

La Cascata di Moraduccio, il Paradiso Terrestre vicino a Bologna

Cultura Bologna Giovedì 20 giugno 2019

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Attenzione! In tutto il territorio dell´Emilia-Romagna non esistono acque interne individuate come acque destinate alla balneazione: sui fiumi e laghi della Regione non viene effettuato il monitoraggio per la tutela della salute dei bagnanti, come riporta il sito di Arpae.

Bologna - Partendo da Bologna si viaggia in macchina per circa un’ora e mezza, si va verso Imola per la Via Emilia e poi rotta su Fiorenzuola, al confine tra Emilia Romagna e Toscana e poco oltre.
Siamo nella Valle del Santerno, che prende il nome dal fiume che scava e impreziosisce questa specifica porzione di mondo. Si attraversano i comuni della zona, Fontanelice e Castel del Rio per esempio, tanto piccoli, quanto silenziosi e vagamente romantici.

Il panorama che si vede oltre il finestrino nella parte finale del viaggio anticipa quello che sarà, una volta giunti a destinazione: colline, rocce, tanto verde e scorci di fiume che si intravedono tra le fronde degli alberi e il ferro dei guard rail. Hai già voglia di tuffarti perché sai che manca poco.

C’è un ampio parcheggio a 200 metri dall’inizio del percorso a piedi, di fronte a un bar ristorante in cui è possibile comprare tutto quello che avete dimenticato di prendere in città, oppure si può parcheggiare su uno spiazzo al lato della strada proprio a due passi dal punto in cui bisogna necessariamente lasciare le macchine. Imbracciare gli zaini e cominciare a scendere verso la cascata.

Di qui in poi non ci sono bidoni, a volte lungo il percorso si trovano piccoli cumuli di rifiuti. Tutti ordinatamente accatastati in un angolo, ma comunque brutti da vedere: ci sentiremmo di consigliare di caricarli in macchina e cercare appositi raccoglitori sul viaggio di ritorno.

Più si scende, più il rumore dell’acqua che cade si fa nitido, si svolta l’angolo ed eccola là, come un quadro di Constable, tridimensionale e in movimento. La cascata, in tutta la sua bellezza, non smette mai di rifornire la piscina naturale che col tempo è andata formandosi sotto di essa.
L’acqua è limpida come poche: è possibile vedere i pesci anche a cinque metri di distanza. Da una parte c’è il costone tutto di rocce e vegetazione sparsa qua e là, cespugli rigogliosi e fiori gialli. Dall’altra c’è la riva abbastanza ampia fatta di sassi e zone d’ombra per via degli alberi che la circondano. Diciamo che è tutta natura incontaminata. Se ti metti d’impegno per cercare un qualche tipo di elemento artificiale, vedi solo un traliccio in lontananza e il ponte dal quale tutti si fermano per scattare una foto. Ma questo possiamo concederlo.

La gente comincia ad arrivare per lo più in tarda mattinata e vi resta tutto il pomeriggio anche fino a sera, finché le montagne permettono al sole di affacciarsi su quest’area.
Molte persone si stendono e si abbronzano sugli scogli levigati, altre restano all’ombra con qualcosa di fresco o con un libro.

Regnano pace e tranquillità, c’è il suono dell’acqua, il cinguettio degli uccelli di passaggio e le voci degli altri bagnanti. Il rumore del traffico, per esempio, è solo un lontano ricordo.
Se poi ti fermi fino a tarda sera, quando il sole si spegne definitivamente e si accendono le stelle, il silenzio è pressoché totale. La vegetazione tutt’intorno si riempie di lucciole. Sono tantissime e regalano uno spettacolo unico.

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