Cultura Bologna Lunedì 3 giugno 2019

Gianluca Morozzi: «Bologna è uno scenario pieno di sorprese». Tra romanzi, noir e comicità

© Chiara Ferrari

Bologna - Gianluca Morozzi, classe 1971, è nato e cresciuto a Bologna, dove vive tuttora tra bar dall'aria familiare e murales. È autore di 31 romanzi e 280 racconti, tutti scritti negli ultimi 18 anni.

«Ho esordito nel 2001 con Despero, pubblicato da Fernandel – racconta –, ma la svolta di carriera è arrivata nel 2004 con Blackout, edito per Guanda, dal quale è stato tratto anche un film [Blackout, uscito nel 2007 negli USA per la regia di Rigoberto Castaneda, ndr]. Da allora ho alternato vari generi, dal noir al comico, per diversi editori: grossi, piccoli, esordienti, enormi. Oltre a questo, da un paio d'anni tengo anche dei corsi di scrittura creativa».

Se non sbaglio il tuo percorso di studi era iniziato con Giurisprudenza, giusto?
«Sì, ho fatto dieci anni di Giurisprudenza senza motivo, se non tergiversare. Dovevo riuscire a pubblicare un romanzo facendomi mantenere dai miei, e quindi ho tirato in lungo il più possibile e ce l'ho fatta! Non mi sono laureato infatti, mancavano due esami e li ho evitati».

Trentuno romanzi sono tanti, hai una penna molto prolifica...
«Le idee non mancano mai e il tempo di scrivere, facendo solo questo, nemmeno. I blocchi dello scrittore sono durati al massimo una settimana: finché va così non resterò senza materiale da pubblicare».

Ma parliamo di Bologna: com'è la sua presenza nei tuoi romanzi?
«È costante, Bologna è uno scenario duttile: facile da usare e adattabile a generi differenti. Si presta bene sia a romanzi noir, gialli, tenebrosi; sia a scrivere cose rock, divertenti e comiche; sia a temi un po' surreali. Qualunque cosa tu scriva, ci sta bene. Nel mio ultimo romanzo a Bologna c'è Dracula, e ci sta benissimo perché è un posto molto vampiresco: scopriremo angoli della città collegati a elementi esoterici, misteriosi e strani».

Se ti dovessero chiedere dei posti da non perdere a Bologna, quali diresti?
«Sicuramente la Rocchetta Mattei, che è uno dei luoghi più assurdi del mondo! In città farei vedere le Sette Chiese [Santo Stefano, ndr], di epoca diversa e una dentro l'altra. Oppure il classico contrasto bolognese di San Domenico, che secondo me è la chiesa più bella di Bologna, dove un tempo c'era la Santa Inquisizione, e quindi torturavano la gente. Poi ci sono anche delle cose nascoste in piena vista che nessuno vede mai, però sono lì. Ci sono delle targhe in centro poste circa a 2 m d'altezza, quindi visibilissime, che segnalano la presenza di quattro croci che formavano un mistico circuito che difendeva la città. Ma da cosa? Fai un po' di ricerche e non c'è nulla sull'argomento. Bologna è piena di grandi misteri: c'è una necropoli del I secolo d.C., scoperta durante gli scavi fuori dalla stazione, dove hanno trovato scheletri letteralmente inchiodati perché non potessero scappare. Ci sono tanti segreti, e questo diventa molto divertente per me».

Quindi anche girando per la città ti capita di trovare ispirazione?
«La città regala spunti costantemente, perché è piena di cose, di sorprese strane; fatti anche  minimi, però molto interessanti da scoprire».

Parlaci un po' del tuo ultimo romanzo.
Si intitola Dracula ed io ed è uscito per Tea. Nel libro immagino che Dracula venga a Bologna una volta ogni secolo per una partita a scacchi con un semi immortale. All'ennesima sfida, ai giorni nostri, al posto del suo rivale trova una scatolina contenente degli occhi con incise le parole I Am, Io sono, e capisce che si tratta di una sfida. Nella mia carriera ho sempre alternato romanzi truculenti e noir a romanzi comici; stavolta volevo abbinare le due cose, far vedere che possono star bene senza stonare».

Da dove ti viene questa vena un po' noir, e un po' macabra?
«Da adolescente ho letto Stephen King e visto molti film dell'orrore. E poi... meglio sulla pagina che nella vita! Le idee macabre vengono spontaneamente, basta riuscire a renderle credibili, non troppo d'effetto, non splatter, ma fare in modo che siano efficaci e originali».

Hai già qualcos'altro nel cassetto?
«Subito dopo Dracula ed io è uscito Bologna in fiamme: la storia di due bizzarri personaggi che devono collaborare per sfuggire a un serial killer che colpisce nel mondo di un famoso regista. Sono una strana coppia: un omosessuale di successo, che lavora con il regista, e un supplente di italiano, grassoccio, pelato, brutto, non omofobo ma nemmeno a suo agio con i gay. I due erano compagni di classe e non si sopportavano, ma ora si ritrovano a dover scappare da un'orrenda rete di delitti».

Suoni anche in una band, è una passione parallela alla scrittura?
«Sì, ma è una passione frustrata, visto che sono un po' scarso! È una cosa che so fare pochissimo, ma mi piace. Peccato, sarebbe divertente suonare in modo decoroso, ma sono un cagnaccio orrendo e lo accetto!»

L'altra grande passione è il Bologna, giusto? Che si è salvato anche quest'anno!
«Salvato alla grandissima! Si è stra salvato, anzi, peccato che sia finito il campionato, ci stavamo divertendo adesso! È stato un anno a due facce, ma alla fine è stato bello così: molto più bello che in altri anni tranquilli ma noiosi».

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