Outdoor Bologna Mercoledì 27 marzo 2019

Rocchetta Mattei, il castello da fiaba vicino a Bologna

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Bologna - C’era una volta un uomo che aveva costruito un castello da fiaba in cui accoglierele persone malate, che curava con una terapia alternativa basata su elementi vegetali e fluidi elettrici. Purtroppo con la fine della sua vita è svanito anche quel sogno, rovinato insieme all’edificio che ne era stato testimone. Oggi, a più di cento anni dalla sua scomparsa, è possibile visitare il castello e restare ammaliati dal fascino della sua storia.

Cesare Mattei

Nasce a Bologna l’11 gennaio 1809 da Luigi Mattei e Teresa Montignani, appartenenti alla borghesia felsinea. Compie studi classici e giuridici, entra in contatto con i maggiori intellettuali dell’epoca e si appassiona alla medicina, in particolare a quelle greca (Galeno,Ippocrate) e cinese. Nel 1837 è uno dei cento fondatori della Cassa di Risparmio di Bologna. Nel 1844 la madre muore, dopo una lunga malattia che le aveva provocato grande dolore. Mattei, colpito duramente, incolpa  la medicina classica che non solo non l’aveva guarita, ma non aveva nemmeno alleviato le sue sofferenze. Forte di quella motivazione, approfondisce ulteriormente un nuovo tipo di medicina, scoperta proprio in quegli anni da un medico tedesco: l’omeopatia. A quella recente disciplina unisce fondamenti di fitoterapia, magnetismo e alchimia. Per proseguire le sue ricerche e poter finalmente aiutare le persone malate, Mattei, che nel frattempo aveva ricevuto il titolo di conte, acquista nel 1850 un terreno nei pressi di Riola. Nel punto in cui sorgevano le rovine dell’antica Rocchetta di Savignano, appartenuta pare a Matilde di Canossa, fa costruire quella che lui stesso battezza Rocchetta, la cui prima pietra viene posata nel 1859.

 La Rocchetta

L’uomo si stabilisce da subito nell’edificio, che viene eretto secondo le sue direttive e rimanda in modo esplicito all’architettura moresca, dalla quale era particolarmente affascinato. Ad esempio, il Cortile dei Leoni cita direttamente l’Alhambra di Granada e il soffitto della Cappella, nella quale è custodita la tomba di Mattei, colpisce per i suoi giochi prospettici che ricalcano gli archi della Grande Moschea di Cordoba.

Nonostante una stanza creata apposta per festeggiare i novant’anni – la Sala dei Novanta, nella quale oggi si trova la reception –, il conte muore nel 1896, quando ne ha solo 77. Tra l’altro, il sistema di ponti levatoi che aveva posto “a guardia” della sua camera – negli ulltimi anni Mattei era diventato particolarmente paranoico – causa un ritardo di tre giorni nel ritrovamento del corpo.

La Rocchetta rimane per qualche tempo senza padrone perché l’erede Mario Venturoli, figlio adottivo e amministratore, era stato allontanato. Mattei, ossessionato dall’idea di venire derubato delle sue preziose formule, aveva infatti cacciato sia lui che la moglie, sospettata di avergli avvelenato il caffè. Nel 1906 Venturoli riesce finalmente a riscuotere l’eredità e a riportare il corpo di Mattei nel castello, dove lui stesso aveva disposto di essere sepellito. È sempre l’erede ad aggiungere le decorazioni liberty, stile decorativo molto in voga in quel periodo.

Dopo gli anni dell’occupazione nazista, durante i quali una squadra delle SS ha usato la Rocchetta come quartier generale, saccheggiando e devastando quello che trovava, il castello viene acquistato da un commerciante di Riola, tale Primo Stefanelli detto Il Mercantone. Per cercare di far fruttare il suo investimento l’uomo aggiunge finte prigioni e pozzi; adatta inoltre uno degli edifici satelliti, un tempo usati come alloggi per i pazienti, ad albergo e ristorante.

Finalmente nel 2005, dopo anni di abbandono, la Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna acquista l’edificio e inizia gli impegnativi lavori di restauro, che portano alla riapertura al pubblico nel 2015. Oggi la parte visitabile è circa il 60% ed è la sezione “pubblica” del castello, nella quale Mattei riceveva, visitava e ospitava i suoi pazienti. Per quella privata, dove il conte viveva, bisognerà attendere altri fondi.

L’elettromeopatia

La Rocchetta è l’incarnazione del percorso di guarigione che doveva affrontare chi si sottoponeva alla terapia. I pazienti venivano accolti da un ippogrifo, tuttora posto a guardia della scalinata in pietra dell’ingresso, e, dopo aver percorso il viaggio dalla malattia alla guarigione, arrivavano finalmente nella sala dove c’era Mattei. In realtà il conte era celato dietro una spessa tenda di velluto: un abile “trucchetto” che permetteva all’uomo di visitare senza essere visto. La cosa creava una certa suggestione, aumentata anche dalle pareti insonorizzate con coni di cartapesta, e soprattutto salvaguardava Mattei, che non era un medico ma un avvocato, da eventuali accuse di pratica illecita della professione. Dopo aver ascoltato i sintomi, l’uomo prescriveva una cura che si basava sull’elettromeopatia, disciplina da lui inventata e scomparsa con la sua morte (in realtà la produzione di articoli continua fino al 1968, ma gli scritti del conte con i procedimenti precisi sono andati perduti). La terapia era costituita da granuli medicati, creati con piante spontanee e officinali dell’Appennino, uniti a particolari fluidi elettrificati. Questi ultimi dovevano ristabilire l’equilibrio tra la carica positiva e negativa del corpo. Secondo Mattei infatti, che si ispirava anche alle teorie umorali di Ippocrate, la malattia e di conseguenza la sofferenza erano causatate da uno squilibrio elettrico che doveva essere riportato a una situazione di neutralità. Oltre alle cure elargite all’interno della Rocchetta, Mattei spediva i suoi rimedi anche in giro per il mondo. Per avere un’idea della notorietà che raggiunse, basti pensare che nel 1874 aveva qualcosa come 107 depositi sparsi tra Europa, Stati Uniti, Haiti e Giappone.

Info utili

La Rocchetta è visitabile il sabato e la domenica soltanto su prenotazione dal sito. Il biglietto include la guida, indispensabile per muoversi in totale sicurezza e immergersi totalmente nella sua suggestiva atmosfera. Vengono inoltre organizzate delle giornate di apertura gratuita, il cui calendario è consultabile sempre sul portale.

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