I Portici di Bologna candidati all'Unesco, tra storia e curiosità

I Portici di Bologna candidati all'Unesco, tra storia e curiosità

Cultura Bologna Lunedì 25 marzo 2019

Bologna - Sono cinquantatre i chilometri di portici che custodiscono e raccontano un pezzo importante del passato e del presente di Bologna. Tra le vie del centro e le zone fuori porta, nessuna città al mondo può vantare un’estensione simile. E adesso, freschi di candidatura a Patrimonio dell’Umanità Unesco, i portici si apprestano a ricevere il definitivo riconoscimento del loro valore architettonico e culturale.

Nascono in maniera quasi spontanea: le prime testimonianze risalgono all’Alto Medioevo quando, in seguito all’aumento delle cubature di alcune abitazioni, cominciarono a fare capolino sulle strade i cosiddetti sporti, sporgenze che col tempo avrebbero necessitato di colonne di sostegno. Da subito, hanno mostrato la loro utilità in termini di urbanistica: artigiani e commercianti avevano più spazio a disposizione, gli inquilini dei pianterreni potevano godere di migliori condizioni igieniche e i cittadini vi trovavano rifugio in caso di maltempo. Sarà anche questa una delle qualità che Johann Wolfgang von Goethe non mancherà di mettere in risalto quando parlerà di Bologna nel suo celebre Viaggio in Italia. Negli anni successivi, la popolazione di Bologna è cresciuta sia per le migrazioni dalle campagne, sia per la presenza di quel potente polo d’attrazione per dotti e studenti che è l’Università, e i portici hanno cominciato a moltiplicarsi.

Da qui in poi, sarà possibile riconoscere nella loro fisionomia e nel loro sviluppo tutti i passaggi fondamentali della storia dell’evoluzione umana: si possono distinguere infatti, portici medievali come Casa Isolani in stile romanico-gotico e portici rinascimentali come quello noto ai più come Portico dei Bastardini in Via d’Azeglio, in prossimità dell’edificio che fino al 1797 ha ospitato l’orfanotrofio della città.
Rimanendo in centro, suscita enorme interesse il Portico del Pavaglione tra Piazza Luigi Galvani e l’Archiginnasio, mentre è curioso constatare la differenza tra il portico di Via Senzanome, largo 95 centimetri e quello molto più ampio che conduce i passanti nella Basilica di Santa Maria dei Servi. Rispettivamente il più stretto e il più largo della città.

Volgendo lo sguardo fuori dal centro storico, è impossibile non soffermarsi sul Portico di San Luca che collega Porta Saragozza alla cima del Colle della Guardia, dove si erge appunto il Santuario della Madonna di San Luca. Quasi quattro chilometri di estensione lo rendono il portico più lungo del mondo oltre che una meta molto ambita dai fedeli e dai turisti più in forma.

Storia della città e aneddotica dei cittadini. Per i bolognesi l’ambientazione è sempre la stessa. I portici restano luogo d’incontri, d’interscambio umano e culturale e modelli di una straordinaria tipologia architettonica. Ed è proprio sulla valorizzazione di questi aspetti che sarà incentrato il dossier al quale sta lavorando il gruppo tecnico della giunta Merola coadiuvato dalla Links Foundation. Una versione preliminare del dossier sarà inviata al Mibac (Ministero per i beni e le attività culturali) nel settembre del 2019 e di lì al Consiglio di Parigi. Poi si attenderà la visita degli ispettori nell’autunno 2020 e il responso finale del Consiglio Internazionale dei Monumenti e dei Siti di Parigi (Icomos) nel 2021.

Nel frattempo, lapagina Facebook del Comune di Bologna ha reso disponibile il logo creato per l’occasione per personalizzare l’immagine del profilo di ogni utente. Un modo in più per sostenere la candidatura e continuare a celebrare uno dei fiori all’occhiello della cultura bolognese e italiana.

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